

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Maremma che fu
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo
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con link per essere letti
Zazzerone
Zazzerone era così soprannominato per un’arruffata chioma che cresceva come un rigoglioso cespuglio, fatta cadere sulle spalle.
Questa era la disperazione di un vecchio barbiere, detto Scortichino a causa dell’imperizia nella rasatura; infatti la gente era solita dire: da Scortichino ci vai in un modo ed esci in un altro.
Infatti nella barberia si entrava cristiani e si usciva come il loro eponimo, insomma da ecce homo.
Zazzerone campava a carico della madre, vedova da qualche anno, e ne era la disperazione, perché coltivava sistematicamente l’arte di Michelaccio, cioè mangiare, bere e andare a spasso, un’arte che ti tuoi permettere se hai qualche buona entrata, ma l’unica di quella famiglia era la porta di una casetta.
Così la donna provvedeva come poteva a sé e al bamboccione (come avrebbe detto qualche ministro qualche anno addietro, un eufemismo che ha quindi una sua modernità).
Si prestava a fare la lavandaia, l’aiuto fornaia, la bracciante occasionale insomma tutti quei lavoretti, che il microcosmo paesano richiedeva, mentre il vagabondo, quando sentiva qualcuno parlare di lavoro, prendeva un’altra strada. Così, alla morte di quella povera tuttofare incominciò a rubare: piccoli furti, ma ripetuti settimanalmente, insomma si direbbe un rubagalline.
La giustizia dovette fare il suo corso e il nostro Zazzerone divenne di casa in pretura e nel carcere mandamentale. Per l’ennesimo furto dell’ennesima gallina padovana, che era il vanto di una vicina di casa e che faceva delle uova grosse come quelle delle oche, com’era solita dire la padrona, che aggiungeva con spirito religioso e con esagerazione ‘sta
Padovana me l’ha benedetta Sant’Antonio, che aveva ed ha il privilegio di essere protettore degli animali, insomma un santo di categoria B, nei confronti dei colleghi che hanno il patrocinio sugli uomini.
Il ladruncolo, ormai schedato come abituale, dovette subire un ulteriore processo e così il solerte pretore, ormai abituato alla presenza dietro le sbarre del titolare di quell’arruffata chioma, e quasi in confidenza, se ne venne con il soprannome, facendo uno strappo al codice di procedura penale che impone l’obbligo del nome e cognome: Zazzero’, qui la pagina è piena!
L’altro con l’aria più ingenua di questo mondo, senza minimamente scomporsi:
Signor preto’, e voi voltatela.
La scelta era stata fatta e Zazzerone non tornò più indietro.
Del resto Tacito ebbe modi di dire: Sua cuique electio vitae, cioè Ad ognuno il suo genere di vita.
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La Maremma che fu, gli articoli precedenti
La Maremma che fu - Zooerastia
La Maremma che fu - Canto del soldato contadino
La Maremma che fu - In vino veritas?
La Maremma che fu - Verso Natale
La Maremma che fu - Il vecchio contadino
La Maremma che fu - Nel pollaio
La Maremma che fu - Due pulcini devoti a Bacco
La Maremma che fu - Canto dello zappatore
La Maremma che fu - Ricordo di un maremmano calzolaio e ballerino di tango
La Maremma che fu - La festa nel podere
La Maremma che fu - Due quadrupedi
La Maremma che fu - Un maremmano calzolaio e attore
La Maremma che fu - Canto del buttero
La Maremma che fu - Fidanzamento contadino - Il dovere coniugale
La Maremma che fu - La vecchia bracciante
La Maremma che fu - La ferratura
La Maremma che fu - Il raccolto
La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*
La Maremma che fu - Canto del vecchio pecoraio
La Maremma che fu: Il somaro Zampacorta e il contadino Cambiasomaro
La Maremma che fu -one od –ette
La Maremma che fu - La transumanza
La Maremma che fu - Buon appetito!
La Maremma che fu - In vino veritas
La Maremma che fu - Eroi di Maremma
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La Maremma che fu - Coito interrotto
La Maremma che fu - L'antica madre
