
Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
La Maremma che fu
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo
sono elencati i titoli degli articoli precedenti
con link per essere letti
Canto del soldato contadino
Io son venuto al mondo contadino
ed ora mi ritrovo, qui, soldato,
la guerra sta cambiando il mio destino
ma la Maremma mia non ho scordato,
le mie fatiche per il pane e il vino
siano di contributo al nuovo Stato:
mi dicono che è giusto di lottare
perché l’Italia unita s’ha da fare.
Credo, comunque, giovi ricordare
che questa lotta vuole convinzione,
perché si tratta, infatti, di sparare
ed ogni vita uccisa vuole ragione,
che sia fondata nel giustificare
la morte che colpisce le persone:
pertanto è bene che ognuno rifletta
su come usata va la baionetta.
Mi giova ragionare senza fretta
essendo ben convinto del presente,
che dal passato l’eredità accetta
per dargli soluzione pertinente
e come già nel dopo si proietta
volendo migliorare la mia gente:
quindi il soldato va sacrificato
per uno scopo giusto e umanizzato.
Se mi hanno dalla terra allontanato
per completar l’italica Nazione,
il sacrificio mio sia ripagato
con la liberazione dal padrone;
il patrio suolo venga liberato
da questa schiavitù di condizione:
sia combattuta questa Grande Guerra
trovando soluzione per la terra.
Questo concetto la mia mente afferra
e spero sia capito dai soldati
che, come fiori, che non son di serra,
si sono in questi monti consumati
ed il presente i corpi già sotterra
di quelli al sacrificio consacrati:
speranza che il futuro di Nazione
non sia per chi rimane delusione.
Dovrebbe, sì, cambiar la condizione,
dovrebbe, sì, finir la sofferenza,
è questo il giusto senso di ragione
che mi rafforza ancora la pazienza
mentre mi batto contro ogni padrone
che pensa bollo alla sua convenienza:
è per l’Italia nuova che io combatto
sperando sia l’Italia del riscatto.
IL tempo, che verrà, non sia distratto
nell’ascoltare questa mia speranza,
e il popolo in unione sia compatto
nel chiedere giustizia e fratellanza
nella memoria storica del fatto,
ché questa terra esige l’uguaglianza
tra chi la terra vuole conservare
e chi la vuole invece liberare.
Io sono contadino e so accettare
il sacrificio per la patria imposto,
ché mi ha formato il duro lavorare
e, adesso, combattendo, riproposto,
convinto, sì, convinto di lottare
per un futuro, che sia ben disposto
ad accettare il canto di un soldato,
già contadino in terra seminato.
……………..
(Il cantò risultò poco ascoltato
ed il soldato n’ebbe delusione;
il sacrificio non fu ripagato
dalla vittoria ch’ebbe la Nazione
e, come ritornò, da congedato,
si ritrovò la stessa situazione:
lo Stato unificato dalla guerra
al contadino non portò la terra.)
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La Maremma che fu, gli articoli precedenti
La Maremma che fu - In vino veritas?
La Maremma che fu - Verso Natale
La Maremma che fu - Il vecchio contadino
La Maremma che fu - Nel pollaio
La Maremma che fu - Due pulcini devoti a Bacco
La Maremma che fu - Canto dello zappatore
La Maremma che fu - Ricordo di un maremmano calzolaio e ballerino di tango
La Maremma che fu - La festa nel podere
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La Maremma che fu - Fidanzamento contadino - Il dovere coniugale
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