

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Canto del vecchio pecoraio
Canto della Maremma il cielo grasso
e il mio folto cosciale pecorino,
canto i percorsi che, con lento passo,
ho calpestato come un agnellino,
non ebbi in mano penna né compasso
e dietro il gregge fui sin da bambino:
ebbi il pastore come precettore
e insieme a lui trascorsi lente le ore.
Lessi nel sillabario del rigore
ed ebbi la capanna come scuola,
col gregge tenni il conto del signore,
non ebbi mai parola che consola,
composi con l’inchiostro del sudore,
iniziando da una poesiola:
ebbi solo conforto col mio canto
trovando con l’ottava gioia e pianto.
Mi dicono cantore e me ne vanto
perché non lo divenni per cultura,
né per virtù divina o pur di un santo,
ma solo per rapporto di natura,
son diventato vecchio e, non è tanto,
fui consumato insieme alla pastura,
così io pure il canto ho consumato
ma spero che non vada mai sprecato.
Canto della Maremma il cielo grasso
e il mio folto cosciale pecorino,
il cane mi seguì, fedele al passo,
ed appartengo al mondo contadino
sprovvisto sia di penna che compasso
e nel dialetto mi chiamai biscino*:
ebbi solo conforto col mio canto
trovando nell’ottava gioia e pianto.
*Pastorello. Interessante l’etimologia: dal latino bestiu, maschile di bestia, nato da accoppiamento bestiale, fuori dal legittimo matrimonio. Estremizzando si rasenta la zoofilia.






















