


Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Maremma che fu
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo
sono elencati i titoli degli articoli precedenti
con link per essere letti
(La mia vecchia Maremma ebbe contrasti/ e pure nelle ottave ben s’intenda;/ ve li propongo, sperando che basti/ e lo sviluppo non li disattenda”.
Una porchetta infelice
Era una mattina d’estate e pochi erano gli uomini nella piazza del paese (impegnati nella mietitura), ma c’era una novità. Si stava vendendo una grossa porchetta in un giorno infrasettimanale (che generalmente era venduta o di sabato o di domenica la mattina).
L’odore si spandeva tutt’intorno e l’abbronzata crosta era un invito attraente. Giovanni, porchettaio in conto proprio e per terzi, con il suo zinale bianco, con la sigaretta penzoli dalle labbra e con il coltello da taglio nella mano destra aveva già venduto un po’ di chili di quella grazia di Dio. Logicamente era presente Pietro, il padrone di quel ben di Dio, un ometto esile e gran fumatore di sigari toscani, di professione allevatore di maiali.
Egli, probabilmente, aveva già fatto una previsione di massima di quanto avrebbe reso il sacrificio di quel suo verro, quante lire avrebbe portato a casa, quelle lire che, allora, avevano un suono e un fruscio particolare e, perché non, un loro odore (in barba alla locuzione latina pecunia non olet).
Alcune donne, via via, si erano avvicinate e ognuna aveva acquistato qualche etto di quella saporita carne, che il marito avrebbe potuto gustare al ritorno dal lavoro. Si erano circa le undici, quando eccoti arrivare Antonio, lo scopino del paese, con il carro dell’immondizia vuoto e trainato da un bolso cavallo, insieme a Giuseppe, la severa guardia municipale, censore implacabile delle inosservanze alle delibere sindacali.
Antonio dette un imperativo alt al sonnolento quadrupede e l’altro in divisa, con tono che non ammetteva repliche, si rivolse a Pietro: “Sismo venuti a caricare la porchetta per portarla via, ché questo è l’ordine del Sindaco. Così dicendo mostrò il provvedimento del primo cittadino.
Ciò che restava di quella provvidenza doveva essere prelevato, caricato e interrato: così diceva l’ordinanza, disposta a causa di un reclamo presentato da due muratori forestieri, che si erano sentiti male (nausea e vomito) per aver mangiato di quella carne in una bettola e la cosa era stata certificata dal medico condotto. Lo stupore e la meraviglia s’impadronirono dei presenti. Pietro non riusciva a profferir parola, Giovanni accendeva l’ennesima sigaretta, le comari inveivano contro l’Autorità, pronta a dar retta a due forestieri, che, per essere tali e così chiamarsi erano nemici (allora il campanilismo era molto accentuato) e compativano il povero porcaio. Stando così le cose qualcuna ripose la porchetta comprata e volle la restituzione del denaro.
Poi Pietro cadde come in una sorta di catalessi. Quel dono di Dio fu gettato nel maleodorante fondo del carretto e la crosta, frantumandosi, faceva un rumore che somigliava a un lamento. Risvegliatosi da quel brutto sogno il porcaio incominciò una serie di bestemmie intervallate da questo ben di Dio, quando si trovò a passare il parroco, che andava in chiesa per le sue faccende quotidiane, domandò cose fosse successo e, rivolto all’ometto, che continuava imperturbabile in quella blasfemia, con complemento di citazioni divine, e lo rimproverò dicendogli: Oh, bisogna che tu la pianti, o ringrazi o bestemmi, ché le due cose insieme non possono stare. E’ come il diavolo e l’acquasanta!
Il poveraccio finalmente la smise con quella dicotomia e sì incamminò silenzioso verso casa, probabilmente continuando a imprecare a mente. Del resto il comandamento dice Non nominare il nome di Dio invano, no Non pensare al nome di Dio invano!
Naturalmente il fatto fece notizia e nei commenti che seguirono, qualcuno ebbe modo di dire che, per diversi giorni, lo scopino e la guardia municipale avevano mangiato di quella provvidenza, continuando a godere ottima salute.
Pure questo poteva accadere nella Maremma che fu.
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La Maremma che fu, gli articoli precedenti
La Maremma che fu - Il confineLa Maremma che fu - Questua*
La Maremma che fu - Lupo di macchia
La Maremma che fu - La lupa
La Maremma che fu - La fiera
La Maremma che fu - Al lavatoio II
La Maremma che fu - Serenata maremmana
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La Maremma che fu - Al forno
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La Maremma che fu - Il vecchio contadinoLa Maremma che fu - Nel pollaio
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