

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo sono elencati i titoli degli articoli precedenti con link per essere letti
Il fresco
Il sole col vestito dell’estate
bruciava con i raggi le pareti,
le veglie dell’inverno, ormai passate,
vi avevano lasciati i cuori lieti.
Il tempo pretendeva gran lavoro,
il giorno consumava la fatica,
la strada concedeva il suo ristoro
vivendo la stagione della spica.
La cena era da poco consumata,
la luna, bella in cielo, risplendeva
facendo da compagna alla serata,
la gente fuor di casa si sedeva.
Fu questa un’abitudine paesana,
allora definita pijà ‘l fresco,
donava l’acqua fresca la fontana
e il vino rallegrava il parco desco.
E presto allora il gruppo si formava,
perche l’aggregazione era di prassi,
la strada d’altri gruppi s’animava,
facevano i ragazzi quattro passi.
Il nonno dilettava il nipotino,
la nonna sferruzzava la calzetta,
il padre conversava col vicino,
la madre rammendava la maglietta.
Volava nello scuro la civetta,
le lucciole segnavano l’estate,
il fresco si godeva senza fretta
ed erano le storie tramandate
per voce, che altre voci ricordava,
facendo alla memoria buon ricorso,
la patina del tempo le invecchiava
offrendole nel senso del trascorso:
le immagini bussavano alla mente,
che della fantasia le porte apriva,
l’entrata non costava proprio niente,
l’uscita alla realtà restituiva.
E la conversazione commentava
le cose del passato e del presente,
il vecchio spippettando ricordava
spandendo caldo il fumo tra la gente:
il tempo seminava le stagioni
e queste controllavano la vita
che, madre, partoriva le illusioni,
nel senso quotidiano convertita.
La notte sprofondava nel suo nero
e l’afa finalmente era dissolta,
il fresco proseguiva nel sentiero
e la seduta allor veniva sciolta.
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