

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo
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Un piangente vignaiolo
Si sa che l’uomo ricorre al Cielo per ringraziare e pregare, ma pure per bestemmiare e imprecare, e così, almeno nel tempo che mi vide bambino, c’era l’abitudine della benedizione dei campi per propiziarsi il raccolto e, parimenti, le sonore bestemmie se le cose andavano male.
In questo contesto, nella nostra religione cristiana la Madonna è un riferimento fondamentale e l’iconografia ce La presenta in modi diversi e figure, compresa quella piangente. Come mi raccontò mio nonno materno, accadde che nel nostro territorio i campi, anche se benedetti, dovettero subire, verso la fine di una calda e secca estate, l’ira del demonio.
La cosa si manifestò con un violento temporale, in compagnia di fulmini e saette, e quasi tutte le vigne furono inesorabilmente mal ridotte. Così tutti quei dolci e dorati grappoli, pronti a diventare mosto, dispersero i loro chicchi nel fango. L’espressione sulla bocca di tutti era: E’ tutto un pianto.
Un contadino, di nome Nazzareno, ma da tutti chiamato Neno, più degli altri trattava la vigna come la luce dei suoi occhi. Egli non si unì al lamento collettivo, ma risolutamente si recò a casa, prese la sacra immagine di una Madonna Piangente, la portò nell’amato appezzamento di terra ed innalzandola, perché meglio vedesse, esclamò: Ed ora piangi, Dovevi pensarci prima! Se piangono i figli, deve piangere pure la Madre.
Noi, però, siamo sicuri che la Vergine avrà compreso quello sfogo. Non a caso la Sua immagine continua ad essere piangente, ma forse è dovuto a ben altro che alla rabbia di quel povero villano di terra di Maremma.
Comunque ho avuto modo di ricordare questo episodio, abbastanza singolare, con una composizione poetica di qualche anno addietro inclusa nel volume Il continuo del terzo millennio (Ed. Sette Città, 2008), che qui trascrivo:
C’era un ometto, gran lavoratore
e, dico meglio, bravo campagnolo,
molto cristiano, grande bevitore
e, soprattutto, esperto vignaiolo.
La vigna la teneva con l’amore
di una donna fedele a un uomo solo,
e la curava che era uno splendore,
così che gli diceva: Mi consolo!
Mancava poco tempo alla vendemmia
ma una tempesta, proprio tempestosa,
spianò le vigne e imprecazioni al cielo.
Ma Neno si scansò dalla bestemmia,
si prese una Madonna lacrimosa
e nella vigna a dir: piangi con zelo!
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La Maremma che fu, gli articoli precedenti
La Maremma che fu - Una cosa buffa
La Maremma che fu - La nostra scuola
La Maremma che fu - In chiesa
La Maremma che fu - Menu villano
La Maremma che fu - I nostri giochi
La Maremma che fu - Un venerdì di passione
La Maremma che fu - Il ciocco
La Maremma che fu - Una cristiana abitudine (o dell’Anima)
La Maremma che fu - Il rito
La Maremma che fu - Una vendemmia bisestile
La Maremma che fu - Due ambulanti
La Maremma che fu - Il calendario contadino
La Maremma che fu - Un equivoco canzonettistico
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La Maremma che fu - Il pecoraroLa Maremma che fu - La Trinità
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La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*
La Maremma che fu - Canto del vecchio pecoraio
La Maremma che fu - Il somaro Zampacorta e il contadino Cambiasomaro
La Maremma che fu -one od –ette
La Maremma che fu - La transumanza
La Maremma che fu - Buon appetito!
La Maremma che fu - In vino veritas
La Maremma che fu - Eroi di Maremma
La Maremma che fu - Terra amata
La Maremma che fu - Coito interrotto
La Maremma che fu - L'antica madre






















