Chiesa santa Maria in Foro Cassio (Vetralla)

Carlo Bordini, Fabrizio Dal Passo, Pamela Ferri

LA VIA CASSIA-FRANCIGENA E L’ALTO LAZIO NELLA SECONDA META’ DEL XVIII SECOLO (1)
LA VIA CASSIA-FRANCIGENA E L’ALTO LAZIO NELLA SECONDA META’ DEL XVIII SECOLO (2)
LA VIA CASSIA-FRANCIGENA E L’ALTO LAZIO NELLA SECONDA META’ DEL XVIII SECOLO (3)
LA VIA CASSIA-FRANCIGENA E L’ALTO LAZIO NELLA SECONDA META’ DEL XVIII SECOLO (4)

10. Vetralla, Santa Maria di Forcassi

Prima di giungere alla località detta le Capannacce (m. 465), si trovano in prossimità della strada molti ruderi di antichi edifici. Sono i resti di un’antica Mansio ovvero stazione Romana della via Cassia registrata dall’itinerario della tavola Peutingeriana, col nome di Vicus Matrini31. Di fronte alle Capannacce una chiesa antica è dedicata alla Madonna di Loreto (m. 465).

Il campo per il quale passa la via maestra è detto Campo Giordano. Proseguendo si oltrepassa una frazione di Vetralla denominata Botte e poco appresso Cura Rurale, grossa borgata. Dopo sedici chilometri da Capranica la strada entra a Vetralla32 (m. 343). Si entra nel paese dalla porta Romana, di costruzione moderna, sormontata da una torre con l’orologio a campana. Santa Maria in Forcassi occupa il posto di una stazione importante della via Cassia, cioè del Foro Cassii ricordata dall’itinerario Antonininano al XXVIII miglio da Vulsinis (Bolsena), ed XI da Sutrio, distanze che di poco si allontanano dalla realtà.

Vi sono autori che ritengono essere il posto di Vetralla quello dell’antica stazione e che la chiesa di Santa Maria in Forcassi sia una località di subordinata importanza. La chiesa è dedicata alla SS. Annunziata e l’immagine è ritenuta e venerata come miracolosa. Ora è stata adibita a stalla e magazzino. Nelle vicinanze si trovarono in ogni tempo monete, ruderi di edifici, sepolcri ed altre anticaglie.

Il Foro Cassio ebbe vita anche in tempi cristiani e, quantunque ciò sia contestato, si crede abbia avuto una sede vescovile. Intorno alla chiesa vi sono alcune abitazioni che riunite portano il nome corrotto di Filicassii. Presso la chiesa di Santa Maria in Forcassi si vedeva uno stemma del gran maestro fiorentino dei cavalieri Gerosolimitani, Vincenzo Ginori, con la data del 1592, identico a quello che si trova sulla chiesa della Carbonara di Viterbo, antica residenza di quei cavalieri.

La moderna via Cassia traversa la città di Vetralla e s’incontra con la via Aurelia Viterbese alla porta occidentale della città. Probabilmente il percorso dell’antica via Cassia deviava prima verso Vetralla a destra, passava per Santa Maria in Forcassi e riprendeva l’attuale Cassia sutrina alla quota 275 m. presso il fosso dei Mulini al cosiddetto Pontarello.

Qui, infatti, nascosto tra i canneti, si ritrova un piccolo ponte Romano sul quale certamente passava l’antica strada. Le costruzioni rurali ed i muri di confine dei fondi si vedono formati dalle pietre basaltiche che si lastricavano

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31 Come in tutte le località lungo la via Cassia anche a Vetralla erano numerosi gli alloggi per stranieri o per pellegrini. Erano situati lungo la via in tenute che conservano ancora oggi una toponomastica rivelatrice. Nei pressi di Vetralla esistono delle località dette Valle dell'Oste, Ospedalicchio, per il fatto che anticamente vi erano ospedali e ospizi per viaggiatori. Cfr.:PAOLOCCI F., Notizie e documenti relativi alla storia di Vetralla, a cura di SCRIATTOLI A., Vetralla 1907, p.15.

32  L’ORIOLI racconta che i viterbesi distrussero Vetralla col borgo S. Valentino tra il 1110 ed il 1137. Il BARONIO dice che Eugenio III stanziò in questo castello nel 1145, e qui scrisse le lettere per la spedizione di Terra Santa. Il GREGOROVIUS parla della residenza in quell’anno del papa a Viterbo senza accennare a Vetralla, ma si trova una missiva al re di Francia Luigi VII: datum Vetrallae, kalendis decembris 1141 anno 1o eius Pontificatus. Sembra che allora vi fosse una rocca ben fortificata. Vi erano in quel tempo i conti ed i visconti di 

Vetralla menzionati dal MURATORI (Ant. Med. Aevi, 1146-47). Nel 1185 vi fu guerra tra i Romani ed i Vetrallesi che videro il loro castello saccheggiato ed in parte distrutto. Soggiacque in seguito alla dominazione dei De Vico prefetti di Roma e fu travolta nella lotta che questa potente famiglia ebbe con i papi e con il popolo romano.

Cola di Rienzo, nel 1387, ricusandosi Giovanni De Vico di rendere obbedienza a Roma, lo depose dalla prefettura e gli mandò contro un esercito, che pose il campo a Vetralla.

L’assediò e ne saccheggiò il territorio fin sotto Viterbo. Si calcolano a quattro le devastazioni cui andò soggetta nel XV secolo questa città. Eugenio IV deciso a sterminare i tiranni che signoreggiavano nei suoi stati incaricò della bisogna il Vitelleschi di Corneto, prelato guerriero, il quale in breve si fece padrone di molte terre e, dato l’assedio a Vetralla, ove dimorava Giacomo De Vico, la prese e consegnò al saccheggio.

Con atto del 20 marzo 1431 si stabilì la concordia e la sottomissione dei vetrallesi alla santa Sede. A Giacomo de Vico, dopo che fu portato prigioniero alla rocca di Soriano, fu mozzata la testa. In Vetralla ed in Viterbo si cantava nel 1431:

Onne pensero le falla
Al prefetto superbo
Volea disfare Viterbo
Ore se tolle Vetralla.

Eugenio IV e poi Niccolò V si recarono a Vetralla per riposare e ricrearsi nel suo dolce clima. Nel 1457 Callisto III conferì la dignità di prefetto di Roma a suo nipote Pierludovico Borgia e gli concesse Vetralla ed altri luoghi della prefettura.

Pio II si recò a rallegrare di sua presenza il castello che nei Commentarii è qualificato Civitas, quantunque tale dignità l’ebbe in tempo 15 giorni fuggendo da Roma desolata dalla peste.

Alessandro VI affidò il governo della città a suo nipote cardinale Giovanni Borgia, e nell’archivio del Comune è registrato un breve di quel pontefice, del 18 ottobre 1493, col quale avvisa i vetrallesi di fare convenienti provvisioni per quando sarebbe venuto, accompagnato dalla sua famiglia e da molti cardinali, desiderando, ad evitandam aeris intemoeriem, ad Terram istam nostram, per dies aliquos divertere, et in ea morari.

Mentre il nipote del papa Giovanni Borgia cardinale di S. Angelo governava il paese, alcuni del suo seguito attentarono all’onestà di una donna di nome Angelella: il marito vendicò l’oltraggio uccidendo due della famiglia del governatore ed i vetrallesi si levarono a tumulto ed assediarono la rocca.

Il papa ad evitare maggiori guai mandò un nunzio speciale a pacificare gli abitanti con indulto generale. Clemente VII per rimunerare il nipote Innocenzo Cybo, che gli aveva prestato forti somme per il recupero di Parma e Piacenza, con breve del 28 settembre 1528, lo costituì governatore perpetuo di Vetralla e, con un altro del 12 dicembre 1529, autorizzò il trapasso di quella carica all’altro nipote Lorenzo Cybo cui concesse anche la signoria della rocca e del fortilizio.

Ma i vetrallesi protestarono di non voler padroni, gelosi della loro libertà, ed un giorno del 1533 il Cybo, ritornando dalla caccia, trovò le porte del paese chiuse e fu obbligato a ridursi a Roma. Paolo III Farnese succeduto nel 1534 a Clemente VII, riconosciute giuste le ragioni dei vetrallesi, con breve del 21 ottobre 1534, annullò e revocò quella investitura.

Seguirono nel governo della città Francesco Confetti di Sangemini, sotto Sisto V, nel 1589, poi Camillo Massimi. In seguito ebbe la protezione di vari cardinali e la città recuperò per sempre la sua quiete e nessun fatto importante avvenne da doversi registrare.

 

 

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