

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo sono elencati i titoli degli articoli precedenti con link per essere letti
La ballata del pastore
Era d’estate e il sole cuoceva
ed il pastore il gregge pasceva,
no, non c’era l’erba in quei dirupi,
luogo per volpi, posto per lupi.
Non è distante il filo spinato
che il latifondo tien recintato
nella Maremma del disonore,
nella Maremma del gran signore.
Non c’è nessuno nel mezzogiorno
ed il pastore si guarda intorno,
poi si decide, rompe il recinto
e dentro il gregge spinge, convinto.
Passano le ore, l’erba è abbondante
ed il timore sembra distante,
prende del pane dalla bisaccia
e all’improvviso sbianca a la faccia.
Vede un guardiano con il fucile,
che si avvicina con fare ostile
e, poco dopo, l’arma è puntata
nel caldo estivo di quella spianata.
Poi, di quel furto chiede ragione,
la legge è legge, non è opinione:
di conseguenza, l’erba rubata
dalla giustizia sia condannata.
Piange il pastore lacrime amare:
come farà da adesso a campare?
Ma quel guardiano, ligio al dovere
è rispettoso del proprio mestiere.
Lui non perdona l’abigeato,
è del padrone l’erba del prato
e la Maremma, ancora una volta,
nell’ingiustizia viene risolta.
Poi quel pastore, preso, dall’ira,
strappa il fucile e prende la mira:
si ode uno scoppio nella spianata,
muore il guardiano di fucilata.
Il gregge fugge per lo spavento,
fugge il pastore da quel momento
e nella macchia trova rifugio,
topo di macchia dentro un pertugio.
Ora si tratta lì di restare
e nella sorte sempre sperare
o pur consegnarsi alla giustizia
ed in prigione stare in mestizia.
Passa la notte senza riposo
e col pensiero fisso e dubbioso;
nella mattina la decisione,
quella di andare presto in prigione.
Prende il cappello e la bisaccia
e nella macchia non lascia traccia,
poi si incammina verso il paese
nella Maremma delle contese.
Si reca a casa e bacia la madre,
bacia la moglie, poi bacia il padre
e si presenta dal maresciallo
nella caserma, confessa il fallo.
E’ lui che ha ucciso nella spianata
il giorno prima la guardia armata;
presto il verbale viene redatto
con precisione riguardo al fatto.
Poi viene letto, con ferma voce,
e il reo confesso firma la croce,
che fu già segno dell’ignoranza,
quando la fame fu la costanza.
Nella Maremma, madre al Brigante,*
nella Maremma, ingiusta costante:
allora c’era il filo spinato
difeso, spesso, da schioppo spianato.
*Il famoso brigante maremmano Domenico Tiburzi (1836-1896)
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