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Messina NESSUNA INDIFFERENZA
dott. Giuseppe Di Prima

 

Se vuoi il fumo fai fumare una bella pizza napoletana

GENERALITA’ – Dopo l’introduzione del tabacco in Europa nel XVI secolo e nonostante numerosi esperti ne abbiano sconsigliato l’uso, si è assistito ad un progressivo costante aumento del suo consumo.

Fino ad una trentina di anni or sono circa, i denigratori del tabacco non potevano avanzare che argomenti poco convincenti. Attualmente però le ricerche sono in grado di precisare i danni arrecati alla salute: l’uso diffuso delle sigarette conduce ad una vera e propria catastrofe sanitaria.

Gli epidemiologi sono giunti ad inequivocabili conclusioni: tutte le statistiche retrospettive concordano che le probabilità di cancro polmonare aumentano con il consumo di tabacco. Il fumatore di 10 sigarette quotidiane rischia quindici volte di più del non fumatore; il fumatore di 40 sigarette quotidiane rischia 65 volte più del non fumatore. Questa interessante statistica è stata confermata dai risultati di numerosi studi, con piccole differenze che confermano in media i dati descritti.

L’uso della sigaretta diminuisce la durata media della vita di tre o quattro anni, pari cioè all’aumento raggiunto in 30 anni grazie al progresso della medicina. Un solo dato dimostra che la mortalità complessiva dei fumatori di oltre 54 anni, supera di oltre il 50 % quella dei non fumatori.

E’ quindi deplorevole l’indifferenza dell’opinione pubblica di fronte all’autentico flagello che è il tabagismo. Il medico non può rimanere indifferente di fronte ai problemi posti dal costante aumento del consumo del tabacco, così come non può disinteressarsi dell’alcolismo e delle tossicodipendenze. Non accenno alla indifferenza delle autorità perché hanno per il loro “mestiere politico” anche lo spregio della salute generale se per loro vantaggio. L’ipocrisia dei governanti è superlativa.

Lo capirete con questo inciso: Negli ultimi decenni con l’impoverimento dei terreni e delle colture trattate con fertilizzanti chimici, insetticidi, fungicidi ecc, i prodotti vegetali risultano enormemente impoveriti dei loro componenti nutrizionali e questo può portare a delle carenze in coloro che si nutrono di prodotti del mercatoMa il problema non è solo alimentare; alcune colture sono altamente deleterie per diversi motivi come per esempio la tabacchicoltura. La pianta del tabacco impoverisce il terreno dove cresce e ha bisogno di concimazioni con fosfati, sostanze azotate e potassio Anche in Italia alcune regioni che coltivano tabacco hanno già riscontrato danni incalcolabili e (allucinante) tra le misure agroalimentari si inseriscono incentivi per tale coltivazione. In Umbria, per esempio, la tabacchicoltura chimica ottiene un contributo doppio a quello dell'agricoltura biologica. Una contraddizione palese considerando i danni riconosciuti causati dalla coltivazione del tabacco. 

Il cuore verde d'Italia, oggi è il simbolo di un degrado ambientale irrecuperabile. Le famose Cascate delle Marmore lasciano  sgocciolare a valle un'acqua fetida. La terra umbra oggi è piena di veleni tant'è che le acque superficiali sono ormai imbevibili e per fornire ai cittadini un liquido decente le amministrazioni debbono ricorrere a pozzi artesiani sempre più profondi, con l'ulteriore e lento impoverimento e inquinamento  delle falde acquifere profonde. Il tabacco ovviamente primeggia con il quadro distruttivo della ex Regione verde. 

“L’agricoltura in Umbria continuerà ad avere una delle sue colonne portanti nel tabacco...”. Lo ha deciso il fu presidente del consiglio Matteo Renzi che un paio di anni fa  ha sottoscritto un “importante” accordo con Philip Morris  per la valorizzazione della filiera del tabacco in Umbria ed in altre regioni italiane con vocazione all'avvelenamento (come la Campania).
Avete inteso bene, l'americana Philip Morris ha ottenuto il permesso per distruggere la fertilità dei nostri campi. E’ evidente che . . .almeno qualche stecca di sigarette l’avrà mollata a chi le ha dato il permesso!!!

Tornando alle sigarette, queste vengono consumate in misura molto variabile a seconda dei soggetti, del tempo di cui essi dispongono, dell’ambiente in cui si trovano e del Paese d’origine. Il progressivo aumento del tabagismo è impressionante e per un limite autoimposto salto statistiche e numeri accennando soltanto ad oltre cinquemila miliardi di sigarette e a diverse migliaia di tonnellate di tabacco vendute in un anno. E’ quindi indispensabile un intenso sforzo informativo ed educativo.

ROBLEMI PSICOLOGICI DEL FUMATORE – Numerosi psicologi e medici si sono sforzati di spiegare e di analizzare le ragioni di una abitudine del tutto inutile. Si conoscono ormai assai bene le abitudini del fumatore.

Le giustificazioni del fumatore sono complesse e variano a secondo degli individui. Il piacere di fumare è indiscutibilmente una elementare attività orale; deve derivare dal piacere che prova il poppante nel succhiare. Fumare o succhiare sono dunque capaci di attenuare i fenomeni emotivi e di procurare una soddisfazione. Il fatto di fumare è un gesto ripetitivo. Questa ripetizione di un gesto compiuto centinaia di volte assume spesso un carattere quasi rituale, ed è una caratteristica di attitudini nevrotiche. La soppressione di una simile attività ripetitiva costituisce una privazione ed una vera e propria mutilazione psichica dell’individuo che ne viene privato. Il fatto di fumare è una attività sostitutiva, il cui contenuto è estremamente variabile: impressione di “fare qualcosa” in una civiltà nella quale il lavoro viene considerato l’unico valore da coltivare; un modo di valorizzarsi e di affermare la propria padronanza di sé in presenza dell’interlocutore o di una situazione imbarazzante; attività rilassante nel corso di un lavoro difficile e faticoso; affermazione di virilità per l’adolescente.

Il fatto di fumare è un “tic” il cui significato merita di essere analizzato. Sembra anche che la sessualità influisca sul comportamento del fumatore il quale con questo mezzo afferma il proprio sesso. L’adolescente vede nella sigaretta il simbolo e gli attributi di questa virilità; in preda ad una angoscia sessuale incosciente vuole dimostrare la propria virilità con un gesto tipicamente maschile, o ritenuto tale. Le donne invece, fumano per reazione al loro sesso (così come indossano i blues jeans). Nell’angoscia incosciente che prova, il fumatore ritrova la tranquillità interiore, ritornando al primitivo stadio orale. Una volta però terminata la sigaretta, l’angoscia riappare. Inizia così il ciclo ininterrotto e il “tic” del fumatore si trasforma in una esemplare applicazione della compulsione ripetitiva.

Il fumatore è al corrente della nocività del tabacco ma questa conoscenza, sottovalutata, gli procura una segreta soddisfazione nell’adottare una attitudine decisamente masochista. Il modesto fumatore sarà tentato di rinnovare un piacere tanto facile a procurarsi associandolo sempre più alle sue azioni e al suo lavoro. In seguito, diventato accanito, non potrà più lavorare senza fumare, fatto che giustificherà assicurando che il tabacco agisce sulle sue facoltà e sulla sua intelligenza, che gli facilita il lavoro e gli assicura la continuità nello sforzo. Così il fumatore è vittima più ancora del tossico, di una abitudine e dei riflessi di associazione dalla stessa instaurati. In tutti, l’atto di fumare diventa un riflesso condizionato, che associato allo spirito di imitazione, piacere, predisposizione mentale, estraniamento dall’ambiente, spiegano l’enorme difficoltà della lotta contro di esso.

FARMACOLOGIA – Quando si aspira il fumo, si assorbono da 1 a 4 mg. di nicotina per sigaretta; essa supera facilmente la barriera emato-encefalica e provoca, a livello del cervello una liberazione di serotonina. Salto ovviamente particolari farmacologici per concludere che il desiderio di tabacco si manifesta quando il tasso sanguigno e tissulare di nicotina diminuisce. Sembra quindi accertato che si fuma per “drogarsi” con la nicotina. Numerosi fumatori asseriscono che la sigaretta li stimola a livello cerebrale e tale impressione soggettiva non deve essere trascurata, considerando la successiva azione deprimente.

BRONCHITE CRONICA E CANCRO – Il fumo del tabacco è composto da gas e di goccioline liquide. Durante l’aspirazione, queste si depositano, a seconda delle loro dimensioni, sulla parete della trachea, dei bronchi e degli alveoli polmonari. La composizione chimica del fumo del tabacco è complessa e variabile; dipende dalla qualità del tabacco, dalle lavorazioni cui è stato sottoposto, dal modo in cui viene fumato. Si possono distinguere tre principali frazioni:

- La frazione neutra, contenente Idrocarburi ciclici, come i benzopireni, che accumulandosi per anni, sarebbero responsabili di una azione cancerogena. 

- La frazione acida, contenente sostanze irritanti per le vie respiratorie (fenoli, pirocatechine, resorcina, acido benzoico e numerose altre molecole come la formaldeide, acroleina, ecc.) Questi elementi si trovano nel fumo in concentrazioni superiori ai limiti cilio-statici e pertanto ostacolano l’attività ciliare delle vie aeree.

- La frazione alcalina, contenente essenzialmente nicotina, alcaloide specifico del tabacco.

Il fumo del tabacco contiene infine ossido di carbonio (Monossido di Carbonio CO).

Fino ad una trentina di anni or sono si riteneva che il cancro del polmone potesse solo eccezionalmente essere causa di morte. Studi accurati hanno dimostrato un costante aumento del numero dei cancri bronchiali e uno spettacolare aumento di decessi attribuiti al cancro del polmone. Poiché nel corso degli anni anche il consumo del tabacco è andato via via aumentando, si è portati a tracciare un parallelo tra questo aumentato consumo ed il sempre maggior numero di cancri bronchiali.

L’interrogatorio dei pazienti affetti da cancro bronchiale mette in evidenza e conferma questa realtà: nella maggioranza dei casi, i pazienti avevano fumato almeno un pacchetto di sigarette al giorno da 20 o più anni. Seri studi clinici confermano quello che gli pneumologi hanno sempre giudicato evidente, cioè la responsabilità del tabacco. Ma, dato i grandi interessi commerciali in gioco, questa realtà è stata quasi sempre velata. - I numerosi obiettivi e severi studi, ricerche ed inchieste, per verificare la correlazione statistica tra il consumo di tabacco e l’incidenza del cancro polmonare, hanno rivelato anche l’esistenza di numerose correlazioni con altre malattie, in particolar modo con la bronchite cronica. Il buon senso popolare aveva però già sopravanzato gli studiosi, perché è nota a tutti l’irritazione delle vie respiratorie che colpisce l’accanito fumatore di sigarette.

CARDIOVASCOLARE – NERVOSO – DIGERENTE – Il monossido di Carbonio (CO) è un gas incolore e inodore che si sviluppa per la combustione incompleta di composti contenente carbonio. Il fumo di tabacco rappresenta una delle principali fonti di esposizione a CO per l’uomo, sicuramente la principale fra quelle facilmente prevedibili. La tossicità del CO inalato è legata alla sua forte affinità per l’emoglobina, molto superiore a quella dell’ossigeno, che porta alla formazione di carbossiemoglobina con una drammatica riduzione dello scambio gassoso.

Le conseguenze cliniche sono rappresentate dalle intossicazioni acute e croniche che possono lasciare danni permanenti a livello cardiaco o neurologico. Il CO è molto diffusibile, non viene trattenuto dal filtro di sigaretta, e si diffonde rapidamente dal sangue nei tessuti. Non viene trattenuto dal filtro placentare, per cui rappresenta un grave pericolo per il feto. Il CO presente nel fumo di tabacco è particolarmente pericoloso per i bambini e per gli adulti fumatori con problemi respiratori o con storia di anemia o patologie cardiovascolari. Nei soggetti fumatori sani, in generale, sul breve-medio periodo, il CO può contribuire a ridurre la capacità lavorativa e negli atleti la performance sportiva, mentre basse ma protratte esposizioni di CO sul lungo termine possono contribuire, assieme ad altre sostanze presenti nel fumo di tabacco, all’insorgenza di ipertrofia miocardica. La nicotina fa aumentare la pressione arteriosa, la velocità del ritmo, il volume sistolico ed il lavoro cardiaco. Questo aumento della contrattilità cardiaca induce un aumento del fabbisogno miocardico in ossigeno.

La nicotina provoca nel siero un aumento degli acidi grassi liberi, delle lipoproteine e dl colesterolo. L’aumento dell’adesione delle piastrine e della loro aderenza all’endotelio vascolare, significa accelerazione nella formazione di trombi. L’aumento degli acidi grassi liberi e del colesterolo spiegano perché la nicotina sia pericolosa per gli individui portatori di affezioni coronariche. Per quanto riguarda il sistema nervoso, sintetizzando al massimo possiamo dire che la prima manifestazione dell’azione del tabacco sull’encefalo sembra di tipo stimolante. Ne consegue facilitazione all’impegno intellettuale, miglioramento della memoria ed azione euforizzante. Ma questa azione farmacodinamica è di breve durata. Rapidamente il tabacco esercita un effetto negativo sulla memoria, l’attenzione e l’orientamento.

La insoddisfazione della mania lavoratrice determina uno stato di ansia, attenuata temporaneamente con un’altra sigaretta. In questi casi si tratta più di manifestazioni nevrotiche che tossiche. Queste manifestazioni nervose devono essere prese in considerazione se si vuol prevenire una evoluzione talvolta pericolosa. I disturbi digestivi, epatici o nutrizionali del fumatore dipendono da meccanismi complessi. L’azione farmacologica del fumo di tabacco sullo stomaco, varia. Rapidamente si osserva una inibizione della motilità gastrica ed una diminuzione secretiva, il che spiegherebbe l’anoressia tabagica. I soggetti gastritici od ulcerosi guariscono con difficoltà mentre nei non fumatori la guarigione è più rapida.

DISASSUEFAZIONE - E’ molto più facile di quanto si creda, anzi facilissima; così disse George Bernard Shaw, aggiungendo “L’HO FATTA TANTE VOLTE.” A parte la battuta,.non è impossibile se si tengono presenti alcune considerazioni. L’abitudine tabagica è mantenuta nel fumatore dalla necessità di nicotina, soddisfatta con l’assorbimento di fumo, necessità che imperiosamente riappare non appena nel sangue il tasso di nicotina diminuisce. Indipendentemente da questa assuefazione alla nicotina, il fatto di fumare è una attività suppletiva ed un “tic”.

Tenendo conto di questi tre fattori, si potrà programmare con successo la disassuefazione al fumo. Scalare gradualmente l’assorbimento di nicotina con le sigarette o con prodotti suppletivi serve ben poco; ciò si spiega quando si ricordi come questa attività sia profondamente radicata nel comportamento del fumatore. Gli avvertimenti tragici (o macabri) consigliati ed adottati dalle industrie con manifesti o sui pacchetti, sono puerili e totalmente inefficaci; si tende ad ignorarli. Provocano spesso reazioni molto diverse da quelle desiderate. Una propaganda contro la sigaretta fatta in tono aggressivo fallisce lo scopo e provoca soltanto reazioni di auto-difesa. Anzi, potrebbe fornire al fumatore una ragione in più per continuare: “Un giorno o l’altro dovrò pur morire: fumare o non fumare non cambia nulla!”.

Il fattore principale è la persuasione, che può condurre ad una decisione irrevocabile. Il fumare, generalmente, è più una mania che una tossicomania. Bisogna convincere il fumatore e fargli ammettere che la fama di difficoltà attribuita alla disassuefazione è alquanto errata.. La prova sta nella facilità con la quale smettono di fumare i soggetti che hanno avuto un avvertimento grave, sfiorando la morte con un infarto. La disassuefazione non comporta alcuna difficoltà, a meno che la mania non confini con la tossicomania o con disturbi mentali. La pratica realizzazione deve obbedire a talune semplici regole. Ricorrere a metodi bruschi e cessare immediatamente di fumare respingendo nel modo più assoluto la diminuzione progressiva del numero di sigarette. Il fumatore che fuma meno, pensa più di prima al suo pacchetto di sigarette.

La cessazione immediata e totale deve essere accompagnata da una serie di accorgimenti che vedremo, eventualmente consigliati da uno psicoterapeuta. Il fumatore che HA DECISO di smettere è disturbato solo parzialmente e momentaneamente dalla privazione. E’ importante ripeterlo che contrariamente ad una convinzione troppo diffusa, e secondo il parere di quanti lo hanno fatto, rinunciare al tabacco è molto meno penoso di quanto si creda. L’abitudine di fumare costituisce, con i suoi molteplici movimenti, una vera e propria attività, che è parte integrante della vita del soggetto. La sua abolizione rappresenta una frustrazione. Il soggetto che smette di fumare deve dunque trovare, per qualche tempo un’attività sostitutiva; iniziare uno sport, una nuova attività professionale, un viaggio, un trasferimento, una opportunità comunque nuova che lo distragga e lo impegni, allontanandolo dagli amici che fumano. Per qualche tempo il fumatore (o meglio, ex fumatore) prova una spiacevole sensazione di frustrazione: non può più compiere gesti abitudinari, non sa come occupare le mani vuote, sente che gli manca “qualche cosa” è disorientato.

Ciò però dura poco; se ha resistito per qualche settimana, diventa gradualmente più resistente e rischia sempre meno di recidivare. I risultati della disassuefazione sono spesso impressionanti. Il tabacco ha esercitato una azione dannosa su tutto il corpo; il dimagramento è frequente. Sul piano somatico diversi sono i miglioramenti ed il peso è il primo sintomo a farsi notare, cioè l’aumento di peso. L’argomento è importante particolarmente per le donne dato che questo aumento di peso può costituire un ostacolo, credendo che “automaticamente” farà loro acquistare un certo numero di chili. E’ FALSO!

L’aumento di peso corporeo è imputabile ad un accresciuto apporto calorico facilmente controllabile. Il soggetto ha più appetito per l’eliminazione della anoressia tabagica, e inoltre “compensa” l’assenza di sigarette ingerendo di più, specialmente dolciumi. E’ escluso categoricamente un effetto specifico del tabacco sul piano metabolico. Altri cambiamenti sono evidenti: l’azione sulla tosse e l’ipersecrezione bronchiale è sorprendente; si vede quasi subito scomparire quella che era stata ritenuta una bronchite cronica o una affezione polmonare di vecchia data. Evidente è anche il maggior benessere generale con la carnagione più chiara e colorita, il viso più luminoso e le rughe che diminuiscono o scompaiono.

Nessuno riceve tanti complimenti per il suo buon aspetto, quanto un ex-fumatore.

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