
Papa Alessandro iV
Carlo Bordini, Fabrizio Dal Passo, Pamela Ferri
LA VIA CASSIA-FRANCIGENA E L’ALTO LAZIO NELLA SECONDA META’ DEL XVIII SECOLO (1) (2) (3) (4) (5) (6) (7) (8)
14. San Lorenzo nuovo, Acquapendente, Ponte Centino.
Adriano IV nel 1157 trovandosi in Orvieto, si diede a fortificare molte località dello stato papale e fece costruire a fondo il castello di S. Lorenzo.
Appartenne alla provincia di Val di lago e fu data in vicariato a Francesco Sforza nel 1434. Clemente XIV in seguito all’abbandono del luogo per l’aggravarsi sempre crescente della malaria, ordinò si fabbricasse un nuovo paese in posizione più salubre, che fu scelta a circa 3 chilometri di distanza, più a Nord, sopra un’amena collina che prese il nome di S. Lorenzo nuovo.
Due strade conducono da S. Lorenzo vecchio a San Lorenzo nuovo: quella a sinistra, la più diretta, crediamo sia il percorso dell’antica Cassia ed è lunga circa 3 chilometri e mezzo, l’altra a sinistra, più comoda, ha un percorso di 4 chilometri e mezzo.
Tra le due strade sorge un’acqua detta delle vene che serve ad irrigare la valle sottoposta. San Lorenzo nuovo (m. 519)45, oggi, attraversato dalla Via Cassia moderna, al miglio LXXIX (Km. 115,4), sul tracciato antico, fu, come abbiamo detto, fondato, per volere di Clemente XIV, nel 1774, ma questo benemerito pontefice morì nello stesso anno, e fu Pio VI che curò l’impresa della costruzione del nuovo paese.
Quest’impresa fu assunta da Filippo Prada di Viterbo, sotto la sorveglianza del tesoriere mons. Pallotta. In meno di quattro anni, il lavoro fu compiuto ed il nuovo paese cominciò ad essere abitato (fine del 1799).
Una medaglia fu coniata nell’anno terzo del pontificato di Pio VI con la pianta di S. Lorenzo, detto allora S. Lorenzo nuovo alle grotte, con l’iscrizione: OPPIDANIS SERVATIS, e, nell’esergo: OPP. S. LAVR. IN. SAL. LOCUM. TRANSL. 1777. Dopo cinque chilometri la via Cassia passa, sopra un ponte, il fosso di S. Biagio, dopo aver lasciato a sinistra Campo Moro (m. 463), ed a destra Campo Morino (m. 454).
Al miglio LXXXIV (Km. 123, 7) si entra in Acquapendente (m. 419)46 lasciando a sinistra le rovine di Castelverde, per la porta Romana. Definita in una Descrizione dell'Italia del 1776 una "città molto considerevole dello Stato Ecclesiastico", l'ospitalità ai pellegrini era offerta ad Acquapendente nelle numerose locande ed osterie che occupavano il cosiddetto Borgo delle Osterie, tra Porta Ripa e Porta San Leonardo. Vi erano una ventina di osterie, tra cui le più note erano il Leon Nero e l'Aquila Nera.
Le personalità e gli ambasciatori erano accolti invece nel centro della città al Leon d'oro, mentre i numerosi romei sostavano soprattutto negli ospedali, che mantenevano la duplice funzione di ricovero per gli infermi e accoglienza dei pellegrini. Esisteva comunque, già dal Seicento, un ospizio dei pellegrini della Confraternita della SS. Trinità. In origine era l'Abbazia del Santo Sepolcro a svolgere l'opera di assistenza ai pellegrini, ospitati anche nei numerosi conventi della città.
Gli ospedali, oggi unificati nell'Ospedale Civile di Santa Maria della Scala, erano diversi. Il più grande, che con certezza esisteva e funzionava nel XVIII secolo, era quello di San Giovanni, detto di Santa Maria della Scala, fondato nel 1406. Gli altri erano: l'Ospedale di San Lazzaro, fuori Porta San Sepolcro, fra i più antichi, fondato nel 1348 per la cura dei lebbrosi e successivamente tanto luogo di cura quanto di sosta e ricovero; l'ospedale annesso alla chiesa di San Leonardo; un ultimo fuori Porta della Ripa, nelle vicinanze del fiume Paglia, forse a San Giacomo.
Molti viaggiatori, tra cui Saint-Non, il marchese De Sade, Montesquieu, nel corso della seconda metà del XVIII secolo sostarono ad Acquapendente, e nel 1768 vi passava anche la regina del Regno di Napoli Maria Carolina, figlia di Francesco I e Maria Teresa d'Austria, insieme al fratello Pietro Leopoldo, granduca di Toscana. Nella loro sosta in città furono ospitati da Monsignor Bardini, il quale dal 1765 deteneva la Soprintendenza delle Strade consolari presso Acquapendente e aveva curato una deviazione della via Cassia all'interno della città.
Nel 1765, infatti, per cura della soprintendenza delle strade, sotto la direzione di monsignore Bardini, la via Cassia subì alcune variazioni nel suo percorso all’interno della città, e fuori, nel tratto da ponte Gregoriano fino a porta della Ripa. La via, traversando la città fino a piazza del Municipio, per via dei Casalini, incontrava l’antica strada che veniva da Porta Romana.
Questa deviazione costò al comune 3. 000 scudi. La Cassia, per maggiore comodità, gira fuori dalle mura e, per le rupi soprastanti il torrente Quintiliana47, scende con alcune curve e controcurve nella pianura sottostante ove scorre il fiume Paglia.
Prima di passare il ponte Gregoriano48 una via a sinistra conduce a Proceno (Km. 3, 5) che si trova sopra un colle (m. 438) che ha anche esso una storia non priva di interesse49.
E’ bagnato il paese dal torrente Stridolone che scorre sotto late rupi e si getta poco al di là del paese nel fiume Paglia. La via Cassia procede sulla riva sinistra del fiume, che in quel tratto, tra il ponte Gregoriano ed il torrente Elvella, si divide in più rami, lasciando nella spaziosa valle sette isolotti di cui il più grande in parte alberato. Proseguendo si giunge a ponte Centino.
Il villaggio di questo nome (m. 284) non presenta nulla d’importante, ma il Ponte sull’Elvella ha la sua storia. Si trova sull’antico confine tra la Toscana e lo Stato Pontificio, e, nei tempi antichi, tra L’Etruria superiore e la inferiore, o Lazio. C’era la stazione di posta e la Dogana e si calcolano 132, 7 chilometri da Roma, ovvero LXXXIX miglia.
In un “Viaggio per diverse parti d’Italia”, del 1808, leggiamo: “A Ponte Centino si trova la prima stazione (venendo da Siena) postale dello Stato pontificio. Fallo gravissimo sarebbe preferire questa dimora a quella dell’ultima toscana posta di Radicofani. Qui l’aria è malsana e non vi si trova che un’infelicissima osteria. A farne sempre più allontanare il viaggiatore, concorre il fiero cipiglio degli abitanti, che non può essere più truce”.
Superato Ponte Centino la Cassia entra in territorio toscano, con la posta di Radicofani. Da qui s’inerpicherà sui colli del Chianti, raggiungendo prima Siena e poi Firenze.
-----------------
45 In S. Lorenzo nuovo si fermò Pio VI il 22 febbraio 1798, mentre era portato prigioniero dai Francesi a Siena, e fu alloggiato in casa Licca.
46 Acquapendente occupa il posto dell’antica città etrusca Acula o Aquesium. Nel medioevo la città fu detta anche Aquipedius. Soggiacque ai Romani dopo l’invasione dell’Etruria, e divenne municipio. Passò in potere ai longobardi ed appartenne, dopo, ai marchesi di Toscana. Fu distrutta da Arrigo IV, ma poi riedificata. Le principali date storiche, che riassumiamo, sono le seguenti. Nel 111 Enrico V attese in Acquapendente i nunzi inviatigli da Pasquale II. Nel 1113 era governata da un marchese Raniero Ranieri che un codice orvietano dice Stabat in burgo Aquapendentis. Nel 1169 il marito della contessa Matilde rinunciò il castello a Federico I Barbarossa.
Nel 1179 vi fu imprigionato, da Corrado di Monferrato, Cristiano arcivescovo di Magonza. Fu governata nel 1227 da Giovanni di Brienne per Onorio III. Troviamo poi che Alessandro V nel 1494 emise un’ordinanza perché il comune di Acquapendente provvedesse a ben custodire la Via Maestra, cioè la Cassia. Nel 1768 era soprintendente della strada consolare mons. Bardini, che ospitò in quell’anno a casa sua la regina di Napoli Maria Carolina figlia di Francesco I e di Maria Teresa d’Austria, sposa a Carlo III di Borbone; e l’anno seguente 1769 si trattenne in città l’imperatore Giuseppe II, reduce dal conclave, nel quale fu eletto papa Clemente XIV.
47 Il torrente Quintiliana ha un rapido percorso tra le alture fra Onano ed Acquapendente, e lambisce le alte rupi sulle quali si affaccia la città verso levante, e dalle quali scaturiscono, a mo’ di cascatelle, alcune sorgive che si crede abbiano dato il nome alla città. Nel 1757 una rapida alluvione del torrente distrusse il ponte presso la porta di Acquapendente e le acque giunsero a lambire la chiesa del Carmine.
48 Così chiamato perché costruito sotto il papato di Gregorio XIII. Questo pontefice nel recarsi dai Farnese, alla Sforzesca presso pian Castagnaio il 18 settembre 1578, vedendo il cattivo stato del ponte in legno, sul Paglia, al di sotto di Acquapendente, che rendeva pericoloso il passaggio di quel fiume, diede ordine al soprintendente delle strade di far costruire un ponte in muratura, e per non aggravare il comune di Acquapendente, fece assumere dalla camera della provincia le spese per quella costruzione, e ne affidò la cura ai cardinali Farnese e Sforza. Il lavoro fu ultimato nel 1580 (MURATORI, Annali 1580). La spesa della costruzione ammontò a 25.000 scudi Romani e ne fu architetto Domenico Fontana. Del ponte antico parlano le storie locali e le vicende della regione. Nel 1350 il comune di Acquapendente stanziò 4.000 libbre di denari provisini, per il restauro di quel ponte, “per evitare ai pellegrini che si portavano a Roma le disgrazie che spesso avvenivano in quel pericoloso passaggio”. Al tempo di Clemente VI (1342-1352) vi si riscuoteva il pedaggio.
Nel 1446 fu guastato da Francesco Sforza, quando volendo vendicarsi della rivolta di Acquapendente, che nel 1443 gli si era ribellata, si accampò presso quel manufatto e diede il guasto a quel territorio. Nel 1484 Innocenzo VIII condonò al Comune di Acquapendente il contributo che la città doveva alla Camera apostolica, di 280 ducati annui, per le riparazioni del ponte.
Quando Giulio II voleva che i cittadini di Acquapendente contribuissero al restauro del ponte Cassio sul Paglia sotto Orvieto, quelli ricorsero, adducendo per ragione le grandi spese che dovevano sostenere per la manutenzione del loro ponte e di due altri minori sulla via Cassia; ed il pontefice, con breve del 5 settembre 1507, li esonerò da qualsiasi contributo (COSTANTINI, Memorie storiche di Acquapendente Doc. LXVII). Nel 1542 si presero provvedimenti per rifabbricare una parte del ponte che era rovinata, e Paolo III destinò per quel lavoro i proventi dei malefici. Il progetto di ricostruzione, dovuto all’architetto Gori di Siena, si conserva nell’archivio comunale di Acquapendente, ma i lavori non furono eseguiti ed il Paglia per molto tempo si dovette passare a guado o sopra barche fino al tempo di Gregorio XIII.
49 Proceno. Si vuole costruito da Porsenna ed un manoscritto, che si conserva ancora nell’archivio comunale del paese, porta la data della sua fondazione all’anno 245 di Roma. Seguì le sorti delle altre città dell’Etruria ed entrò a far parte dell’impero. Alla decadenza ebbe leggi proprie, podestà e capitano del popolo. Volle nel 1093 tener testa ad Enrico IV ma non poté sfuggire al saccheggio ed al fuoco. Nel 1097 si mise sotto la protezione di Orvieto. Passò nel 1443 alla Chiesa che l’infeudò agli Sforza, i quali nel 1535, vi costruirono un palazzo oggi semidiruto.
Fine






















