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Viterbo STORIA
Mauro Galeotti

 

La Torre dietro san Faustino (Foto Mauro Galeotti)

Chi percorre Via del Pilastro, da Porta Faul verso Porta Fiorentina, all'incrocio con Via Signorelli, se volge lo sguardo a destra, appena passato l'incrocio, vedrà una torre pentagonale, uno dei pochi esempi di tale forma, una rarità per la nostra cinta muraria lunga ben cinque chilometri.

Ebbene manca poco e la troveremo tutta in terra, in un volgare ammasso di sassi, l'uno sull'altro, confusi, indistinti, senza più scopo, inservibili, eppure stanno lì da secoli, l'uno accanto all'altro, in compagnia, con la vecchia robusta malta che ormai, anziana, non tiene più e lascia slegati i conci che tanta storia hanno da raccontare e se tu, che mi leggi, ti accosti con l'orecchio a una di quelle pietre ben squadrate sentirai che ti raccontano la loro vita.

La Torre dietro san Faustino (Foto Mauro Galeotti)

Ma lasciati aiutare da me...

Alla Torre della Rocca Albornoz ne segue un’altra distinta come la torre dietro san Faustino.

Il della Tuccia, storico viterbese, riferisce che nel 1458 si cominciò ad innalzare una tore alla Rocca e si presero i sassi da una torre che non svolgeva più il suo scopo di difesa e allora si «cominciò a scarcare una torre, che stava dietro la chiesa di S. Faustino».

Il 30 Gennaio 1575 «Prete Michel’angelo de la Cosella canonico di San faustino ha un horto la sù a S. faustino, presso a’ le mura de la Città, dove è un Torrone sopra le mura, nel quale desidera con buona gratia, et authorità nostra fare un pò di palombara, e renderà anco qualche ricognitione a’ la Communità se vi pare», così dalle Riforme, le deliberazioni comunali d'un tempo.

La richiesta d’uso di una torre delle mura per la realizzazione di una piccionaia era assai consueta e veniva spesso accordata.

Il 18 Dicembre 1758 il priore ed i canonici della Chiesa dei santi Faustino e Giovita ravvisarono la volontà al Consiglio comunale di demolire la torre, presso la chiesa, perché risultava pericolosa e minacciava una probabile improvvisa caduta.

Nel trimestre Aprile Maggio Giugno 1760 ai priori si ricorda:
«Essendo pochi giorni sono giunte a nostra notizia, che questo Sig.re Orioli avesse occupata la torre contigua alle mura castellane in vicinanza della Chiesa di S. Faustino, con avervi dentro la medesima torre fatto fabbricare una stanza, e dentro avervi anche fatta fare una scala ascendente in sino alla sommità di detta torre, ed altro, come meglio potranno far riconoscere, credessimo nostro debito di farlo intimare a demolire tutti i lavori ivi fatti con inibirlo ancora a non proseguire i lavori suddetti, stante che il tutto era seguito senza nostra notizia, e senza ordine alcuno de’ Tribunali Superiori di Roma.

Ora resta all’Ecc.ze Vostre di proseguir gli atti suddetti. Se bene poco prima di dimettere il nostro possesso ci è stata consegnata lettera della Sacra Congregazione per l’informazione al memoriale presentato dal medesimo Sig. Orioli, come meglio potranno intendere dalla stessa lettera.
Verte in Sacra Congregazione del Buon Governo la causa con questi Sig.ri Bussi per la pretenzione di dovere la Comunità riparare il supposto imminente pericolo di un certo Casalino contiguo alle mura castellane in Contrada Belvedere [zona Porta Bove - Torre di Sassovivo ndd] come meglio saranno ragguagliate dal Segretario.

Sarà similmente pensiero dell’Ecc.ze Vostre di far riconoscere le mura castellane nella parte del barbacane ritenuto a livello da Felice Zenti per esserci stata fatta istanza per parte delle Monache di S. Rosa di far riattare alcuni scavi che ultimamente si sono osservati sotto le dette mura con qualche pericolo delle medesime».


La Torre dietro san Faustino (Foto Mauro Galeotti)

Si tratta di un Francesco Orioli, omonimo del famoso storico fisico archeologo che nacque nel 1783, il quale aveva preso in enfiteusi, nel 1759, dal Capitolo di san Faustino alcuni orti contigui alla chiesa stessa.

In mezzo a tali orti vi era una antica torre che il medesimo riteneva compresa nel canone annuo e, avendola vista in rovina, aveva ritenuto bene restaurarla e coprirla col tetto e realizzarvi una scala al fine di potervi riporre gli attrezzi della campagna.

Si dichiarò, comunque, disponibile a pagare alla Comunità il canone che era giusto pagasse, stabilito poi in cinque giuli, questo per chiudere la controversia amichevolmente.

Fin qui un po' di storia di una torre dimenticata dai vivi di oggi, una torre che ha tutto il diritto di essere restaurata, proprio per continuare la sua storia gloriosa, messa troppo spesso a rischio.

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