
IL Ponte Camillario nel 1917 (Archivio Mauro Galeotti)
Carlo Bordini, Fabrizio Dal Passo, Pamela Ferri
LA VIA CASSIA-FRANCIGENA E L’ALTO LAZIO NELLA SECONDA META’ DEL XVIII SECOLO (1) (2) (3) (4) (5) (6)
12. Dai Monti Cimini a Viterbo.
L’antica Cassia passava per la località detta le Bussete (m. 300), e valicava il Fosso dell’Argomento sopra un ponte Romano, il Camillario già nominato.
Nei dintorni si trovano avanzi di antiche terme e di una villa Romana nella quale fu trovata nel 1630 una statua di Venere che il vescovo Brancacci donò al cardinale Flavio Chigi.
Non si sa come questa statua sia stata confusa con la celebre Venere detta de’ Medici, portata a Firenze dalla Villa Medici di Roma nel 1677.
Proseguendo dalle Bussete per il tracciato ancora in parte visibile, della antica Cassia si giunge al Bagnaccio, che corrisponde alla mansio della Cassia detta ad Aquae Passeris a XI miglia da Foro Cassi e IX da Volsinis.
Il bagnaccio non è da confondersi con il Bacucco o bagno del Navisso, ove alcuni autori vorrebbero che si trovasse la stazione delle Acque Passariane.
I bagni o le terme che qui esistevano, conosciute per l’efficacia delle acque e dei fanghi, ebbero vari nomi come il bagno dei Serpi, i bagni Piasinelli, ecc.
Passato il lago di Monterosi al XXVI miglio da Roma circa, la Via Cassia procede al Nord, passa il fosso Valdiano sul ponte omonimo, ed altri corsi d’acqua sul ponte Cavaliere ed il ponte Grassano, dopo aver lasciato a destra una via carrozzabile per Nepi e Civita Castellana indicata da una colonna35.
La via prosegue, sempre salendo, tra i due corsi d’acqua, il Rio Vicano ed il Fosso delle Pantane e dopo il XXXV miglio giunge alla porta di Ronciglione36. Traversata la città la via prosegue in salita e giunge al miglio XXXVII sul ciglio del cratere vulcanico (m. 525), al cui fondo trovasi il lago di Vico, ove si può scendere per una comoda via a sinistra fino al cosiddetto Procoio. Alla quota 696 e dopo il XXX miglio si trova la chiesa di S. Rocco (m. 728).
Nelle vicinanze, nel 1454, fu assassinato Princivalle Gatti, che i viterbesi inviavano al Pontefice, per protestare contro la nuova tassa del sale.
Questo omicidio provocò tumulti a Viterbo, e si accusò di complicità il rettore del Patrimonio. Presso il lago di Vico si accampò, nel 1486, parte dell’esercito papale che era condotto dal Sanseverino, proveniente da Viterbo.
Una strada a destra scende a Caprarola (km. 3,1)37. La Cassia prosegue, sempre salendo, sul Poggio Pisciacavallo dopo il XL miglio (m. 728), sul Poggio Gallesano al XLI (m. 839), ove raggiunge il punto culminante. Traversato il Piano del Diavolo si discende alquanto al miglio XLIII, ove si trova l’antica posta della Montagna (m. 814).
Qui si presenta un panorama eccezionale, che abbraccia la catena dell’Appennino centrale, il gruppo dei Vulcani Laziali, la catena dei Volsci ed il corso del Tevere con la Campagna Romana ed il Soratte.
Al Nord si sollevano il massiccio dell’Amiata e le colline della Tolfa, ed a ponente il mar Tirreno. La Selva Cimina quivi segnava i confini tra Roma e l’Etruria al tempo della celebre marcia di Fabio.
Dopo la discesa per la Valle Troscione, alla quota 702, si trova una strada per Canepina (Km. 7) ed altri paesi del Cimino.
La via continua, sempre in discesa; tra il XLVII ed il XLVIII miglio se ne parte un sentiero a destra, che conduce al cosiddetto Barco dove si trovava una villa dei Maidalchini ora abbandonata38. Al XLIX miglio parte la strada di San Martino al Cimino (M. 560), che traversa una regione ben coltivata ed amena.
Prima di giungere alla Porta Romana di Viterbo al L miglio circa da Roma si presenta la chiesa monumentale di S. Maria in Gradi ed il convento ora adibito a Penitenziario.
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35 Alla cosiddetta Colonnetta di Nepi fa capo la via Flaminia Viterbese o Flaminia Superiore, che si dirige a Nord-Est e con un percorso tortuoso (km. 16), passando per Nepi, a Civita Castellana s’innesta alla moderna Flaminia. Fu aperta da Pio VI, il quale volle che la corriera postale abbandonasse a Civita Castellana la Flaminia e per Nepi raggiungesse la Cassia.
36 I Farnese fecero di Ronciglione la capitale del loro piccolo stato, che passò in seguito al dominio dei papi. Benedetto XIII la elevò a grado di città nel 1727. Le date memorabili di questo paese sono le seguenti. Avendo Federico II invaso diversi luoghi nello Stato della Chiesa, i romani si portarono nella provincia del Patrimonio e, nel 1243, disfecero Ronciglione (BUSSI, Ist. Di Viterbo). Nel XIV secolo ebbe i suoi conti o duchi ed i romani, al tempo di Urbano V, nel 1369, ne ridussero all’ubbidienza il duca. Nel 1379 fu quel castello ed il
suo territorio devastato dal prefetto di Roma Francesco de Vico usurpatore del Patrimonio. Il conte di Anguillara Everso e suo figlio Diofebo l’occuparono per poco tempo e Paolo II, verso il 1469, lo liberò da quel dominio mentre Diofebo finiva in prigione a Castel S. Angelo. Clemente VII, per 2.000 ducati d’oro, concesse Ronciglione in vicariato, al cardinale Farnese, a vita con pacto redimendi. Paolo III, successore al papato nel 1537, avendo eretto a ducato Castro con parecchie altre terre vicine, vi unì anche Ronciglione, e ne investì suo figlio Pier Luigi Farnese con i suoi discendenti maschi.
Nell’anno successivo 1538 il papa vi si recò e vi pernottò. Avendo i Farnese ipotecato per forti somme quel ducato, Urbano VIII nel 1641 fece occupare alcune di quelle terre ed anche Ronciglione per indurre il duca Odoardo a pagare i creditori. Ne nacque una guerra che, in seguito, anche a mediazione di Luigi XIV re di Francia, si risolvette a favore del duca, il quale rientrò in possesso delle sue terre. Il debito, peraltro, nel 1649, con la sorte, raggiunse la rispettabile somma di un milione e 629, 250 scudi.
Avvenuto l’assassinio di mons. Giorda vescovo di Castro, per istigazione del duca Ranuccio II, Innocenzo X, nel 1649, comprò, dopo varie trattative, per la Camera apostolica, lo Stato di Ronciglione ed il ducato di Castro, che furono incorporati, in seguito, da Alessandro VII al dominio della Chiesa. Benedetto XIII recandosi a Viterbo giunse a Ronciglione il 7 novembre del 1727, e vi pernottò. Ripartì il giorno appresso ed ascoltò la messa in una cappelletta al pian di Vico.
Vi ripassò l’11 dello stesso mese, quando faceva ritorno a Roma (Diario di Roma, 1727). Nel 1728 lo stesso pontefice eresse al grado di città la terra di Ronciglione e circa nel 1800 Pio VI formò 7 enfiteusi delle sei Cancellerie dell’antico stato e, mentre con l’appalto generale la Camera apostolica introitava 50.200 scudi annui, coll’enfiteusi venne ad aumentare la rendita a 67.200 scudi annui.
“Partiti da Roma il 14 Aprile 1761 a mezzogiorno e dormito a Ronciglione, cittadina a 5 poste di Roma, la cui posizione è assai singolare: rocce ammirevoli, fucine e ferriere molto pittoresche. Poiché il Castello di Caprarola si trova a sole 3 miglia di distanza, prendemmo dei cavalli da sella per andarci, essendo la strada carrabile estremamente difficile e molto più lunga.
Il castello ha una grande reputazione ed è considerato tra le più belle cose fatte dal Vignola; l'architettura esterna è sapiente e poderosa, e l'interno del cortile soprattutto è una cosa notevole come pure lo scalone. Gli appartamenti poi sono affrescati da cima a fondo dagli Zuccari, e rappresentano una delle loro opere migliori. Lo stato di conservazione e la freschezza degli affreschi è stupefacente, ma gli appartamenti non contengono altro di particolare interesse, e i giardini sono trascurati.
Partiti da Ronciglione il 15 a mezzogiorno e dormito ad Acquapendente, poverissima cittadina senza nessun interesse. Per arrivarci si gira intorno al lago di Bolsena, per la lunghezza di 15 o 20 miglia. Le strade sono state rifatte da poco e sono molto buone, ma da Acquapendente fino a Buonconvento, e soprattutto dalle parti di Radicofani, sono veramente pessime: paesaggio di montagna, arido, e di una noia spaventosa da attraversare.” Tratto da Gibbon's Journey from Geneva to Rome. His journal from 20 April to 2 October 1764, a cura di Georges A. Bonnard, Thomas Nelson and Sons Ltd, London-Edinburg-Paris-Melbourne-Johannesburg-Toronto and New York 1961.
“Da Viterbo ci recammo a pranzo a Ronciglione. La strada va sempre discendendo ed è pessima a percorrersi, soprattutto quando si incontrano quei pezzi che ancora esistono dell'antica via Appia, completamente deteriorata e difficile da tenersi. In cima alla montagna di Viterbo, che si comincia a salire uscendo da questa città, si trova la posta per il cambio dei cavalli. Di qui si comincia a scendere e si costeggia il lago di Vico quasi fino a Ronciglione. Questo villaggio è notevole. Vi si vede una chiesa abbastanza bella e due o tre case di aspetto fine. La via che conduce alla strada per Roma è in discesa. È larga e bella, ma costruita in maniera molto rozza.
Invano cercai quel vecchio castello, separato da un cortile interno, nel quale si arriva soltanto attraverso un ponte, di cui il Richard ci parla con un'aria così romanzesca. Non vidi che un'orribile catapecchia fiancheggiata da quattro torri, ma senza ponte e senza cortile interno. Sicuramente dopo dodici o tredici anni da suo viaggio le cose debbono essere rapidissimamente cambiate d'aspetto, a meno che il Richard non le abbia abbellite con la sua romanzesca immaginazione. Si vede con rammarico, seguendo questo autore, quanto quotidianamente egli abbia impiegato la finzione in luogo della verità, e quanto soprattutto abbia cercato di scrivere un libro invece che di fare un viaggio.
Da Ronciglione passai la notte in una brutta località chiamata Baccano, a dodici o quindici miglia da Roma, volendo avere di giorno il colpo d'occhio dell'entrata in questa capitale del mondo, nella quale arrivai il 27 ottobre alle undici di mattina.
A sei miglia prima di arrivare a Roma, si vede la cupola di San Pietro che si eleva al di sopra di tutto. Da questo punto fino a Roma l'itinerario è un po' migliore, ma sin qui è detestabile.
Il terreno viene via via dissodato e da ogni lato la campagna sembra ben coltivata. Il sangue è marcio da queste parti e le contadine sono grosse e piuttosto tozze. Lungo la strada si nota qualche antico monumento, sparso qua e là nella pianura.” Tratto da Donatien-Alphonse-François de Sade, Voyage d'Italie..., ; ed. it. cons. Viaggio in Italia ovvero dissertazioni critiche, storiche, politiche e filosofiche sulle città di Firenze, Roma e Napoli, 1775/1776, a cura di Bruno Cagli, Roma 1993, pp.101- 102.
“RONCIGLIONE, Città e Capitale di un piccolo Stato dallo stesso nome, incluso nel Patrimonio di San Pietro [...]. È una città molto ricca e assai popolata [...]. La via principale, che è molto bella, termina con un arco di trionfo sulla strada per Roma. La Chiesa colleggiale di San Pietro e di Santa Caterina è costruita con gusto; il Castello è un ammasso di piccole pietre strette le une alle altre, in cui non si può entrare che attraverso un ponte molto stretto: somiglia più a una prigione che a un castello.
Vicino Ronciglione, in una vallata, coperta di sterpaglie, scorre un piccolo ruscello che fa funzionare le officine, delle cartiere e di altre manifatture.” Tratto da Montesquieu, Viaggio in Italia (1728) Le note dei viaggi di Montesquieu sono state pubblicate da Albert de Montesquieu, Voyages, Bordeaux, 1894-96, 2 voll.. La prima trad. it. (ed.cons.) è Montesquieu, Viaggio in Italia, a cura di Giovanni MACCHIA e Massimo COLESANTI, Laterza, Bari 1995.
“Da Roma a Firenze (29 settembre - 5 ottobre)
Partimmo il pomeriggio con la Posta e dormimmo la prima notte a Ronciglione. É il primo luogo in cui si possa dormire al sicuro evitando l'aria inquinata della «campagna di Roma» perché a partire da lì si cominciano a trovare delle montagne, e la regione diventa più abitata. Ma poco dopo si raggiunge il lago di Bolsena dove l'aria è di nuovo considerata estremamente malsana a causa della prossimità del lago di Bolsena.
Il desiderio di raggiungere la nostra «colonia», lasciata precedentemente dietro di noi, era così grande che non ci fermammo, nel corso della strada, né a Viterbo, né a Montefiascone, né in nessun altro posto. A Radicofani si penetra nel territorio toscano. [...]” Tratto da Baron Alexis de Krüdener, Voyage en Italie en 1786. Notes sur l'Italie, la Savoie, Lyon et la Suisse, a cura di Francis Ley, Librairie Fischbacher, Paris 1983(viaggio di ritorno) cap. VII, pp.215-217.
37 Caprarola appartenne prima ai conti di Anguillara, in seguito alla S. Sede che la cedette ai Della Rovere. Nel 1504 l’acquistò Alessandro Farnese che vi fece costruire, nel 1547, dal Sangallo, il sontuoso castello-palazzo, esempio mirabile di architettura militare e civile. Il lavoro fu ultimato nel 1559 sotto la direzione del Vignola. Per un matrimonio il castello passò alla casa Borbone di Napoli, alla quale appartiene tuttora.
38 Al Barco esisteva una villa dei Maidalchini, fatta costruire dal marchese Andrea nel 1625, ove Innocenzo X nel 1653 fu ricevuto dal fratello Panfilo, che era andato in sposo ad una viterbese, la celebre Olimpia Maidalchini, cui il papa aveva regalato il principato di San Martino al Cimino.
Il seguente aneddoto è riportato ingenuamente dal BUSSI: “In cotesta villa del Barco ritrovandosi Innocenzo X, fra gli altri divertimenti... uno fu che, essendo state arrostite una gran quantità di castagne, e queste riposte entro lor ricci, e i ricci con par artificio riattaccati al proprio albero, si fe’ correre una voce che quel tal albero produceva castagne già cotte; per la qual cosa essendo stati, specialmente dagli svizzeri della guardia pontificia, gittati a terra moltissimi di detti ricci, e ritrovatevi dentro le castagne arrostite, siccome tra gli uomini buoni non mancano mai dei più buoni, vi fu tra questi chi stupefatto credeva, che tale veramente fosse l’attività di quell’albero; di che anche lo stesso pontefice prese non mediocre parte”.
Dal diario di viaggio compilato tra il 1759 e il 1761 dall'abate di Saint-Non e dal pittore Honoré Fragonard si apprende che durante il viaggio di ritorno da Roma verso la Toscana i due viaggiatori percorsero la via Cassia, impiegando due giorni dalla capitale fino ad Acquapendente e sostando a Ronciglione e Acquapendente.
Così il diario: «Partiti da Roma il 14 Aprile 1761 a mezzogiorno e dormito a Ronciglione, cittadina a 5 poste di Roma, la cui posizione è assai singolare: rocce ammirevoli, fucine e ferriere molto pittoresche. Poiché il Castello di Caprarola si trova a sole 3 miglia di distanza, prendemmo dei cavalli da sella per andarci, essendo la strada carrabile estremamente difficile e molto più lunga.
Il castello ha una grande reputazione ed è considerato tra le più belle cose fatte dal Vignola; l'architettura esterna è sapiente e poderosa, e l'interno del cortile soprattutto è una cosa notevole come pure lo scalone.
Gli appartamenti poi sono affrescati da cima a fondo dagli Zuccari, e rappresentano una delle loro opere migliori. Lo stato di conservazione e la freschezza degli affreschi è stupefacente, ma gli appartamenti non contengono altro di particolare interesse, e i giardini sono trascurati.
Partiti da Ronciglione il 15 a mezzogiorno e dormito ad Acquapendente, poverissima cittadina senza nessun interesse. Per arrivarci si gira intorno al lago di Bolsena, per la lunghezza di 15 o 20 miglia. Le strade sono state rifatte da poco e sono molto buone, ma da Acquapendente fino a Buonconvento, e soprattutto dalle parti di Radicofani, sono veramente pessime: paesaggio di montagna, arido, e di una noia spaventosa da attraversare».
Saint-Non - Fragonard, Panopticon italiano. un diario di viaggio ritrovato 1759-1761, a cura di Pierre Rosenberg, Edizioni dell'Elefante, Roma 1986, p.163.
Tra gli ospedali più importanti lungo la via Cassia, vanno menzionati sicuramente quelli che avevano sede a Caprarola. Esisteva fin dal 1495 un ospizio per infermi. Si trattava di un ospedale di San Giovanni Apostolo ed Evangelista retto dall'omonima congregazione e il cui protettore nel XVIII secolo fu il cardinale Benedetto Pamphili.
A chi fosse destinata la struttura appare chiaro da un documento conservato nell'archivio dell'ospedale stesso, datato 1753, dal quale si sa che la congregazione di S. Giovanni Evangelista, definita «ricca», «soccorre a poveri ed infermi del paese continuamente, a passeggieri necessitosi, per i quali tiene lo Ospedale aperto a religiosi nelle occorrenze [...]».
Ancora oggi l'ospedale è retto da una commissione formata da cinque membri della congregazione.
Già nel XVII secolo per l'accoglienza dei numerosi pellegrini di passaggio non bastavano i pochi ospizi esistenti nella città e si fonda, il 29 novembre 1607, una Compagnia della Santissima Trinità dei Pellegrini a Caprarola, associata a quella di Roma.
Nell'archivio della confraternita si conserva un documento stilato da un certo Don Giovanni Canonico Sardi, Segretario delle confraternite aggregate all'Arciconfraternità della SS. Trinità di Roma, datato al 9 novembre 1771, che testimonia come ancora negli anni '70 del XVIII secolo l'ospizio della Trinità dei Pellegrini, presso la chiesa di San Marco, risulti aggregato all'Arciconfraternita di Roma e abbia l'obbligo di ospitare i pellegrini e i convalescenti. Cfr.: MASCAGNA Salvatore, Caprarola e il Palazzo Farnese. Cinque secoli di storia, Caprarola 1982, pp.165-168.






















