Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La Maremma che fu
(narrazione poesia contrasto poetico)

Alla fine dell'articolo 
sono elencati i titoli degli articoli precedenti 
con link per essere letti 
 
 

Al forno

Il forno si trovava in un angolo buio della via principale del paese e la fornaia, di nome Sofia, ma da tutti chiamata Sofì (troncamento di nomi tipico in Maremma) già, alle cinque del mattino, in ogni stagione e in mancanza dell’ora legale, era presente nel caldo luogo di cottura, non prima di aver bussato alle porte di casa delle massaie, che avevano preparato la prima cottura.

Infatti le cotture del sudato e prezioso pane arrivavano fino a mezzogiorno e per un numero di cinque infornate, Frasche e legna provvedevano al riscaldamento del forno che, con la sua apertura centrale, con la sua bocca, per primo assaporava il sapore delle belle pagnotte, preparate accuratamente la sera prima in casa.

Queste, ben lievitate, erano segnate in vari modi per non essere confuse, una linea o un segno geometrico fatti con il coltello, un cerchio fatto con il bordo di un bicchiere, un pizzicotto sulle superfici della pasta, che creava come una piccola vela e così di seguito. Insomma non mancava l’inventiva alle nostre massaie maremmane. Il marito di Sofia si chiamava Domenico, detto Meco, e la famiglia si completò con la nascita di una figlia, prima che fosse richiamato per la guerra.

Al ritorno si malignò che il povero Meco non funzionava più a causa di aver respirato del gas, che aveva compromesso irrimediabilmente l’erezione dell’affare. Motivo questo di una sola figlia, quando i componenti le famiglie erano numerosi.

Una mattina, all’ora della seconda cottura, dopo aver sfornato le pagnotte, ci fu un gran trambusto tra le donne e una di esse, di nome Antonia, ma da tutti detta Tota, incominciò a reclamare, affermando che nel conto mancava una pagnotta, rigorosamente segnata, e si rivolse alla fornaia dicendo che le sue pagnotte erano state infornate nel numero di cinque (quanti erano i suoi figli) ma erano quattro, Pertanto esigeva di essere risarcita, La fornaia, dal canto suo, affermava che non poteva costatare l’infornata di ognuna.

Ben presto la lite degenerò con offese e improperi e poco mancò che si venisse alle mani, se le altre comari non fossero intervenute a calmare gli animi. Comunque Serafina diffidò l’altra dall’andare al forno e questa, indispettita e innervosita, se ne andò non prima di aver affermato: “Cara la mia comare, la matematica non è un’opinione ed io ho la certezza delle mie cinque pagnotte. Voi, invece, sapete contare fino a uno/una, e vostro marito, per certo, non vi aiuta a far di conto, perché il suo sfilatino non lievita e la vostra ciambella con il buco non può essere cotta”.

Dovette intervenire la guardia comunale e la cosa finì in Pretura, ove il caso fu archiviato per evidente mancanza dei corpi del reato, cioè pagnotta sfilatino e ciambella con il buco.

Questo accadde nella Maremma che fu. 

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La Maremma che fu, gli articoli precedenti

La Maremma che fu - Don Giustino

La Maremma che fu - Zazzerone

La Maremma che fu - Zooerastia

La Maremma che fu - Canto del soldato contadino

La Maremma che fu - In vino veritas?

La Maremma che fu - Verso Natale

La Maremma che fu - Il vecchio contadino

La Maremma che fu - Nel pollaio

La Maremma che fu - Due pulcini devoti a Bacco

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La Maremma che fu - Un maremmano calzolaio e attore

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La Maremma che fu - Al forno

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La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*

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La Maremma che fu - Buon appetito!

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La Maremma che fu - Eroi di Maremma

La Maremma che fu - Terra amata

La Maremma che fu - Coito interrotto

La Maremma che fu - L'antica madre

 

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