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Viterbo IL RACCONTO Quel fuoco non è pericoloso, non ha possibilità di incendiare il sottobosco perché ai piedi del castagno il terreno è spoglio, è argilloso senza vegetazione
Un racconto di Agostino G. Pasquali

Leggi la Prima parte del racconto: IL RACCONTO Il migliore amico dell’uomo – Prima parte

 

L’incidente

     La motosega fa un rumore assordante, e Santino è così assorto nel lavoro da non avvertire il latrare e l’agitarsi di Argo che dal basso gli segnala una situazione di pericolo. Se ne accorge però quando gli arriva un acre sentore di fumo.

     Sospende il taglio e si sporge a guardare. Vede con orrore che si è attivato un fuoco proprio ai piedi dell’albero. Evidentemente quel maledetto mozzicone della sigaretta non era del tutto spento, la ventilazione provocata dalla caduta ne ha ravvivato la brace ed è finito su alcune foglie secche che hanno preso fuoco. Spegne la motosega, libera la corda di sicurezza, la fa scorrere nelle pulegge e si cala il più rapidamente possibile.

 

     Quel fuoco non è pericoloso, non ha possibilità di incendiare il sottobosco perché ai piedi del castagno il terreno è spoglio, è argilloso senza vegetazione, e pure umido per piogge recenti. Possono bruciare solo le foglie secche e le frasche della potatura, ma Santino sa che i segni del fuoco sul terreno e sul tronco sarebbero il pessimo segnale di un lavoro fatto male, sporco, che il committente non apprezzerebbe. Perciò prende una frasca verde e con pochi colpi spegne le fiamme.

     Argo osserva l’operazione girando qua e là attorno ai residui carbonizzati, come uno che controlla il lavoro per individuare se c’è qualche punto pericoloso e segnalarlo. Santino lo incoraggia:

     “Bravo, bravo Argo! Cerca, cerca se c’è qualche tizzone acceso.”

     Il cane sembra capire, gira qua e là e annusa. Ma all’improvviso si blocca… poi si accosta a Santino, gli addenta una gamba dei pantaloni e lo tira indietro. L’uomo arretra un passo, poi accarezza il cane e gli parla:

     “Buono, Argo, buono. Lasciami finire qui, ora vengo…”

     Non termina la frase che il cane molla la presa e con un balzo si allontana. Nello stesso istante sente uno scrocchio, guarda in alto e vede che il ramo che stava tagliando si è spezzato e gli sta cadendo addosso. Resta bloccato dallo stupore per un attimo, un semplice breve attimo di incertezza, e quando cerca istintivamente di muoversi è già troppo tardi. Evita appena per pochi centimetri di essere colpito dalla massa del grosso ramo principale, ma viene investito dai rami secondari e buttato a terra.

     Superati i primi momenti di disorientamento, cerca di rendersi conto della sua situazione e di verificare se ha subito danni o ferite. È scioccato e capisce di non essere lucido. Prova a fare un ampio respiro, ma sente dolore e difficoltà al torace perché lo opprime un ramo che gli sta sopra e lo blocca. Può muovere la gamba sinistra, ma non la destra che è schiacciata sotto la parte più grossa del ramo. Può muovere le braccia anche se impacciate dall’intrico dei ramoscelli. Cerca di liberarsi e ci riesce in parte, ma non è in grado di far forza con il polso destro che è probabilmente lussato o fratturato. Non gli sembra che ci siano ferite e lacerazioni, solo qualche dolore e qualche graffio. Non è andata tanto male e non ha subito gravi conseguenze. Si rende conto che l’incidente sarebbe stato mortale se non avesse fatto quel passo indietro che gli ha imposto Argo tirando il pantalone. Argo gli ha salvato la vita.

     Santino considera che il peggio della situazione è che ora si trova bloccato a terra dalla parte più grossa del ramo che gli imprigiona la gamba destra. Prova a spingere con la sinistra che è libera, ma il ramo nemmeno si muove. Prova a tirare la gamba imprigionata cercando di scavare il terreno con lo scarpone e liberarla, ma è terra dura e ogni minimo movimento gli crea dolore. Probabilmente c’è una frattura della tibia o del perone.

     Non gli resta che chiedere aiuto con il telefonino. Ma il telefonino sta nell’auto. Si dispiace Santino, si prenderebbe a schiaffi per quella sua sciocca abitudine di lasciarlo in auto per non rischiare di rovinarlo. Ma in effetti gli è successo in passato di romperne due, uno schiacciato contro un tronco e un altro caduto dall’alto su un sasso. Però ora recriminare non serve a niente.

     Se non c’è il telefono c’è però la voce. Chiede, chiama, urla la sua richiesta di aiuto… ma nessuno è nelle vicinanze e può udirlo.

     Argo! ecco si farà aiutare da Argo. Dov’è Argo? Lo chiama e il cane arriva subito, gli si avvicina districandosi tra rami e ramoscelli. Il cane è timoroso, si trova in un situazione nuova e non sa come comportarsi. È soprattutto incerto perché non ha mai visto il suo amico umano così sofferente. Intuisce che Santino sta male, ma non sa che cosa fare. Aspetta di ricevere un ordine e intanto lecca delicatamente il volto del suo amico che gli restituisce l’atto di affetto accarezzandogli la testa con la mano sinistra. Poi Santino gli parla:

     “Senti Argo. Fai come ti dico. Vai in paese, fatti vedere. Fai capire che sei solo, e con questo la gente capirà che mi è successo un incidente e ho bisogno di aiuto. Tira qualcuno per i pantaloni come hai fatto prima con me, abbaia… dai l’allarme…”

     Argo ascolta come sempre, attento, ma non si muove. Santino gli ripete le istruzioni, ma il cane continua a restare inerte. Forse il discorso è troppo difficile per un cane? anche se il cane è Argo che capisce tutto? Allora – pensa l’uomo – bisogna dargli un ordine semplice, il resto verrà da sé. La gente, vedendo il cane da solo, prima o poi capirà.

     “Vai, Argo, vai… a casa, vai.”

     Per qualche secondo il cane sembra ancora incerto. Poi alza il muso con atteggiamento interrogativo. Sembra che pensi e chieda: “Ma proprio? Devo andare? Ti lascio qui solo?”

     Poi si avvia, dapprima lentamente, quindi accelera e si allontana prendendo l’andatura del trotto.

     Santino ora si può rilassare e aspettare. Non è proprio tranquillo, ma confida che il suo cane lo salverà. La stanchezza e la reazione per le emozioni subite gli danno sonnolenza, però i dolori nei punti colpiti e lesionati gli impediscono di addormentarsi. Provvede la natura a dargli un po’ di pace: ha un improvviso involontario crollo psicofisico. Sviene.

 

Pronto soccorso

     Santino ritorna in sé sentendo che qualcuno lo prende a schiaffi. Che senso ha questa aggressione? Apre gli occhi. È notte, ma ci sono delle persone che, alla luce dei fari del fuoristrada dei carabinieri, stanno rimuovendo con prudenza il grosso ramo che lo tiene prigioniero. Un uomo, in divisa arancione con strisce bianche luminescenti, continua a dargli dei colpetti al viso, ma ora sono leggeri, quasi carezze. L’uomo gli parla:

     “Sveglia, su! signor Zontelli… Sono il dottor Azzei del ‘centodiciotto’... Stia tranquillo. È tutto sotto controllo. Ora la portiamo in ospedale…”

     Arrivano i portantini con una barella, lo sollevano abilmente e ve lo depongono. Tra le persone presenti riconosce Pina, la moglie, che si è avvicinata sorridendo e piangendo. A fatica riesce a dirle:

     “Oh, Pina cara! Non ti preoccupare… Me la son vista brutta, ma è finita bene. Lo sapevo che con Argo potevo stare tranquillo… E tu che non lo hai mai voluto… A proposito, dov’è Argo?”

     Pina si asciuga le lacrime con il dorso della mano, il suo sorriso scompare sostituito da un’espressione di disgusto:

     “Argo? E chi l’ha visto Argo. Se non ero io che son passata da casa… nostra… Era sera e tu non eri tornato. Ho saputo dai vicini che eri partito la mattina presto per fare quel tuo lavoraccio pericoloso. Mi sono preoccupata e ti ho cercato con il telefonino; chiamava ma tu non rispondevi. Allora ho allertato i carabinieri. Non volevano intervenire, dicevano che forse pernottavi fuori, ma io so che non lo fai mai e ho insistito. Allora hanno localizzato il tuo telefonino, ti abbiamo cercato e ti abbiamo trovato. Che c’entra Argo?”

Epilogo, anzi doppio epilogo

Tre giorni dopo l’incidente

     Santino sta in casa. Cura le ferite dell’anima (qualche rimorso per le imprudenze e gli errori commessi) e quelle del corpo (diverse ecchimosi, abrasioni e due vistose ingessature). Pina traffica per rimettere in perfetto ordine la casa. Argo non c’è, ed è ovvio che non ci sia, se no non ci sarebbe Pina. Il cane non s’è più visto dal giorno dell’incidente.

     Squilla il telefono. Risponde Santino:

     “Pronto, qui casa Zontelli. Prego, chi è?”

     “Sono l’ingegner Aureli. Non ci conosciamo, ma ci dobbiamo incontrare perché qui a casa mia c’è il suo cane…”

     “Il mio cane? Com’è possibile? Dove l’ha trovato?”

     “Non l’ho trovato io… è lui che ha trovato me… o meglio, il suo cane ha trovato la mia Fuffina che è in calore. Noi abitiamo proprio all’inizio della contrada Castagneti in una villetta con un giardino cinto da una robusta rete. Tre giorni fa, il suo cane ha scavato sotto la rete di recinzione, accidenti come scava!... È entrato e ha, diciamo, ‘coperto’ la mia Fuffina. Ho provato a cacciarlo, ma non se ne è voluto andare. Ho chiamato quelli del Canile Municipale che sono venuti, l’hanno riconosciuto e mi hanno dato il suo numero di telefono. Venga a prendersi il suo cane e, con l’occasione, mi rimborsi le spese veterinarie per far abortire Fuffina. È una boxerina tedesca purissima, di alto pedigree. Pensi un po’ che cuccioli orribili nascerebbero con quell’indefinibile padre che è il suo cane!”

     Presi gli accordi, Santino si siede in poltrona, mette comoda la gamba ingessata e medita. Si sente profondamente offeso dal comportamento di Argo, si sente tradito nell’amicizia. Deve rivedere la sua scala dei valori affettivi. Ci pensa un po’ e, con un gran sospiro di delusione, conclude così:

   “Però… Mah…Essì, anzi ennò! Non è il cane il miglior amico dell’uomo, ma è la donna, specialmente se è moglie.”

 

Tre mesi dopo l’incidente

     Santino, per gratitudine verso Pina e per non perderla di nuovo, ha dovuto cercare una sistemazione per Argo. Un cliente, per il quale ha fatto molti lavori di potatura, ha già una cagnolina sterilizzata e ha accettato di tenerglielo. Ha detto: “Si faranno compagnia. Per il momento, però… solo per un po’ di tempo…”

     Ma Santino sa, o almeno spera, che sarà per sempre, perché Argo sa farsi voler bene; è un tale ‘paraculo’!

     Pina ha ripreso il pieno controllo del ménage familiare e, forse per un certo spirito di rivalsa, è diventata più dura di quanto già lo fosse prima, e anche un po’ litigiosa. Impone i suoi gusti e le sue esigenze. E poi discute, discute tutto, non le va mai bene niente… Se Santino si lamenta, lo mortifica subito con un: “Guarda che torno da mia sorella.”

     Santino si è rassegnato a sopportare le bizze della moglie. Forse lei non gli ha ancora perdonato di averle preferito il cane, oppure è stata contagiata dalla scontrosità di quella sorella bisbetica, o forse è la menopausa. Quindi, la sera, appena lei comincia a mugugnare, esce e se ne va al CiRCA dove trova amici umani, anche loro alla larga dalle mogli.

     Però, a proposito dei rapporti affettivi, ha cambiato nuovamente parere. Al circolo conoscono la sua storia e talvolta, per scherzare, gli chiedono che ne pensa dell’amicizia e dei cani. E lui, sornione, dichiara:

     “Gli amici sono amici, la moglie è la moglie e il cane è un buon animale. Ma il miglior amico dell’uomo è se stesso. Amen!”

Fine seconda e ultima parte

Agostino G. Pasquali 

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