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Viterbo RACCONTO ...è convinta che si dica: propio  propietà  propietario, tanto che scrive così nei contratti e sui cartelli e l'ha visto pure su un paio di cappellette del cimitero
Agostino G. Pasquali



Il cartello è a Viterbo in via Villanova 36

Prologo
     “Pronto, Giovanni? Sono Mario… [puntini di pausa per la risposta di Giovanni]… Come stai?... Bene! Ne ho grande piacere… Ma dimmi: hai programmato qualcosa per sabato sera?… Ah! Vai al concerto jazz?... Sì, capisco e approvo, anche se il jazz è secondo me non propio una musica ma una pseudomusica… Sì, pure per me il sabato sera è da uscita, da far tardi, tanto la domenica si dorme…

      Ma domenica sera… ascoltami bene e memorizza: domenica sera devi partecipare ad una grigliata in giardino qui da me... No, tranquillo, non si farà tardi, le undici, massimo massimo mezzanotte. Invito pure Giorgio con la moglie Gisella, e Vincenzo con la sua 'friend' nuova... come? Non hai capito? Ripeto f-r-i-e-n-d, in inglese, cioè 'puttanella' in italiano…  lo sai? ha lasciato Roby per una certa Giusy, tutte col nome esotico 'ste friend. Oh! ma vedessi la nuova, la Giusy, che sventola!... Allora senti quanti saremo: oltre i quattro che t'ho detto aggiungi me, Anna mia moglie e te. Saremo sette in tutto. Perfetto, non ti pare? Né troppi né pochi. Saremo giusti, propio propio giusti!”

     Giovanni è tutt'altro che entusiasta dell'invito. Per domenica ha programmato un'uscita in canoa sul lago di Vico e la sera sarà quindi stanco. Sa che queste grigliate implicano la collaborazione di tutti i maschietti per accendere i carboni, scottarsi col barbecue rovente, sporcarsi le mani, affumicarsi peggio dello speck, tutte operazioni sgradevoli, mentre le signore si dedicano solo a preparare la tavola e a spettegolare. E mangiare poi carne poco cotta addirittura cruda all'interno, oppure troppo cotta, coriacea e bruciata, che sa di amaro e fa sicuramente male alla salute. Teme inoltre che Vincenzo, uno degli invitati, quello della 'friend=puttanella', ne approfitti per tornare a sollecitargli un favore che lui, Giovanni, funzionario pubblico, gli ha già rifiutato perché inopportuno e al limite dell'illegittimità.

     Una punta di disagio gli deriva anche da quel modo di parlare di Mario, quella certa invadenza e l'eccessiva confidenza che non vorrebbe subire e neppure dare. Lo ha indisposto anche quel 'propio propio'. Riflette:
     “Che strano! Molta gente, in particolare a Viterbo, gente anche istruita come Mario che è un professionista, è convinta che si dica: propio  propietà  propietario, tanto che scrive così nei contratti e sui cartelli e l'ha visto pure su un paio di cappellette del cimitero. È pur vero che anticamente nel linguaggio familiare si usavano anche queste forme, ma oggi sono considerate errori.”      
      Però Mario è suo cugino, gli è stato vicino e utile in occasione del recente lutto familiare, la morte della moglie, e quindi non può essere scortese e rifiutare seccamente. Cerca una scusa, ma non gliene viene in mente nessuna decente.     

     Mentre Giovanni cincischia in attesa di trovare la buona scusa, Mario interrompe a modo suo l'indecisione:
     “Bene. Ti aspetto, sii puntuale… Oh! Scherzavo sulla puntualità, lo so che tu sei propio un precisino.”
     Precisino, o peggio? Se il lettore pensa che questo Giovanni sia rigido e pignolo, e non solo per la questione linguistica, il lettore ha ragione.

La grigliata
     Domenica di luglio, verso le dieci di sera, nel giardino della casa di Mario.
     Ma si può chiamarlo giardino? Veramente è un grosso cortile in gran parte coperto di ghiaia,  con due cerchi di terra brulla nei quali vivacchiano cespugli di alloro, al centro un grosso e alto cedro da cui piovono gocce di melata e animaletti vari, i quali cadono anche sul tavolo che è stato apparecchiato sotto il cedro ed è poco riparato da un ombrellone che non lo copre completamente.

     Uno dei lati del giardino dà sulla strada, quello opposto è chiuso dalla casa e gli altri due, a destra e a sinistra, confinano con i giardini dei vicini.
     Mario ha voluto realizzare una scenografia colorata e allegra e per questo ha incaricato il suo giardiniere saltuario di stendere dei fili fra il cedro e l'inferriata che dà sulla strada. Ai fili sono appesi dei lampioni cinesi con luci elettriche. Il giardiniere, che è una persona responsabile e prudente nonché viterbese-pianscaranese doc, ha spiegato:
     “Ho levato le cannéle e c'ho messo le lampadène. Gnente cannele o lùmene a fiamma che, mai sia! se potarebbero 'ncendiasse!”

     Verso la strada c'è una grossa aiola con l'erba ingiallita dal caldo, e proprio in mezzo all'aiola fa bella mostra il barbecue acceso al punto giusto, con gli uomini attorno che lo stanno caricando di carni da arrostire.
     Intanto le donne chiacchierano con una cordialità che è eccessiva, ma serve per mascherare la rivalità che è una componente naturale del carattere femminile, pronta a manifestarsi appena c'è una donna un po' vistosa. Infatti Gisella e Anna, le mogli, hanno sùbito provato una acuta gelosia verso la 'friend' Giusy che si è presentata in minigonna e con un top da sera firmato Fendi che scintilla più dei carboni nel barbecue. Anna, la padrona di casa, ha sussurrato all'orecchio di Gisella: “Nun te fa 'ncantà! C'è scritto Fendi ma è 'made in Ciaina', l'ha comprato dai cinesi… sta smorfiosa!”

     Giusy non le ha sentite ma ha intuito e le ripaga sorridendo in direzione degli uomini. Sta seduta e accavalla e scavalla le gambe come Sharon Stone in 'Basic instinct', ma lei le mutandine ce l'ha e le fa ben vedere.
     Gli uomini notano di sottecchi e ammirano. Vincenzo non è geloso, anzi è orgoglioso di esibire la sua 'friend'. Non è mica la moglie! Gli altri fanno gli indifferenti perché gli uomini son fatti così, non hanno la rivalità delle donne, almeno in pubblico, poi magari in privato si scazzottano. Inoltre sono troppo occupati a mettere braciole e salsicce sulla griglia, a girare la carne evitando che si bruci, e a preparare le bevande.
     Mario e Giorgio sono impegnati a stappare bottiglie. Vincenzo e Giovanni curano la grigliata e pennellano di tanto in tanto le carni con un ramoscello di rosmarino bagnato nell'olio aromatizzato contenuto in una coppetta.

     In un momento di pausa Vincenzo, come Giovanni aveva previsto, lo prende sottobraccio, lo allontana dal gruppo e apre il discorso del piccolo, insignificante (secondo lui) favore che a Giovanni non costerebbe niente, ma per lui è prezioso. E poi saprà ben sdebitarsi. Giovanni si sente in difficoltà: deve insistere nel 'no', ma non vuole neppure essere scortese e perciò è di nuovo alla ricerca di una buona scusa.

     Una fiammata improvvisa nel barbecue consente a Giovanni di liberarsi da quella situazione spiacevole senza dover fare acrobazie diplomatiche. Si precipita ad allontanare la griglia dal fuoco. La fiammata delle carni si spegne subito, ma il barbecue continua a fiammeggiare perché parecchio grasso si è sciolto ed è finito sui carboni. Fumo e profumo di arrosto si levano e si diffondono nell'aria. Lo sentono anche i vicini, uno dei quali si affaccia sul muretto di divisione e chiede:
     “Ahó! Ma me mannate solo 'l fume… Ce scappa 'na braciola pure mammì?”

     Non c'è tempo di rispondergli perché dal braciere si alza una fiammata di vapore grasso che sale verso l'alto e va a colpire un lampione cinese dando fuoco al palloncino di carta. E' immediato il corto circuito e lo scatto dell'interruttore generale automatico. La scena piomba nel buio. Mario invita tutti a rimanere calmi mentre va a riattaccare la corrente elettrica. Ma non è calmo lui che muovendosi di scatto, al buio, inciampa in una gamba del barbecue e lo fa cadere spandendo carboni accesi. Cade pure la coppetta dell'olio. L'erba prende fuoco perché è secca e l'olio caduto alimenta l'incendio. Il fuoco si allarga rapidamente in tutta l'aiola. Scintille e brandelli di erba incendiata volano in aria e contagiano i rami bassi del cedro che cominciano ad ardere.

     Ci vorrebbero delle scope metalliche per battere l'erba e spegnere il fuoco a terra; ci vorrebbe un tubo con l'acqua per innaffiare l'albero subito, prima che il fuoco si estenda ai rami alti; ci vorrebbe un  estintore. Mario ha un estintore che tiene in garage, ma la porta è chiusa a chiave e lui non si ricorda dove l'ha lasciata. Anche le scope metalliche, ne ha due, stanno chiuse in garage. Mario è in piena confusione, si accascia su una sedia, stralunato. La moglie gli si avvicina e gli grida istericamente: “Ma muoviti, fa qualcosa, chiama almeno i pompieri…”
     Qualcuno sa dirmi perché, quando c'è un'emergenza, certe donne sanno solo gridare ordini agli uomini per operazioni semplici che potrebbero fare loro direttamente?
     Mentre Mario resta lì inerte, gli altri, moglie compresa, escono prudentemente dal cancello e si fermano sulla strada esterrefatti a contemplare il disastro.

     Ora però piove, o meglio arriva un grosso spruzzo di acqua, prima sull'albero poi sul prato. I focolai dell'incendio si riducono, sfrigolano di vapore e si spengono.
     È stato il vicino, quello che si era affacciato, il quale tiene sempre pronto un tubo allacciato ad una presa dell'acqua a forte pressione ed è perciò in grado di ottenere un notevole getto che arriva lontano.  L'ha usato con maestria e ha domato il fuoco. L'ambiente appare piuttosto disastrato, ma i danni sono lievi. La festa è però decisamente rovinata. Convenevoli, scuse, ringraziamenti al vicino, poi ognuno se ne torna a casa sua.
 
Epilogo  
      Mario e Anna sconsolati osservano il loro giardino rovinato e pensano a quanto gli costerà rimettere tutto a posto, ma contano che non sarà molto caro. Piuttosto gli brucia, e bruciare è proprio il verbo giusto, la figuraccia che hanno fatto con gli amici e i vicini.
     In auto Giusy insulta Vincenzo accusandolo di averla portata in un luogo indecente e ad una festa rozza, proprio lei, così chic, così elegante con il suo completino Fendi da sera rovinato irrimediabilmente dagli schizzi d'acqua e cenere. Vincenzo nemmeno la ascolta, arrabbiato com'è per non aver potuto strappare a Giovanni quella promessa d'aiuto che per lui è finanziariamente necessaria.
      Giovanni invece è tutto sommato abbastanza soddisfatto. Si compiace di avere evitato di discutere con Vincenzo e in fondo si è divertito in quell'avventura perché, come tutti i pignoli, è un po' sadico.
     L'incidente è durato pochi minuti così che, quando arrivano i vigili del fuoco lampeggiando e suonando la sirena, tutto è già sistemato. Arrivano, vedono, verbalizzano e se ne tornano in caserma commentando tra loro:
     “Ma quant'è imprudente certa gente!”
     “Imprudente? Ma dilla papale papale: per me questi 'signori', che vonno fa l'americani col barbeqiù, so' propio coj… boccaccia mia, statte zitta!”

Agostino G. Pasquali

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