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LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)

Alla fine dell'articolo sono elencati i titoli degli articoli precedenti con link per essere letti  

La festa patronale

Fa parte della nostra tradizione

ch’ogni comunità abbia un patrono

col nome in calendario per menzione

e ogni anno ha la sua festa come dono.

 

Sui manifesti ai muri del paese

era stampata la programmazione,

tutta la gente stava nelle spese

e s’iniziava con la processione.

 

L’immagine del Santo è tanto bella,

la musica s’alterna alla preghiera,

curiosa su nel cielo qualche stella,

mentre la notte vince sulla sera.

 

I mortaretti del giorno seguente

con sparo forte e sempre prolungato

danno l’annuncio per tutta la gente

che il Santo è stato bene ringraziato.

 

E viene il tempo del divertimento:

si sente già gridare il nocciolaio,

il cuore dei bambini era contento,

tremante per le spinte del giostraio.

  

La musica svegliava la mattina,

la madre provvedeva per il pranzo

e il padre visitava la cantina

perché nel fiasco non ci fosse avanzo.

 

E la cuccagna e dopo il saracino,

la pentolaccia, la corsa col sacco,

e il dolce casalingo assorbì il vino

in onore del Sato e pur di Bacco.

 

Si muovono le genti confinanti,

la tombola è già stata preparata,

i desideri in piazza sono tanti

e si bestemmia quella dea bendata.

 

Un episodio buffo mi ricordo,

quando restò una fava nel sacchetto,

estratta dal bambino, non lo scordo,

al posto del legnoso numeretto.

 

La sera c’è l’ottava dei poeti,

sul palco vince la declamazione,

rendendo ai vecchi i cuori tristi e lieti

perché con i ricordi c’è emozione.

 

Il cine in piazza fu per tradizione

e verso le figure in movimento

tanta e poi tanta fu l’osservazione

per meglio capir lo svolgimento.

 

Di un banditore fu l’annotazione,

che mi rimane ancora nella mente,

come quel coso buffo nel telone

in piazza non costava proprio niente.

 

Le corse dei cavalli maremmani

vincevano l’immagine del Santo

che, appresso la vittoria, nelle mani

del bravo vincitore era di vanto.

 

La fine era segnata dal pallone:

questo bruciava in cielo dopo un poco

e io piangevo la mia rassegnazione

perché vedevo allora solo il gioco.

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Gli articoli precedenti

La Maremma che fu - Coccodè…
La Maremma che fu - Una giornata di mietitura (o del rito della spoliazione)

La Maremma che fu - Quando viene…

La Maremma che fu - Abbigliamento villano

La Maremma che fu - Filastrocca della cena

La Maremma che fu - Il somaro - Il bue - Il maiale

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La Maremma che fu - Secondo Contrasto sociale

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La Maremma che fu - Una strana processione

La Maremma che fu - Alla villana

La Maremma che fu - L’investitura

La Maremma che fu - Cultura e fede

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La Maremma che fu - Un piangente vignaiolo

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La Maremma che fu - L'antica madre

 

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