Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
(Ballata in quartine su una storia vera della fine dell’Ottocento, raccontatami da mio nono materno).

La Maremma che fu
(narrazione poesia contrasto poetico)

Alla fine dell'articolo 
sono elencati i titoli degli articoli precedenti 
con link per essere letti 

Lupo di macchia

Unica figlia di contadino

vestì di panno, non ebbe lino

orfana presto, la madre morta,

fanciulla strana e mente contorta.

 

Ebbe la strada come compagna,

non scrisse il nome sulla lavagna

e quando venne la giovinezza

non sopportò mai l’allegrezza.

 

Il padre stava troppo in Maremma

e lei cresceva, preziosa gemma,

con il suo corpo desideroso,

di scompostezza assai vanitoso.

 

La giovinezza vuole consiglio

dalla famiglia per buono appiglio,

ma quando questo mana alla gente

la solitudine è conseguente.

 

 

 

 

 

In questa terra, detta Maremma,

voleva ognuno avere la gemma

che si prestava, senza rimpianto,

e del suo corpo menava vanto.

 

La dignità veniva venduta

dalla ragazza, mai dispiaciuta,

e quando il ventre fu riempito

quella fu madre senza marito.

 

Cresceva il figlio su questa terra,

vicina al mare, che ben sotterra,

lupo di macchia, sempre scontroso

e di colpire desideroso.

 

Senza mestiere e senza lavoro,

senza fatica e senza decoro;

poi fu chiamato come soldato

ma il suo fucile fu male usato.

 

Ebbe in dispetto la patria intera,

anima persa che mai non spera,

sempre isolato col suo rancore,

sempre evitato pel suo livore.

 

Nella sua testa il mondo nemico

e tra i soldati nessun amico,

lupo di macchia in mezzo alla gente

e con un tarlo dentro la mente.

 

Solo al fucile dava attenzione

e dallo sparo aveva emozione,

fino a sembrare un uomo impazzito

mentre, con odio, muoveva il dito.

 

Poi ritornato nella Maremma,

morta la madre, morta la gemma,

ancora più solo, più disgraziato,

lupo di macchia sempre scacciato.

 

Senza denaro, senza mestiere

un brutto giorno uccise un corriere,

che trasportava un plico prezioso

per un signore assai facoltoso.

 

E alla fuga si dette all’istante

e fu in Maremma un altro brigante,

che come lupo, lupo selvaggio,

vive nascosto tra quercia e faggio.

 

Come cinghiale sempre braccato,

come cinghiale terrorizzato;

la sua capanna è dentro la macchia,

rifugio al falco e alla cornacchia.

 

Passano gli anni dopo il brigante,

violentatore di ogni passante,

ed il suo nome porta paura

nella Maremma, terra assai dura.

 

Solo il silenzio come suo amico

e tutto il mondo come nemico,

solo la macchia la calda amante

e col pensiero fisso e distante.

 

Quindi una taglia viene fissata

per quella vita, tanto dannata,

lupo di macchia, lupo affamato,

dalla giustizia già condannato.

 

Già condannato da quella madre

volendo farlo ignoto del padre,

già condannato da quella gemma,

cagna sfruttata della Maremma.

 

Già condannato dalla su sorte

per un disegno triste di morte,

già condannato dalla sua gente

e, prima ancora, dalla sua mente.

 

Un boscaiolo, da non fidarsi,

di quella somma volle appropriarsi,

perché il denaro non ha rispetto

e, specialmente, se fa difetto.

 

Interi giorni stette appostato

finché il rifugio venne trovato

ed i gendarmi, presto avvertiti,

vennero in molti, armati e spediti.

 

Il vile agguato fu presto fatto

dentro la macchia, dietro l’anfratto;

non c’era fuga per quella belva,

bestia selvaggia, lupo di selva.

 

Per il brigante non c’era uscita

ed era meglio farla finita:

punta il revolver contro la testa

con la sua mano, decisa e lesta.

 

L’ultimo sguardo spazia nel cielo,

chiudendo gli occhi l’ultimo velo,

senza il conforto d’alcun cristiano,

senza la stretta d’alcuna mano,

 

Il forte sparo svegliò la macchia,

si alzò nel cielo la nera cornacchia

della Maremma, terra di sangue,

dove quel corpo rimase esangue.

 

D’allora il nome disonorato

fu, come lupo, sempre evitato,

come cinghiale, forre animale

di questa terra sì naturale.

 

Ancora oggi un forte lamento

dal triste posto trasporta il vento

e, con paura, viene ascoltato

perché somiglia a un cupo ululato.

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La Maremma che fu, gli articoli precedenti

La Maremma che fu - La lupa

La Maremma che fu - La fiera

La Maremma che fu - Al lavatoio II

La Maremma che fu - Serenata maremmana

La Maremma che fu - Dal barbiere

La Maremma che fu - Al forno

La Maremma che fu - Don Giustino

La Maremma che fu - Zazzerone

La Maremma che fu - Zooerastia

La Maremma che fu - Canto del soldato contadino

La Maremma che fu - In vino veritas?

La Maremma che fu - Verso Natale

La Maremma che fu - Il vecchio contadino

La Maremma che fu - Nel pollaio

La Maremma che fu - Due pulcini devoti a Bacco

La Maremma che fu - Canto dello zappatore

La Maremma che fu - Ricordo di un maremmano calzolaio e ballerino di tango

La Maremma che fu - La festa nel podere

La Maremma che fu - Due quadrupedi

La Maremma che fu - Un maremmano calzolaio e attore

La Maremma che fu - Canto del buttero

La Maremma che fu - Al forno

La Maremma che fu - Fidanzamento contadino - Il dovere coniugale

La Maremma che fu - La vecchia bracciante

La Maremma che fu - La ferratura

La Maremma che fu - Il raccolto

La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*

La Maremma che fu - Canto del vecchio pecoraio

La Maremma che fu: Il somaro Zampacorta e il contadino Cambiasomaro

La Maremma che fu  -one od –ette

La Maremma che fu - La transumanza

La Maremma che fu - Buon appetito!

La Maremma che fu - In vino veritas

La Maremma che fu - Eroi di Maremma

La Maremma che fu - Terra amata

La Maremma che fu - Coito interrotto

La Maremma che fu - L'antica madre

  

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