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Viterbo STORIA VISTA DALL'ALTO
Mauro Galeotti

La Torre di messer Braimando nel 1904 (Archivio Mauro Galeotti)

Le torri di Viterbo le hai mai guardate dal basso in alto? Esse ti guardano sempre dall'alto e... proteggono la vita e la storia, sono aquile verso il cielo, lo sfidano durante i temporali, lo bucano come una morbida groviera, lo solleticano come una piuma soffice ed esse si lasciano accarezzare dal vento che fischia quando raggiunge la loro sommità. Ma a proposito di torri ti racconto un po' in breve la loro storia attraverso la penna di chi ha vissuto prima di me.

Domenico Bianchi (1537 - dopo 1615) scrive che Viterbo ne contava ben 197 e alcune erano di tale altezza, che da terra si poteva appena vedere la sommità.

Lo storico asserisce pure che «Hebbe [Viterbo] dal suo principio molte Torri, sì come a questo dì d’hoggi apertamente si scorge in lei esserne moltissime, fatte con molto artificio di pietre squadrate altissime ed alcune con molta proportione hanno le Cortine, che in altezza, conveniente le circondano».

Feliciano Bussi (1742) ne elenca alcune, «Fra le descritte torri le più rinomate della Città erano le seguenti, cioè, Torre Damiata, o sia Demiata, Torre Beccaja, chiamata anche Torre di Bartolomeo di Panza, Torre Spagnola, Torre Berera, Torre Aldobrandina, Torre Tignosa, Torre Vicana, cioè fabbricata dalla famiglia di Vico, Torre Raniera, Torre di Ranuccio, Torre di Piano / Arbano, Torre del Palagio dell’Imperatore, Torre di Bramante, Torre Prete / Vonna, e Torre di Angelo di Salamaro, la quale fra tutte le cento novantasette era la più bella, e la più alta, che si scorgesse in Viterbo, non trovandosene al presente in piedi neppure la quarta parte, per essere state altre rovinate da tremuoti, altre demolite in tempo delle guerre civili, ed altre scaricate per ridurre la Città in quel miglior’ordine di strade, e di edificj, in cui la stessa a giorni nostri apparisce».

In un bell’articolo, scritto nel 1933 da Giovanni Mazzaroni, sul Bollettino municipale, vengono descritte le torri di Viterbo le quali sono anche elencate:
«Torre di Bacarozo (1458) in Pianoscarano. Torre di Bramante (1472) all’angolo delle antiche vie di S. Giacomo e della Pace. Torre di Angelo Salamaro (1226) alla Pietra del Pesce. Torre di messer Azone in Piazza S. Silvestro. Torre del medico messer Begnamino (1235). Torre di messer Braimando o Braimante (1251) […]. Torre di messer il Capitano (1283) all’angolo di Piazza del Comune e di via S. Lorenzo. Torre di messer Enrico di Muto (1234) in Piazza S. Silvestro. Torre Palagio e Case di messer Giovanni Clarimbaldo in S. Maria in Poggio. Torre di messer Giovanni Marchisane (1237). Torre di messer Graziani (1230). Torre di messer Burgundione (1258) in Piazza S. Silvestro “ante porticum ubi jura redduntur”. 

Torre Damiata o di Nicola di Giovanni Cocco (1255) in Piazza S. Carluccio. Torre di Guarnerio ora di Giovanni Riccio (1236) in contrada S. Vito. Torre di Pietro di Polo (1219). Torre di Raniero di Normanna (1235) nel Castello di S. Lorenzo. Torre di Raniero Polo e di Valentino (1235). Torre di S. Faustino “vel Crucis” (1246). Torre di S. Francesco (1346), “La Torretta”. Torre di S. Matteo in Sonza un tempo di messer Guercio (1346). Torre della Chiesa di S. Stefano (1480). Torre Salcicchia (1346). Torre di S. Pietro dell’Olmo e S. Antonino (1292). Torre dei Tignosi (1236) in S. Lorenzo. Torre di messer Giovanni del Castello (1298) all’arco di Palazzo Farnese. Torre Matriggiana al Mulinaccio. Torre di Abozartuole in S. Angelo. Torre dell’Amandola».

Nel Liber quatuor clavium del Comune di Viterbo, trascritto da Corrado Buzzi (1998), sono nominati proprietari di torri:
1211 - Cittadino.
1219 - Petri de Polo.
1225 - Nicolai Iohannis Cepti; Raniero di Normanna nel Castello di san Lorenzo.
1226 - Angelo del fu Salamare alle «pietre dei pesci»; Iohanni Ferenti.
1228 - Gerardo di Gerardo di Petruccio.
1230 - Ugolino di Cristoforo a Piano Scarano.
1231 - Ianni Blasii in Plano de Squarlano (Piano Scarano).
1233 - domini Acçonis in Piazza san Silvestro; domini Capitanei.
1234 - Enrico di Muto; Quintavallis nel Castello di san Lorenzo.
1235 - Alberto di Vicanello in Contrada san Pietro dell’Olmo e sant’Antonino; domini Begnamin medici; Ranucii Poli et Valentini.
1236 - Nicola di Federico di Nuccio e Benencasa di Nuccio; Nicolai Frederici.
1237 - domini Iohannis Marchisane; Munaldi.
1245 - Iacobi Bartholomei.
1246 - domini Geiçonis.
1248 - Nobile vedova di Giovanni di Clarimbaldo.
1249 - Bartholomei.
1276 - Tebaldo di Paltonerio in Contrada santa Maria Nova o di san Vito.
1317 - Angelo di Ugolino in Contrada san Quirico.
1333 - Gianni, Tedesco e Sciarretta del fu Manfredo di Vico.
1376 - Tommasa del fu Vanni di Verardo in Contrada santo Stefano.

Secondo le disposizioni degli Statuti comunali le torri, costruite dopo quella di Braimante, non potevano superare quest’ultima in altezza. Una torre poteva essere smantellata in seguito a tradimento od omicidio da parte del proprietario della stessa. 

Dalle milizie comunali veniva occupata la torre di colui che aveva ordito sommosse, quest’ultimo era obbligato al pagamento delle spese relative alla sua sorveglianza.

Chi avesse lanciato sassi dalla propria torre, incorreva nella punizione della demolizione di una fila di pietre della sua abitazione o della torre stessa. Ai ribelli invece venivano distrutte cinque fila di conci della loro torre.

Quante di esse sono sparite? o sono rimaste nascoste, perché ormai alte quanto una casa?

Chissà a quante di esse passi vicino e non te ne accorgi, chissà, ma almeno ammira quelle che ancora svettano nel cielo e ringrazia i nostri avi per la loro presenza.

Anzi ringraziamoli insieme.

Grazie.

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