Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)

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Due ambulanti

Le poche botteghe di allora avevano le cose necessarie per la vita quotidiana, ché il denaro in circolazione era poco, facendosi poco uso di generi alimentari di provenienza commerciale.

Era la campagna a fornire il necessario. Inoltre vi erano mestieri fuori dal tradizionale circuito artigianale del paese, in quanto discontinui nella operatività in sede stabile.

Questa situazione lasciava un discreto spazio d’intervento agli ambulanti, sia commercianti che artigiani, fornitori o riparatori di cose di più svariato genere, come arrotini, ombrellai, stagnai, venditori di trippa o di varechina, e così via.

Le merci della fiera supplivano, poi, annualmente a ciò che mancava alle compere quotidiane. Insomma un affascinante microcosmo, proprio per la scarsa disponibilità delle cose, che misuravano il necessario, quasi mai il superfluo, e che si apriva ogni tanto a interventi esterni.

Fatta questa doverosa premessa, passiamo al fatto.

Un bel giorno s’incontrarono per le strade di un paese della nostra Maremma un venditore di aceto e un ombrellaio. Si sa che certe circostanze non dipendono dalla nostra volontà e così il primo gridava: Donne, aceto forte, aceto forte! L’altro, a sua volta: Donne, paracqua* paracqua! (cioè pare acqua, pare acqua!).

La faccenda durò un po’, finché l’uno, irritato per il molesto ed equivoco echeggiare: “Bisogna che la fai finita, ché qui oggi non vendo nemmeno un litro di aceto”. Poi un’imprecazione in gloria del Santi del Paradiso e non certo, del dio Bacco, che, come dio del vino, si trova in qualche modo coinvolto con l’aceto.

Aggiunse: “Che è proprio forte e non pare-acqua, come vai ripetendo dietro dietro”.

L’altro, per opportunità commerciale e solidarietà professionale, nonché umana, cambiò strada, gridando: “Donne, ombrelli forti e duraturi!”.

Ancora sento riecheggiare, con una certa nostalgia, quelle voci nella Maremma che fu.

 

*Sinonimo della vicina Toscana, sta per ombrello che para (ripara) dall’acqua, anche parapioggia.

La Maremma che fu, gli articoli precedenti

La Maremma che fu - Il calendario contadinoLa Maremma che fu - Un equivoco canzonettistico
La Maremma che fu - L’origine
La Maremma che fu - Il pecoraroLa Maremma che fu - La Trinità
La Maremma che fu - La villania

La Maremma che fu - Due poeti
La Maremma che fu - L’iniziazione
La Maremma che fu - Fotografia
La Maremma che fu - Bracciantato
La Maremma che fu - Una porchetta infelice
La Maremma che fu - Il confine
La Maremma che fu - Questua*
La Maremma che fu - Lupo di macchia
La Maremma che fu - La lupa
La Maremma che fu - La fiera
La Maremma che fu - Al lavatoio II
La Maremma che fu - Serenata maremmana
La Maremma che fu - Dal barbiere
La Maremma che fu - Al forno
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La Maremma che fu - Il vecchio contadinoLa Maremma che fu - Nel pollaio
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La Maremma che fu - Ricordo di un maremmano calzolaio e ballerino di tango
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La Maremma che fu - Un maremmano calzolaio e attore
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La Maremma che fu - Al forno
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La Maremma che fu - La vecchia bracciante
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La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*
La Maremma che fu - Canto del vecchio pecoraio
La Maremma che fu: Il somaro Zampacorta e il contadino Cambiasomaro
La Maremma che fu  -one od –ette
La Maremma che fu - La transumanza
La Maremma che fu - Buon appetito!
La Maremma che fu - In vino veritas
La Maremma che fu - Eroi di Maremma
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La Maremma che fu - Coito interrotto
La Maremma che fu - L'antica madre