

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Maremma che fu
(Narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo
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Zooerastia
La parola è di derivazione greca col significato “provare amore o desiderio per gli animali”, viene usata spesso con il generico termine di zoofilia.
Viene ipotizzata e citata in vari contesti culturali e particolarmente nella mitologia greca. In questo caso portiamo ad esempio Zeus, che si unì più volte a donne mortali o ninfe sotto forma di animale.
Dalla premessa classica passiamo al raccontino, nella considerazione che nell’ambiente contadino e pastorale tale tendenza era praticata per ovvie ragioni di “astinenza”, particolarmente nell’adolescenza.
Basterebbe pensare ai lunghi periodi di assenza da casa e alle lunghe giornate trascorse in compagnia delle greggi. Quindi una pratica non generalmente diffusa, ma occasionalmente praticata.
Ecco il fatto zoofilo.
Ferdinando, detto Nando, aveva trascorso la sua magra esistenza come capraio, una condizione sociale inferiore a quella del pecoraio, perché non c’era necessità di sborsare denaro per il pascolo. Infatti, è risaputo, che questi mammiferi ruminanti si cibano un po’ di tutto ciò che la natura può offrire e, così, il pascolo era quasi a costo zero.
Nando, fattosi vecchio, aveva venduto il gregge, ma a testimonianza del suo passato (il contadino-pastore è per natura conservatore) e per la disponibilità di un po’ di latte per la colazione, aveva conservato due capre, che teneva in un piccolo e scosceso pezzetto di terra chiamato Belvedere.
Tre giovani in quel paese della Maremma, Luigi, detto Figi, Alfonso, soprannominato Fofo, e Guglielmo, detto Memmo, seppero della cosa. Una sera, particolarmente infoiati, decisero di recarsi furtivamente al Belvedere e lì trovarono le capre al riposo.
Le svegliarono e si preparano per il gioco sessuale. C’era però l’inconveniente del numero, cioè due per tre, e la cosa fu risolta con la conta: la sfortuna di rimanere escluso dalla priorità colpì Fofo.
Gli altri due incominciarono così nella privilegiata operazione, contenti della loro fortuna. Fofo accese una sigaretta e poi, palesemente, incominciò a trastullarsi individualmente.
Al che Memmo: Alfo’ ma che fai, aspetta ancora un po’, non ti sarai mica innamorato e sei geloso!
In risposta: No, ma cerca di fare in fretta e di non essere troppo impulsivo. E’ così carina e gentile!
Anche questo accadde nella Maremma che fu.
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La Maremma che fu, gli articoli precedenti
La Maremma che fu - Canto del soldato contadino
La Maremma che fu - In vino veritas?
La Maremma che fu - Verso Natale
La Maremma che fu - Il vecchio contadino
La Maremma che fu - Nel pollaio
La Maremma che fu - Due pulcini devoti a Bacco
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La Maremma che fu - Ricordo di un maremmano calzolaio e ballerino di tango
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La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*
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