

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo sono elencati i titoli degli articoli precedenti con link per essere letti
Bozzetti di vita rustica
Trebbiatura sull’aia
C’era un rumore grande di catene
da piedi nudi in strada trascinate,
piangeva la Madonna le sue pene
su quel percorso di canne bruciate.[1]
La regola[2] segnava la Passione
di Cristo Nazareno in croce messo,
la Pasqua richiedeva devozione
e pentimento in cuore ben rimesso:
un quadro che, da tempo, s’è scordato
e allora fu dipinto col rigore
del corpo nel lavoro suo impegnato
nel dare giusto senso al suo sudore.
Il Carnevale, morto nei suoi stracci,
veniva accompagnato con un canto
tra scherzi consumati tra gli abbracci
e il poveraccio allor cercava il pianto.[3]
Gli struffoli nuotavano nel vino
per alleviare un poco la fatica,
che fu già privilegio contadino
per la necessità d’aver la spica:
un quadro che, da tempo, s’è scordato
e allora era dipinto nella gioia
del gruppo che, festoso, fu impegnato
nell’evitare il peso della noia.
Stridevano al rumore le pianchette[4]
pei secchi vecchi a coda incatenati,
insieme a scivoloni per bullette
al Santo Pescatore consacrati[5]
nella spensieratezza del momento,
che fu per tradizione riservato
all’infantile cuore ben contento
e nella scampanata trasformato:
un quadro che, da tempo, s’è scordato
e allora fu dipinto con il gioco
del gruppo che per strada fu impegnato
e il tempo dell’infanzia costò poco.
La groppa d’un somaro generoso
portava grano secco ed insaccato,
seguiva il suo padrone, pensieroso
pel carico prezioso trasportato.
Si commuoveva il cuore del mulino,
benefico per crusca e per farina,
e dava giusto premio al contadino
fornito della zappa e di coltrina:[6]
un quadro che, da tempo, s’è scordato
e allora fu dipinto con l’impegno
che dette un senso, ormai dimenticato,
a un mondo in cui il villano lasciò il segno.
Il cesto d’una donna sulla testa
portava sporchi panni, da lavare,
(di tanto sacrificio cosa resta?)
ed il ruscello lei seppe aspettare
pulendo gl’indumenti con la pezza,
sudati dal lavoro quotidiano
ed il sapone grasso fu carezza
al grigio del fustagno ed alla mano:
un quadro che, da tempo, s’è scordato
e allora fu dipinto con l’impegno
per dare un senso, ormai dimenticato,
al ruolo di villana, a voi sostegno.
La trebbia si muoveva con le vacche,[7]
la piazza[8] era da tempo preparata,
marcava il contadino le su’ sacche[9]
appresso della meta[10] consumata.
------------------------
[1] Nella processione del Venerdì Santo, illuminata nel percorso da fasci di canne secche e bruciate a mo’ di falò, era frequente vedere dei fedeli, con volto incappucciato e nella veste di qualche confraternita, trascinanti delle catene in atto penitenziale o di ringraziamento.
[2] La regola era una tavola di legno con battenti in ferro ed era mossa dai ragazzi percorrenti le vie del paese per annunciare il mezzogiorno o l’inizio di qualche funzione religiosa: ciò si verificava nel periodo della legatura delle campane (cioè del loro silenzio) da dopo la messa del Giovedì Santo e fino alle messa della Resurrezione.
Etimologicamente dal latino regula, che vale lista di legno, ma anche norma o principio, deriv. dal v. regere.
In questa voce c’è del sorprendente perché la duplice semanticità si sviluppa parallelamente, confluendo nell’italiano con il secondo senso e nel dialetto con ambedue.
[3] Il Carnevale era chiuso tradizionalmente con una piccola festa corale, che si svolgeva nella sera e che coinvolgeva il paese: un personaggio, generalmente il più burlone dei presenti, travestito con stracci apriva il corteo e la folla che seguiva, si abbandonava a scherzi e a lazzi, e mentre qualche fiasco di vino girava insieme agli struffoli veniva intonata una cantilena del seguente tenore: è morto Carnevale e cchi lo piagnerà!
Alla fine veniva bruciato un fantoccio simbolico nel falò acceso in piazza.
[4] Selci.
[5] Si tratta della scampanata di S. Andrea, ricordato il 30 di novembre, manifestazione fanciullesca ancora in voga in qualche paese: una catena fatta con secchi vecchi, bidoni ed altri oggetti di latta o d’altro materiale ferroso, viene trascinata dai bambini nelle vie del paese e sbattuta con bastoni o canne, così provocando un assordante rumore.
[6] Coltre.
[7] Il mezzo agricolo era allora spostato con dei buoi e non aveva la forza motrice incorporata. Infatti il meccanismo era mosso da una macchina a vapore (successivamente a gasolio) collegata con una cinghia di trasmissione.
[8] Spazio piano ove la trebbia veniva piazzata.
[9] I suoi sacchi. Il segno, generalmente iniziali del nome e cognome, veniva fatto con un ferro intinto nel minio,
[10] Si tratta dei covoni di grano sistemati a mo’ di catasta in forma cilindrica o in riproduzione di una casa.
Etimologicamente dall’omografo latino significante piramide, cono.
-------
La Maremma che fu, gli articoli precedenti
La Maremma che fu - Villanella maremmana
La Maremma che fu - Ninna nanna villana
La Maremma che fu - Quadretti sognati
La Maremma che fu - Addio alla Maremma
La Maremma che fu - Nel lusco e il brusco
La Maremma che fu - Il meretricio
La Maremma che fu - Un testamento
La Maremma che fu - Una patente un po’ celeste
La Maremma che fu - Scontento
La Maremma che fu - La ballata del pastore
La Maremma che fu - La rivoluzione delle pesche
La Maremma che fu - La merca
La Maremma che fu - Canto della compagnia
La Maremma che fu - L’incendio
La Maremma che fu - L’Etrusco sorridente
La Maremma che fu - C’era una volta
La Maremma che fu - Canto di preghiera
La Maremma che fu - La benedizione
La Maremma che fu - Canto dell’aratore
La Maremma che fu - Un uomo e una chitarra scordati
La Maremma che fu - Il dilemma professionale
La Maremma che fu - L’Angelo
La Maremma che fu - Il tradimento
La Maremma che fu - Il cantastorie del ricordo
La Maremma che fu - La semina
La Maremma che fu - L’emigrante
La Maremma che fu - Un pomeriggio d’agosto
La Maremma che fu - Il risveglio
La Maremma che fu - Equivoco lessicale
La Maremma che fu - Disputa politica-religiosa
La Maremma che fu - Il banditore
La Maremma che fu - Una grazia poco celeste
La Maremma che fu - Ricordi della scuola elementare
La Maremma che fu - Secondo Contrasto sociale
La Maremma che fu - Primo Contrasto sociale
La Maremma che fu - Una strana processione
La Maremma che fu - Alla villana
La Maremma che fu - L’investitura
La Maremma che fu - Cultura e fede
La Maremma che fu - Il Carnevale
La Maremma che fu - Un piangente vignaiolo
La Maremma che fu - Una cosa buffa
La Maremma che fu - La nostra scuola
La Maremma che fu - In chiesa
La Maremma che fu - Menu villano
La Maremma che fu - I nostri giochi
La Maremma che fu - Un venerdì di passione
La Maremma che fu - Il ciocco
La Maremma che fu - Una cristiana abitudine (o dell’Anima)
La Maremma che fu - Il rito
La Maremma che fu - Una vendemmia bisestile
La Maremma che fu - Due ambulanti
La Maremma che fu - Il calendario contadino
La Maremma che fu - Un equivoco canzonettistico
La Maremma che fu - L’origine
La Maremma che fu - Il pecoraro
La Maremma che fu - La Trinità
La Maremma che fu - La villania
La Maremma che fu - Due poeti
La Maremma che fu - L’iniziazione
La Maremma che fu - Fotografia
La Maremma che fu - Bracciantato
La Maremma che fu - Una porchetta infelice
La Maremma che fu - Il confine
La Maremma che fu - Questua*
La Maremma che fu - Lupo di macchia
La Maremma che fu - La lupa
La Maremma che fu - La fiera
La Maremma che fu - Al lavatoio II
La Maremma che fu - Serenata maremmana
La Maremma che fu - Dal barbiere
La Maremma che fu - Al forno
La Maremma che fu - Don Giustino
La Maremma che fu - Zazzerone
La Maremma che fu - Zooerastia
La Maremma che fu - Canto del soldato contadino
La Maremma che fu - In vino veritas?
La Maremma che fu - Verso Natale
La Maremma che fu - Il vecchio contadino
La Maremma che fu - Nel pollaio
La Maremma che fu - Due pulcini devoti a Bacco
La Maremma che fu - Canto dello zappatore
La Maremma che fu - Ricordo di un maremmano calzolaio e ballerino di tango
La Maremma che fu - La festa nel podere
La Maremma che fu - Due quadrupedi
La Maremma che fu - Un maremmano calzolaio e attore
La Maremma che fu - Canto del buttero
La Maremma che fu - Al forno
La Maremma che fu - Fidanzamento contadino - Il dovere coniugale
La Maremma che fu - La vecchia bracciante
La Maremma che fu - La ferratura
La Maremma che fu - Il raccolto
La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*
La Maremma che fu - Canto del vecchio pecoraio
La Maremma che fu - Il somaro Zampacorta e il contadino Cambiasomaro
La Maremma che fu -one od –ette
La Maremma che fu - La transumanza
La Maremma che fu - Buon appetito!
La Maremma che fu - In vino veritas
La Maremma che fu - Eroi di Maremma
La Maremma che fu - Terra amata
La Maremma che fu - Coito interrotto
La Maremma che fu - L'antica madre






















