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Viterbo STORIA
dr.ssa Simona Sterpa (Manager culturale e direttore di archeologia)

 

Nella nostra provincia c’è un luogo considerato tra i più suggestivi al mondo dal punto di vista storico-artistico, archeologico, paesaggistico e, più in generale, culturale.

Si tratta dell’antico centro di Norchia sito su un massiccio altopiano tufaceo delimitato e bagnato a valle dai fossi Pile, Biedano e Acqualta.

L’ipotesi più accreditata, in merito all’origine del nome, è che non doveva differire dalla forma Orcla/Orclae attestata in un documento datato nel 775 d.C., e dal suo nome latino Orculnius, Orgolnius, Urgulanius, conosciuto nella prima metà del IV sec. a.C. dal re di Caere.

Dall’epoca preistorica sino a quella medievale, il comprensorio di Norchia fu frequentato e abitato a più riprese. I resti archeologici provenienti da un riparo presso il Biedano, appartengono al Paleolitico Superiore; le tombe a grotticella nelle valli del Pile e dell'Acqualta sono di epoca eneolitica, alcuni materiali provenienti dal pianoro del Casalone fanno parte del Bronzo Antico e Medio. Nell’Età del Ferro il sito sembra temporaneamente abbandonato per poi tornare a fiorire in epoca etrusca a partire del VI – V sec. a.C., come dimostrano importanti testimonianze abitative e funerarie.

Con la metà del IV sec. a.C. Norchia assume una posizione importante nella zona dell'Etruria interna, divenendo la base dell'espansione politico-militare di Tarquinia in direzione di Viterbo, del Tevere e dell'agro falisco. La città era retta da proprie magistrature e si estendeva per vari ettari, difesa da un enorme fossato e da un muro perimetrale con un'unica torre quadrata di avvistamento.

L'acropoli, considerata “la città dei vivi”, coincideva con la parte settentrionale del pianoro, dove si restrinse e si addensò l'insediamento medievale difeso da quattro fossati e una torre. A poca distanza si trova la Cava Buia un angusto cammino ricavato tagliando direttamente il banco tufaceo e considerato tra i più belli e suggestivi dell’Etruria.

Intorno al pianoro della città, lungo i fianchi scoscesi delle valli del Biedano, del Pile e dell'Acqualta, si estende l’imponente necropoli con complesse strutture funerarie rupestri datate per lo più tra il IV e il III sec. a.C., che fa di Norchia un luogo dotato di un fascino ed un incanto unici.Soggetta a varie ricerche e scavi archeologici, come quelli realizzati tra il 1969 e il 1981 dallo studioso Giovanni Colonna e la moglie Elena, si presenta con una serie di tombe del tipo a dado, a semidado o a falso dado, disposte su più ordini sovrapposti, a partire dal fondovalle, e munite di scala laterale per raggiungere la terrazza superiore dove erano stati collocati i cippi funerari per il culto dei defunti.

Tra i complessi funerari di maggiore monumentalità vi sono le due tombe della gens Smurina, nel Pile B, con portico in comune, sei colonne e un ricco numero di cippi di nenfro ritrovati per lo più in situ sulla piattaforma della tomba, secondo quarto del III sec. a.C. Imponente è anche la coppia di tombea facciata econ unico vano di sottofacciata, appartenenti alla famiglia Tetatru, presso il Pile C,della seconda metà del III sec. a.C. Sempre nella Valle del Pile non mancano arricchimenti scultorei presso i sepolcri come ad esempio nella Tomba delle Tre Teste, nel Pile C, così chiamata per la presenza di protomi sovrapposte alla finta porta che decoravano la facciata, e la Tomba di Charun nel Pile A.

I sepolcri più importanti, considerati tra le più significative manifestazioni dell'architettura proto-ellenistica inEtruria, si trovano presso le valli del Biedano e dell'Acqualta e sono rispettivamentela Tomba Lattanzi e le Tombe a Tempio o Tombe Doriche. Il motivo del vano porticato assume nella Tomba Lattanzi una dimensione ingigantita e architettonicamente elaborata. Le Tombe a Tempiopresentano la decorazione in facciata che riproduce portici non agibili di chiara influenza classicae con un rilievo sulla parete di fondo che rappresenta un corteo sovrastato da armi appese e la figura di un demone alato, mentre che i due frontoni sono decorati con storie epico-mitologiche di incerta interpretazione, entrambi i sepolcri si datano trala fine del IV e gli inizi III secolo a.C.

A partire dal II secolo a.C. si registra un utilizzo sempre maggiore delle tombe già esistenti, le camere vengono ampliate con fosse disposte a spina di pesce e chiuse talora da coperchi scolpiti. Una tenue ripresa nella frequentazione del luogo si registra in età augustea e giulio-claudia, con sepolture a cremazione per lo più in nicchie esterne alle camere insieme ad un solitario mausoleo a forma di torre, la cosiddetta Torraccia, sul pianoro a sud della città, testimonianza monumentale di età romana avanzata.

Norchia si ripopola tra l'VIII e il IX sec. d.C., prima come insediamento fortificato di confine della Tuscia longobarda, poi come luogo di rifugio della popolazione costiera minacciata dalle incursioni saracene. Entrata a far parte del territorio della Chiesa, fu rifondata come Castrum da Adriano IV, poco dopo la metà del XII secolo. Di questa epoca sono gli imponenti ruderi della Chiesa romanica di S.Pietro e del castello della famiglia Di Vico, oltre a innumerevoli grotte utilizzate come abitazione, insieme a pestarole, colombaie, ecc.                                                                               

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