Chiesa di san Silvestro poi del Gesù
«Mostrocci un’ombra dall’un canto sola, / Dicendo: Colui fesse in grembo a Dio / Lo cor che in sul Tamigi ancor si cola».



«Poco più oltre il centauro s’affisse / sovr’una gente, che ‘nfino a la gola / parea che di quel bulicame uscisse».

 

Mauro Galeotti STORIA

Bullicame o Bulicame

Ne parla Dante Alighieri nel canto XIV, vv. 79 - 81, dell’Inferno:

«Quale del Bulicame esce ruscello, / che parton poi tra lor le pettatrici [o «peccatrici»] / tal per la rena giù sen giva quello».

 

Giancarlo Breccola
Dalla rivista La Loggetta dell'autunno 2017 

Che la “spagnola”, per ampiezza e virulenza, sia stata una delle pandemie più drammatiche di cui si ha memoria è cosa nota, e credo non sia necessario insistere sullo straordinario numero di vittime che questa “tragedia nella tragedia” – alludo alla guerra che stava terminando - causò.

Ho invece riunito alcune minime testimonianze di eterogenea natura che, proprio per la loro estemporaneità e difformità, vanno a gettar luce su lontani, marginali dettagli del complesso e fosco quadro generale.

Chiesa di santa Maria della Peste nel 1900 (Archivio Mauro Galeotti) 

 

Viterbo STORIA
Mauro Galeotti dal libro: L'illustrissima Città di Viterbo, Viterbo, 2002

 

Chiesa di santa Maria della Peste, la storia

 

La Chiesa di santa Maria della Peste è a sinistra di chi sale Via Cairoli.

Di pianta ottagonale, fu eretta sin dal Maggio del 1494 dai parrocchiani di san Luca e di san Faustino, grazie anche ad un sussidio del Comune.

Convegno a Firenze (1967) sulla “Terza Italia”

Renzo Jvarone (in seconda fila) tra il presidente del Coni provinciale Claudio Taurchini, il direttore Ept Vincenzo Ceniti e il professore di Educazione fisica Cesare Stramaccioni. Riconoscibili in prima fila Zei dell’Associazione commercianti, Ugo Morera presidente dell’Ept e il sindaco di Ronciglione, Mascherucci.

 

Viterbo STORIA 
Vincenzo Ceniti
Console Viterbo del Touring Club

Il Gran Caffè Schenardi di Viterbo, di buon lignaggio quattrocentesco, era l’insostituibile punto di riferimento, non solo per la circolazione delle notizie, ma anche per le idee che vi covavano, tanto che la pagina locale del Messaggero gli intitolava una rubrica (“Davanti a Schenardi”) dove erano riunite informazioni utili, come farmacie di turno, spettacoli, forni aperti, confetti, lutti, culle ecc.

RICORDI DEL CAFFE' SCHENARDI
Chi avesse altri ricordi può inviarli alla email della redazione Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Domenico Meschini col furgone, tra l'altro mio amico e infaticabile collega in biblioteca a Viterbo (m.g.)

Domenico Meschini
Fine anni sessanta inizio degli anni settanta con gli Iavarone ho avuto la fortuna di lavorarci sei anni circa, bella esperienza per la mia età, quello in foto era il furgoncino con il quale specie a Natale e a Pasqua, consegnavo pacchi e pacchetti a “mezza Viterbo”.

Manoscritto del XV secolo del De remediis utriusque fortunae di Francesco Petrarca

 

Micaela Merlino, giornalista, archeologa STORIA

Le epidemie hanno segnato nel corso dei secoli la storia dell’Italia e dell’Europa, è stato fondamentale tramandarne la memoria per costruire un sapere condiviso, fondamento culturale necessario per affrontare anche nel presente questa emergenza con maggiore consapevolezza.

 

Personale del Gran Caffè Schenardi nel 1957 circa

 

Viterbo STORIA
Mauro Galeotti

La foto qui sopra ritrae il personale del Gran Caffè Schenardi nella metà degli anni '50 del secolo scorso.
Tra loro è Matteo, il terzo da sinistra, che ricordo con grande affetto perché abitava in Via san Bonaventura, nel portone accanto alla bottega di frutta di mia nonna Maria Ceccarelli in Matteacci.

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 I libri

di Mauro Galeotti

 

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