
Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo
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IL calendario contadino
Gennaio presentava la sua brina,
il fuoco rimaneva sempre acceso,
dormiva il vino nuovo di cantina,
amico del prosciutto tanto atteso.
Ben presto la Befana anticipava
la festa consacrata per l’Abate*,
il pane nella madia si formava
e ricordava il caldo dell’estate.
Febbraio era soggetto ancora a brina,
il gelo si sposava alle fontane,
nel sacco scarseggiava la farina,
l’inverno consumava il caro pane:
veniva festeggiato il Carnevale,
gli struffoli nuotavano nel vino,
appesa era la carne di maiale,
compagno nel mangiare contadino.
Poi Marzo concedeva del calore,
ancora lo chiamiamo pazzerello,
nei campi si sentiva buon odore
e, di frequente, si apriva l’ombrello:
Veniva San Giuseppe festeggiato,
da voce popolare il frittellaro,**
dall’artigianato tanto festeggiato,
usciva più frequente il buon somaro.
Aprile presentava il suo biglietto
con piante risplendenti di bei fiori:
il mese, che sappiamo, sa di letto,
vedeva il mio villano sempre fuori.
In maggio si fa bella la natura,
il fiore preannunziandosi nel frutto,
aveva il mio villano vita dura
e spaventava molto il tempo brutto:
nel mese si pregava la Madonna
e, quindi, definito fu mariano;
la contadina fu semplice donna
e a suoi marito seppe dare mano.
Nel giugno si maturano le messi,
si avvicina presto mietitura,
i ferri dell’inverno, già rimessi,
splendevano per la lucidatura:
il Corpo si ricorda del Signore,
maestro per i Santi Paolo e Pietro;
l’estate era bagnata dal sudore,
non vacanziero ma del tempo addietro.
Veniva con il luglio trebbiatura
e il caldo dominava la campagna,
soffriva il mio villano la calura
insieme con la moglie, sua compagna.
Veniva il Padreterno ringraziato
pel frutto di bontà del secco seme;
il mondo del villano ha lavorato
nel seminare il chicco con la speme.
Agosto non vedeva molte spiagge
con abbronzati corpi, al sole stesi
le madri, per certezza, erano sagge
e i soldi per acquisti poco spesi.
Quindi veniva il tempo settembrino
con venti portatori di buon fresco,
c’era nei matrimoni il dolce vino,
bevuto con le paste nel rinfresco.
Si avvicinava il rito di vendemmia,
da tempo tanto caro al dio pagano,
per certo fu nell’uso la bestemmio
ma pure la preghiera del cristiano.
Profumo dell’ottobre era in cantina,
i grappoli schizzavano buon mosto
e il segno della croce contadina
era sul ligneo tino sempre imposto.
Le scuole spalancavano le porte
e il nero contrastava con i fiocchi,
assai vuote furono allor le sporte,
dato che pochi erano i baiocchi.
Novembre era regalo d’olio fino
e il freddo si faceva assai sentire,
il contadino ripuliva il tino
e il vino nelle botti era in cantina.
Dicembre aveva in fine il calendario
e cominciava il tempo delle veglie
che, spesso eran concluse nel Rosario,
che il calendario odierno più non sceglie.
Il mese che regala il buon Natale
è l’ultimo figliolo nato all’anno:
il focolare acceso era normale
e il vino proteggeva dal malanno.
Il calendario, forse, sarà strano,
descritto con i versi di quartina;
io volli dedicarlo al mio villano
che visse di cultura contadina.
*La festa di s: Antonio Abate (17 gennaio), protettore degli animali.
**Patrono degli artigiani, era festeggiato il 19 marzo e in quell’occasione si mangiavano le frittelle.

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