Il Bullicame nel 1900 (Archivio Mauro Galeotti)

Carlo Bordini, Fabrizio Dal Passo, Pamela Ferri

LA VIA CASSIA-FRANCIGENA E L’ALTO LAZIO NELLA SECONDA META’ DEL XVIII SECOLO (1)
LA VIA CASSIA-FRANCIGENA E L’ALTO LAZIO NELLA SECONDA META’ DEL XVIII SECOLO (2)
LA VIA CASSIA-FRANCIGENA E L’ALTO LAZIO NELLA SECONDA META’ DEL XVIII SECOLO (3)
LA VIA CASSIA-FRANCIGENA E L’ALTO LAZIO NELLA SECONDA META’ DEL XVIII SECOLO (4)
LA VIA CASSIA-FRANCIGENA E L’ALTO LAZIO NELLA SECONDA META’ DEL XVIII SECOLO (5)

11. Dal Campo di Risieri al Bullicame.

Ove sbocca la via delle Pietrare sulla via Aurelia si trova la Chiesa rurale di Santa Maria de Refarinis, ossia delle Farine (m. 316) eretta nel 1320 da Silvestro Gatti.

La via antica proseguiva a sinistra della moderna per Poggio o Casale il Quartuccio (m. 303) dopo aver attraversato il piano di San Martino, e si dilungava per la Valle della Massa, traversando il fosso della Lepre ove poco dopo si ritrovava l’Aurelia per distaccarsene e giungere al ponte di Risiere sul fosso omonimo.

La provinciale Aurelia da Vetralla va in direzione Nord, prima a sinistra, poi a destra della via antica Cassia33, costeggiando i fianchi Nord-Ovest dei Monti Cimini, e per il ponte dei Cetti, l’Olmo ed il villaggio delle Farine si porta direttamente su Viterbo a porta S. Pietro.

Proseguendo per la Cassia sempre al nord si trovano le Terme dell’Asinello e quelle di Re Pipino che precedono un grande ipogeo etrusco detto comunemente “la ruota del Ciciliano”.

Le prime terme che s’incontrano dalla stazione di Tre Croci verso il piano di Viterbo sono quelle del Bagnarello nella tenuta Paliano o Pagliano a sinistra della moderna via Aurelia, terme grandiose con forti sorgenti termo-minerali oggi molto ridotte.

Il Campo di Risiere o Risieri è conosciuto nella storia per essere stato il posto ove Federico I Barbarossa, tornando da Roma nel 1168, si fermò qualche tempo e dove posero i loro alloggiamenti i romani nel 1199 per andare all’impresa di Vitorchiano e anche nel 1290 quando andarono contro Viterbo a devastare il territorio.

Nel Campo di Risiere ebbe luogo una disfida con la peggio per i Romani. Dopo il ponte di Risiere una via carrabile conduce a sinistra al Castel d’Asso nella valle dell’Arcione.

La via maestra passava questo torrente sul ponte Romano oggi detto di San Nicolao, che fu costruito dall’imperatore Claudio poi restaurato da Vespasiano e si chiamava pons quinquagesimus perché situato al IV miglio da Roma. L’antica Cassia traversava dal Sud al Nord il cosiddetto Piano de’ Bagni, celebre fin dall’antichità per le sorgive termali di grande efficacia terapeutica.

Rimangono testimoni di queste costruzioni il ponte detto Camillario e poi di San Valentino, ed alcuni ruderi di terme sparsi qua e là che Michelangelo Buonarroti tra il 1496 ed il 1563, frequentando questi luoghi, e, meravigliato dalla loro imponenza, volle riprodurre a penna. Vi scrisse di suo pugno: La pianta del Bagnio di Viterbo, ed in uno spaccato: Come sta dentro al dicto bagnio.

Questi numerosi ruderi di terme si estendono e biancheggiano sopra una vasta distesa di campi al Nord-Est ed al Sud-Ovest.

Il Ponte Camillario è ad un arco a grossi massi; è il solo ancora integro, essendo quello di Risieri ora diruto e quello di S. Nicolao mediocremente conservato.

Le terme erano alimentate dalle acque del Bullicame34 e da altre polle solforose che gorgogliano sotto ogni zolla di quella vulcanica pianura. Ville Romane con relative terme si trovano lungo la via Cassia.

Vestigia se ne vedono nel sito detto le Bussete o Bussette. Nel 1293 il Comune di Viterbo venne nella decisione di acquistare per pubblica utilità tutte le terre, le piscine, i canali, gli orti e le acque del Pian de’ Bagni e mise in gara i privati per aprire nuove terme.

Vennero aperte quelle per sole donne, presso la strada del Riello, quelle per gli ebrei, per le meretrici al Bullicame e persino quelle per i cani ed i cavalli.

Molte presero il nome della contrada o chiesa vicina, ad altre furono dati nomi fantastici o leggendari, come del Nabisso, della Regina, del Re Pipino, delle Carrelle.

Il bagno delle Grotte fu cantato da Fazio degli Uberti nel suo Dittamondo.

Il Bagno della Crociata si trova sulle sorgenti che, con le acque della Grotta, alimentano il bagno termale nel palazzo del Papa, cioè di Niccolò V, e servono allo stabilimento moderno.

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33 Sulla via per Viterbo, s’incontra la chiesa di S. Francesco, antichissimo tempio gotico nel quale fu eretto un monumento in marmo, al bastardo di Giovanni de Vico, Briobris, prode guerriero morto nel 1353. Il tumulo sepolcrale è di Magister Paulus de Gualdo Cataneo che vi pose il suo nome.

34 Bullicame o Bulicame è il nome che da tempi remotissimi prende una copiosa sorgente di acqua caldissima (60o C. ), che pullula a destra dell’antica Cassia tra il ponte S. Nicolao ed il Camillario.

L’acqua solforosa sorge da un piccolo cratere formatosi col tempo con le incrostazioni calcari che l’acqua deposita al contatto dell’atmosfera generando un vero vulcanetto idropirico.

Le sue diramazioni si disperdono in alcune piscine o maceratoi di lino e di canapa ricordati negli antichi statuti di Viterbo (1351), ed il sopravanzo si getta nel fosso Caldano, l’antico Ecalidus.

Il Bulicame fu uno dei luoghi acherontei della mitologia e ritenuto la bocca dell’inferno. DANTE lo ricorda e lo rassomiglia al fiume Flegetonte che scorre per il girone dei violenti contro il prossimo:

Quale del Bulicame esce il ruscello,
Che parton poi fra lor le peccatrici,
Tal per l’arena giù sen giva quello.
Lo fondo suo ed ambo le pendici
Fatte eran pietra e i margini da lato (Inf. XIV, vv.79-82).

Un bagno delle meretrici è ricordato in un bando del podestà di Viterbo dell’11 maggio 1469 nel quale si dice: “che nissuna pubblica meretrice ardisca né presuma de hora innanzi bagnarsi in alcuno bagno dove sieno consueti bagnarsi li cittadini et donne viterbesi.

Ma si vogliono bagnarse vadino dicte meretrici al bagno del Bulicame, sotto pena di un ducato d’oro per qualunque contrafacesse ecc. de quattro tracte de corda” (Riform. XVII, 65 v. ).

 

 

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