
Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Maremma che fu
(narrazione poesia contrasto poetico)
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Verso Natale
Me bambino, approssimandosi il Natale, uno zampognaro con un compagno suonatore di piffero venne in paese, come da consuetudine, ed io dietro con altri compagni a sentire quei suoni sconosciuti alla Maremma e tutti a dire: sono arrivate le ceramelle. Si aggiungeva poi un’insolita filastrocca ritmata: piro- piro le pecore al grano, piro-piro non lo devon mangiar.
Ci si accontentava di poco in quei Natali. Fatto il giro del paese, lo zampognaro disse al pifferaio che era stato invitato a salire in casa da una piacente signora, se pur di robusta corporatura, come voleva il gusto di allora (del resto la robustezza era una caratteristica della donna maremmana).
Si era affacciata da una finestra dell’abitazione al terzo piano dicendo che non aveva spiccioli ma solo carta moneta, per l’obolo di prassi: Io mi avvio all’osteria, tu pensa alla ricompensa e poi viene (riuscii più o meno a capire questo, dato il dialetto abruzzese).
La signora era, in verità, un po’ chiacchierata per poco scrupolo nei doveri di moglie; forse la faccenda era dovuta alle quindicinali assenze del marito, pecoraio in terra di Maremma e il proverbio dice: chi è assente non ha mai ragione.
Così la ricompensa delle nenie per il pifferaio (che fisicamente era messo abbastanza bene) fu, con sua sorpresa data in natura più che in spiccioli, confermando il proverbio latino che solus cum sola non praesumitur dicere rosarium, cioè un uomo e una donna soli si presume che non dicano il rosario.
Sfortuna volle che il marito anticipasse di una settimana la venuta a casa a motivo di una febbre che aveva beccato per una sonora infradiciatura, mentre accudiva al gregge e si trovava lontano dalla capanna.
Il poveraccio si trovò ad assistere a quella suonata fuori programma, per cui il pifferaio ebbe modo di provare quanto dure siano le mani di Maremma. L’infedele moglie dovette ritornare dalla madre con armi e bagagli, il piffero fu irrimediabilmente spezzato in due tronconi e non poté più far sentire le melodiose note insieme alla compagna zampogna, che per quell’anno restò sola.
La cosa non scoraggiò noi bambini, che continuammo a cantilenare: sono arrivate le ceramelle, con l’aggiunta di piro-piro le pecore al grano, piro-piro non le devon mangiar. Il pulcino della comitiva, fraintendendo a suo piacimento la filastrocca, mi disse: Pie’ ma quando ci danno queste caramelle!
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La Maremma che fu, gli articoli precedenti
La Maremma che fu - Il vecchio contadino
La Maremma che fu - Nel pollaio
La Maremma che fu - Due pulcini devoti a Bacco
La Maremma che fu - Canto dello zappatore
La Maremma che fu - Ricordo di un maremmano calzolaio e ballerino di tango
La Maremma che fu - La festa nel podere
La Maremma che fu - Due quadrupedi
La Maremma che fu - Un maremmano calzolaio e attore
La Maremma che fu - Canto del buttero
La Maremma che fu - Fidanzamento contadino - Il dovere coniugale
La Maremma che fu - La vecchia bracciante
La Maremma che fu - La ferratura
La Maremma che fu - Il raccolto
La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*
La Maremma che fu - Canto del vecchio pecoraio
La Maremma che fu: Il somaro Zampacorta e il contadino Cambiasomaro
La Maremma che fu -one od –ette
La Maremma che fu - La transumanza
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