Questa è Norchia, il sito archeologico tutto da scoprire,

le tombe, il torrente, la vegetazione, la pista ciclabile

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Viterbo ARCHEOLOGIA
Francesca Ceci, Luciano Proietti, Mario Sanna

Azienda Agricola Il Marrugio per Norchia: Norchia, la sua storia, i suoi (e nostri) luoghi
Azienda Agricola Il Marrugio per Norchia: Verso la “fruizione” di un patrimonio unico e inestimabile

IL RITROVAMENTO
Nel corso delle regolari ricognizioni effettuate dall'associazione viterbese Archeotuscia onlus, Mario Sanna con Luciano Ilari individuarono nella necropoli di Norchia, nel dicembre 2010, una tomba rupestre monumentale in località Sferracavallo, lungo la valle del torrente Biedano a circa un chilometro a nord di Norchia.

La particolare tipologia architettonica ispirata esternamente alla casa etrusca e la presenza di un'iscrizione sull'architrave della falsa porta resero immediatamente evidente l'eccezionalità della scoperta, della quale fu subito informata ufficialmente la Soprintendenza Archeologica e quindi contattato il professor Giovanni Colonna, massimo studioso della necropoli e autore, insieme con Elena Di Paolo Colonna, dei testi di riferimento su Norchia, che confermò la novità della scoperta.

La lettura dell'iscrizione è stata effettuata dall'epigrafista Federico Daniele Maras, pubblicata insieme alla notizia del ritrovamento. L'epigrafe, posta sulla specchiatura della falsa porta e leggibile come di regola da destra a sinistra, presenta il nome del proprietario secondo la consueta formula di possess, ma fortemente mutila e quindi non certa: eta _u_i velus/...c.nas ...../.a...s.a, da tradursi in via ipotetica "Questa è la tomba di Vel (...nas?) figlio di Laris (oppure figlio di Larth)."

La tomba, databile intorno alla metà del IV sec. a.C., va ad aggiungersi per tipologia alle limitate attestazioni delle tombe “a casa” e apporta indubbiamente un nuovo importante contributo alla storia dell'architettura funeraria di Norchia, dove è nota un'altra tomba con tetto displuviato, sempre del IV sec. a.C., situata nella necropoli del Pile C.

Altri notevoli esempi di tombe “a casa” si possono riscontrare in diversi centri etruschi tutti collocati lungo la via Clodia:
- Castro, tomba monumentale del Crocifisso di Castro (VI sec. a.C.), la più grande di quelle finora conosciute.
- Tuscania, Tomba del Dado (VI sec. a.C.), la Tomba a Casa con portico tetrastilo di Pian di Mola (VI sec. a.C.), tre esempi minori sempre a Pian di Mola e un altro ancora nella necropoli della Castelluzza.

- Blera, la tomba a casa di Pian del Vescovo (VI sec. a.C.) (Fig.4); altre due tombe a tetto displuviato, da inquadrarsi una nell'ambito del V sec. a.C.(Figg. 5a - 5b) e l'altra intorno alla metà del IV sec. a.C. (Figg. 6a - 6b).
- Necropoli di San Giuliano (Barbarano Romano), una modesta tomba rupestre ha scolpito sulla facciata un tetto a doppio spiovente munito di columen centrale e mutuli laterali, ascrivibile alla tarda età ellenistica.

LO SCAVO
A seguito di un sopralluogo alla tomba rupestre della Soprintendente per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale, dott.ssa Alfonsina Russo, con il proprietario dell'area Pietro Stelliferi, l'associazione Archeotuscia Onlus di Viterbo ebbe nel 2013 l'incarico di ripulire quella che sembrava una tomba già violata.

Invece, all'interno della semplice camera funeraria, composta da una sola banchina, si rinvenne sul pavimento il corredo, composto da 20 esemplari di vasellame di fine IV-III sec. a.C. e frammenti di uno strigile in bronzo (strumento per la pulizia del corpo).

Subitamente restaurato con il contributo del trust di scopo Sostratos-Kostelia con Lorenzo Benini, che ancora oggi supporta le campagne di scavo nella località Sferracavallo, il corredo è esposto al Museo Archeologico Nazionale della Rocca Albornoz di Viterbo.

Per concludere questo ricordo sull'inizio delle attività di scavo e ricerca a Norchia Sferracavallo, si vuole sottolineare l'importanza dell'intervento non soltanto dal punto di vista squisitamente scientifico, ma anche riguardo la felice sinergia tra Soprintendenza di Stato, il proprietario di un sito archeologico, un finanziatore privato e un'associazione di volontariato, che sta portando alla scoperta e allo scavo di tombe sconosciute che, altrimenti, sarebbero rimaste tali per molto altro tempo ancora oppure, peggio ancora, sarebbero state certo depredate dai ladri di antichità.

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