Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)

Alla fine dell'articolo 
sono elencati i titoli
degli articoli precedenti 
con link per essere letti 
 

"La mia vecchia Maremma ebbe contrasti
e pure nelle ottave ben s’intenda;
ve li propongo, sperando che basti
e lo sviluppo non li disattenda”.

Il ciocco

Il ceppo noi chiamiamo pure ciocco,

già cuore di un bell’albero tarlato,

il mio villano, che non era sciocco,

l’ha sempre conservato e poi bruciato.

 

Lui troneggiava, lì, sul focolare

e lentamente dava il suo calore,

era la combustione da apprezzare

e della terra si sentiva odore.

 

E’ stato istituzione di Natale

e nelle veglie fu caldo compagno,

peccato era allora mandarlo a male

e utilizzato fu, come il fustagno.

 

Ogni famiglia poi lo conservava

per un agreste rito praticato,

perché il comune fuoco alimentava

per quell’Abate già santificato:

 

Il Sant’Antonio, detto protettore,

delle campagne insieme agli animali,

e a lui vi rivolgeste con ardore,

villani, di quei tempi mai banali.

 

Il sedici del mese primo l’anno

i ciocchi nella piazza eran bruciati

nella catasta, che fu contro il danno

ed all’Abate Santo consacrati.

 

E fu una grande veglia collettiva

intorno al grande fuoco alimentato

da quella fede, che era così viva

nel rito che era tanto praticato.

 

La festa che seguiva il dì seguente

fu propria alla cultura contadina

e fu raduno allor di tante gente

con gli animali, già dalla mattina,

 

avanti nella piazza della chiesa,

e si aspettava la benedizione

data dal prete ed era tanto attesa

perché donasse il Santo protezione

 

per i campi, per le bestie e pei villani,

e, per semplificare, il mondo agreste,

quello che unì tante callose mani

nei riti praticati e nelle feste.

 

Nella comunità la condizione

viveva di un rapporto solidale,

non sembri letteraria riflessione,

ma comprendeva pure l’animale,

 

che nel lavoro fu compagno amico

e sacrificio estremo consumato,

quando col corpo in un rito antico

fu vittima nell’essere mangiato

 

per la necessità, norma di vita,

che d’alimenti vuol consumazione,

ma per ragione va pur concepita

con esseri viventi in comunione.

 

Ricordo nella piazza il grande fuoco

con uomini e animali stretti intorno;

la festa ricordata di quel giorno

trovò falso nel tempo il suo ritorno.

 

Si ripropone stanco il Carnevale,

essendo suo principio in tale data

ma si presenta ormai così banale

nell’essere occasione sorpassata.

 

Gli struffoli col vino per l’Abate

non hanno quel vecchio buon sapore,

mentre quelle ore son dimenticate

del sacro fuoco non c’è più calore.

 

Quel ciocco si spegneva lentamente

ma prima di morir veniva preso,

perché niente sprecava la mia gente

e in casa rimaneva ancora acceso.

 

Io devo fare dunque riflessione

su quello che fu il senso del sociale,

quando la povertà fu comunione

vissuta con cultura, già rurale.

 

Se l’egoismo è detto male antico

ed al progresso edifica la base,

allora prevaleva il benedico

espresso nelle piazze e nelle case.

  

 

 

 

 

 

 

--------------------

La Maremma che fu, gli articoli precedenti


La Maremma che fu - Una cristiana abitudine (o dell’Anima)
La Maremma che fu - Il rito
La Maremma che fu - Una vendemmia bisestile
La Maremma che fu - Due ambulanti
La Maremma che fu - Il calendario contadino
La Maremma che fu - Un equivoco canzonettistico
La Maremma che fu - L’origine
La Maremma che fu - Il pecoraroLa Maremma che fu - La Trinità
La Maremma che fu - La villania

La Maremma che fu - Due poeti
La Maremma che fu - L’iniziazione
La Maremma che fu - Fotografia
La Maremma che fu - Bracciantato
La Maremma che fu - Una porchetta infelice
La Maremma che fu - Il confine
La Maremma che fu - Questua*
La Maremma che fu - Lupo di macchia
La Maremma che fu - La lupa
La Maremma che fu - La fiera
La Maremma che fu - Al lavatoio II
La Maremma che fu - Serenata maremmana
La Maremma che fu - Dal barbiere
La Maremma che fu - Al forno
La Maremma che fu - Don Giustino
La Maremma che fu - Zazzerone
La Maremma che fu - Zooerastia
La Maremma che fu - Canto del soldato contadino
La Maremma che fu - In vino veritas?
La Maremma che fu - Verso Natale
La Maremma che fu - Il vecchio contadinoLa Maremma che fu - Nel pollaio
La Maremma che fu - Due pulcini devoti a Bacco
La Maremma che fu - Canto dello zappatore
La Maremma che fu - Ricordo di un maremmano calzolaio e ballerino di tango
La Maremma che fu - La festa nel podere
La Maremma che fu - Due quadrupedi
La Maremma che fu - Un maremmano calzolaio e attore
La Maremma che fu - Canto del buttero
La Maremma che fu - Al forno
La Maremma che fu - Fidanzamento contadino - Il dovere coniugale
La Maremma che fu - La vecchia bracciante
La Maremma che fu - La ferratura
La Maremma che fu - Il raccolto
La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*
La Maremma che fu - Canto del vecchio pecoraio
La Maremma che fu - Il somaro Zampacorta e il contadino Cambiasomaro
La Maremma che fu  -one od –ette
La Maremma che fu - La transumanza
La Maremma che fu - Buon appetito!
La Maremma che fu - In vino veritas
La Maremma che fu - Eroi di Maremma
La Maremma che fu - Terra amata
La Maremma che fu - Coito interrotto
La Maremma che fu - L'antica madre

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

chi è on line

Abbiamo 869 visitatori online

 

 I libri

di Mauro Galeotti

 

Cartonato - pag. 246 - euro 25,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it

Cartonato - pag. 808, a colori
da euro 120,00 a euro 80,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it