Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La Maremma che fu
(narrazione poesia contrasto poetico)

Alla fine dell'articolo 
sono elencati i titoli degli articoli precedenti 
con link per essere letti 

La festa nel podere

La trebbia aveva spento il suo motore

nell’aia sotto il sole, a mezzogiorno,

mentre pian piano, l’ultimo vapore,

accresceva il calore al caldo giorno;

il premio per un anno di sudore

stava nei sacchi pieni tutt’intorno:

il buon mezzadro ringraziava i Santi

bevendo del buon vino coi braccianti.

 

Portavano vestiti un po’ sgargianti

le donne quella sera lì, al podere,

nell’aia risa, scherzi, balli e canti

nel chiaro della luna, da vedere;

i campi nella notte eran distanti

e il tempo aveva fatto il suo dovere:

veniva festeggiato un buon raccolto

e quel pensiero pure era risolto.

 

La Provvidenza aveva ben accolto

il seme della terra seminato,

lo si capiva bene in ogni volto

dal frutto, dato come risultato;

ogni podere intorno era coinvolto

e la sua gente aveva lì portato:

era una festa antica consumata

e alla fatica in terra destinata.

 

La gioia trasformava la nottata,

di nuovo canti, balli, risa e vino,

non era la campagna addormentata,

amica quella notte al contadino:

“E sia la buona sorte ringraziata

e duri l’allegria sino al mattino!

Evviva, evviva, evviva la campagna!

Dov’è, dov’è la mia compagna?”.

 

Brindiamo tutti insieme! Chi si lagna?

La Provvidenza è stata certo amica,

caro vicino, canta, bevi e magna

e non lagnarti più della fatica!

Evviva, evviva, evviva la campagna!

Chi dice la Maremma a noi nemica?

E’ tutto falso, tutta un’invenzione!”.

Ma il primo sole riportò il padrone.

 

Con quello ricompare la ragione,

e il tempo della festa è già lontano,

il calcolo non è certo opinione

e i sacchi son contati a mano a mano:

“Maremma cane, ma che confusione,

Maremma cane, sì mondo villano!”.

Un gallo intanto canta nel mattino

e triste si risveglia il contadino.

 

Riprende il suo lavoro, a capo chino,

e impreca contro la sua condizione,

ha in bocca l’amarezza del destino

e nella testa i conti del padrone;

bestemmia quella festa, ogni festino

e pure quel raccolto di stagione,

che premia largamente chi possiede

mentre al sudore poco si concede.

 

La terra è sempre la peggiore impresa,/

da vivo è bassa e da defunto pesa.

Titta Marini

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La Maremma che fu, gli articoli precedenti

La Maremma che fu - Due quadrupedi

La Maremma che fu - Un maremmano calzolaio e attore

La Maremma che fu - Canto del buttero

La Maremma che fu - Al forno

La Maremma che fu - Fidanzamento contadino - Il dovere coniugale

La Maremma che fu - La vecchia bracciante

La Maremma che fu - La ferratura

La Maremma che fu - Il raccolto

La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*

La Maremma che fu - Canto del vecchio pecoraio

La Maremma che fu: Il somaro Zampacorta e il contadino Cambiasomaro

La Maremma che fu  -one od –ette

La Maremma che fu - La transumanza

La Maremma che fu - Buon appetito!

La Maremma che fu - In vino veritas

La Maremma che fu - Eroi di Maremma

La Maremma che fu - Terra amata

La Maremma che fu - Coito interrotto

La Maremma che fu - L'antica madre

 

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