

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo sono elencati i titoli degli articoli precedenti con link per essere letti
La festa patronale
Fa parte della nostra tradizione
ch’ogni comunità abbia un patrono
col nome in calendario per menzione
e ogni anno ha la sua festa come dono.
Sui manifesti ai muri del paese
era stampata la programmazione,
tutta la gente stava nelle spese
e s’iniziava con la processione.
L’immagine del Santo è tanto bella,
la musica s’alterna alla preghiera,
curiosa su nel cielo qualche stella,
mentre la notte vince sulla sera.
I mortaretti del giorno seguente
con sparo forte e sempre prolungato
danno l’annuncio per tutta la gente
che il Santo è stato bene ringraziato.
E viene il tempo del divertimento:
si sente già gridare il nocciolaio,
il cuore dei bambini era contento,
tremante per le spinte del giostraio.
La musica svegliava la mattina,
la madre provvedeva per il pranzo
e il padre visitava la cantina
perché nel fiasco non ci fosse avanzo.
E la cuccagna e dopo il saracino,
la pentolaccia, la corsa col sacco,
e il dolce casalingo assorbì il vino
in onore del Sato e pur di Bacco.
Si muovono le genti confinanti,
la tombola è già stata preparata,
i desideri in piazza sono tanti
e si bestemmia quella dea bendata.
Un episodio buffo mi ricordo,
quando restò una fava nel sacchetto,
estratta dal bambino, non lo scordo,
al posto del legnoso numeretto.
La sera c’è l’ottava dei poeti,
sul palco vince la declamazione,
rendendo ai vecchi i cuori tristi e lieti
perché con i ricordi c’è emozione.
Il cine in piazza fu per tradizione
e verso le figure in movimento
tanta e poi tanta fu l’osservazione
per meglio capir lo svolgimento.
Di un banditore fu l’annotazione,
che mi rimane ancora nella mente,
come quel coso buffo nel telone
in piazza non costava proprio niente.
Le corse dei cavalli maremmani
vincevano l’immagine del Santo
che, appresso la vittoria, nelle mani
del bravo vincitore era di vanto.
La fine era segnata dal pallone:
questo bruciava in cielo dopo un poco
e io piangevo la mia rassegnazione
perché vedevo allora solo il gioco.
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