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LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)

Alla fine dell'articolo sono elencati i titoli degli articoli precedenti con link per essere letti     

Il somaro
(o dell’animale)

Stanco lo sguardo, l’ultimo somaro

ha fissa la pupilla nel torpore,

il fieno non profuma e sa di amaro,

la terra non riceve il suo sudore.

 

Compagno fu al villano, silenzioso

ed obbediente in ogni situazione,

vive forzatamente nel riposo

comparsa alla presente condizione.

 

Col suo cammino, lentamente saggio,

accompagnava i passi del padrone

e, dopo la fatica, altro coraggio

mangiando piano e con rassegnazione

 

perché fedele fu senz’esigenza

con la funzione di portare aiuto,

nutrendosi da sempre di pazienza

mentre obbediva, rimanendo muto.

 

Curvò la schiena nel portare il peso,

sforzò le zampe sempre pronte all’uso,

lui faticava col fiato sospeso,

rancore non scorgevi nel suo muso.

 

Con il cavallo abbiamo la bellezza,

ma le sue forme segnano la guerra,

sgraziato il mio somaro per bruttezza,

ma fu il vero animale della terra.

…………..

Il bue
(o del rito dell’aratura)

 

Caldo vapore sbuffano le nari,

il forte collo dà prova d’orgoglio,

l’aratro traccia solchi pari pari,

la terra è preparata pel germoglio.

 

Il lento movimento della testa

sembra segnare il tempo definito

verso la madre terra che s’appresta

ad esser sverginata da quel rito.

 

Le corna in alto fanno da scultura,

le zampe, un grimaldello muscoloso,

si sforzano sin dentro la natura

che calda accoglierà il seme prezioso.

 

Distesa adesso sta la grande mole

che rumina, sbavando il suo sudore,

è rosso il cielo, tinto per il sole

che si fa dono col forte calore.

 

Si presta l’erba voluttuosa al dente

mentre un insetto con tanta insistenza

sopra il bel manto scorre lentamente

e mette a dura prova la pazienza.

  

Quando la sera ruba poi la luce

il buon villano stanco e polveroso

con mano ferma lento lo conduce

nel ventre della stalla ed al riposo.

 

Linee ricurve sono le sue forme

che già il Fattori presentò con arte,

nel Greco ritroviamo le sue orme

facendo sulla terra la sua parte.

………….

Il maiale
(o della mattazione)

 

D’ausilio fu per voi ogni animale,

compagno di lavoro od alimento

e come tale cresceste il maiale

e al sacrificio suo provai sgomento.

 

Lo compravate in fiera piccolino

per crescerlo coi frutti di stagione,

lo ingrassavate poi dentro il grottino

finché la morte era di conclusione.

 

La sua uccisione venne festeggiata,

in seguito abbondante salatura

e la villana fu ben preparata

nel sapere gestir questa cultura.

 

Con questo vecchio rito contadino

era alleviata assai la fame antica,

un sacrificio non per il divino

anche se in uso c’era il benedica![1]


Allora poco il senso io capivo

nella paura di quell’uccisione

e al tanto sangue io m’intimorivo,

adesso è giusta questa riflessione. 

[1] Espressione d’augurio e di constatazione di buona salute: ad un bambino bene in carne così si diceva.
Un maiale che raggiungeva un buon peso era con questa esclamazione apprezzato.

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