

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Maremma che fu
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo
sono elencati i titoli degli articoli precedenti
con link per essere letti
Ricordo di un maremmano calzolaio e ballerino di tango
Tra le persone conosciute nella mia fanciullezza, ce n’è una alla quale sono ancora affezionato. Era ciabattino, di nome Bernardino, (ma tanto per non cambiare) da tutti detto Bino (alla fine dovrò scrivere intorno all’uso dell’ipocoristico) e soprannominato Scemech/Schemek (deformazione dell’inglese schoemacher).

Si definiva orgogliosamente calzolaio ma, di fatto, non confezionò mai un paio di scarpe ex novo. Di statura media, tendente all’alto, aspetto normale ma con due occhi grandi e un po’ spiritati, da farli paragonare a due lampadine, capelli alla mascagna, sempre ben lucidi di brillantina spalmabile, scarpe rattoppate ma sistemate come Dio comanda, pantaloni sempre ben stirati, forse troppo perché lucidi per l’eccessivo uso e consumo, comportamento abbastanza semplice, se non ingenuo.
Ecco perché era soggetto agli scherzi e facezie di amici e conoscenti. Una volta gli murarono la porta della botteguccia e fu svegliato di buon mattino da due compaesane, che si recavano alla prima messa. Il poveraccio, abbastanza trasandato e preoccupato, corse verso il prezioso luogo di lavoro, Incominciò a inveire contro gli autori dell’esecrabile misfatto e, per il nervosismo, fumava continuamente le Alfa, sigarette economiche e dal forte tabacco, mentre doveva rispondere, spalancando gli occhi e farfugliando, unitamente a qualche maremmana bestemmia, alle curiosità della gente che, con l’alzarsi del sole, era sempre più numerosa.
Inviti ad abbattere la stramaledetta muratura o suggerimenti a non farlo, perché poteva esserci una bomba. Intervennero i carabinieri e la bottega fu riaperta, mentre al nostro artigiano non rimase che raccogliere faticosamente i calcinacci, insieme a decine di cicche, come vi fosse stata una gara tra fumatori.
Risparmio al lettore altri esempi di scherzi e di dispetti in proposito.
Tra le altre supposte virtù aveva quella di non disprezzare il vino, così era invitato spesso in bettola o in cantina, In quelle occasioni parlava volentieri di fantasiose avventure galanti. Fra le tante panzane, affermava di saper ballare il tango, meglio del famoso Rodolfo Valentino ma in un’occasione dimostrò il contrario, insomma si sputtanò (usando un colorito verbo dialettale). Una sera di carnevale fu malvolentieri ammesso a un festino casalingo, per le richieste di una sua cugina, che dovette minacciare di non andare nemmeno lei, se il parente non fosse stato invitato.
Nei festini di allora maturavano fidanzamenti e matrimoni, giacché le occasioni d’incontro erano ben poche. I genitori accompagnavano le figlie alla festa, perché da sole sarebbe stato sconveniente e, mangiando castagne o ceci abbrustoliti, accompagnati da qualche buon bicchiere di vino, conversavano tra di loro, mentre le leggiadre ragazze giravano al tempo di danza. (Ricordando queste cose mi sembra di trattare un’altra epoca, persa nel tempo!). Nell’occasione il nostro Bino si presentò tutto bardato e profumato, e con i capelli più lucidi delle scarpe. Voleva approfittare della serata per corteggiare e, forse fidanzarsi, con una ragazza che, come lui diceva, non lo faceva più dormire. Inoltre, data l’età maturotta, era ora di metter su famiglia.
Purtroppo le coppie erano già formate e l’aspirante fidanzato fu relegato nel cerchio dei genitori e dei nonni. Finalmente, dopo un po’ d’insistenze, la desiderata pulzella, più per compassione che per altro, si degnò di concedergli un ballo. Fu detto al fisarmonicista, che si esibiva nel suo compito con sedia sopra un tavolo affinché la musica si diffondesse meglio, di suonare un tango.
Le note si diffondevano nella stanza, bardata a festa con corone di carta velina e qualche lampioncino, sempre di carta. Bino, emozionatissimo, incominciò a ballare, esibendosi in strane figure, piroette, giri trottole, passi semplici e contromano. La ballerina non riusciva a seguirlo, le altre coppie si fermarono, ché lo spettacolo era da non perdere, i nonni e i padri cessarono di mangiar castagne e bere vino. Insomma i due erano i padroni della sala, mentre il fisarmonicista era impegnato in virtuosismi musicali tali da complicare la situazione.
Poi accadde l’irreparabile: in una figura più impegnativa delle altre, le gambe della ballerina furono di ostacolo a quelle del nostro Rodolfo Valentino, che inciampò e scivolò rovinosamente per terra, trascinando con sé la ragazza.
Risata generale! Un padre: “ Ma che Rodolfo Valentino, o Bino, tu sei Rodolfo Cascarino”, Il poveraccio, bianco come uno straccio lavato e con gli occhi tipo lampadine, salutò frettolosamente dicendo che doveva ritirarsi presto, perché il giorno dopo doveva consegnare un paio di scarpe e il lavoro era un po’ in ritardo. Un altro padre commento: “Beh, la figura la fatta, ma di m…..”
Lo sfortunato ballerino, come in conseguenza di uno shock, riuscì a malapena a trovare la porta di casa. La madre, sentitolo arrivare, si alzò e vedendolo in quello stato pietoso, domandò se avesse avuto qualche malore, ma il figlio rispose: “O ma’, sono venuto via prima, ché non era nel mio ambiente; inoltre il fisarmonicista era un somaro da soma ragliante, altro che note del tango!”.
Il giorno successivo la bottega, meglio il bugigattolo, restò chiusa e la gente commentava: “Bino ieri sera è andato a ballare, avrà fatto tardi, si sarà stancato e oggi si riposa”.
Cose che potevano accadere nella Maremma che fu, quando i calzolai pretendevano di imitare Rodolfo Valentino.
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La Maremma che fu, gli articoli precedenti
La Maremma che fu: La festa nel podere
La Maremma che fu - Due quadrupedi
La Maremma che fu - Un maremmano calzolaio e attore
La Maremma che fu - Canto del buttero
La Maremma che fu - Fidanzamento contadino - Il dovere coniugale
La Maremma che fu - La vecchia bracciante
La Maremma che fu - La ferratura
La Maremma che fu - Il raccolto
La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*
La Maremma che fu - Canto del vecchio pecoraio
La Maremma che fu: Il somaro Zampacorta e il contadino Cambiasomaro
La Maremma che fu -one od –ette
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La Maremma che fu - Eroi di Maremma
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