

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo sono elencati i titoli degli articoli precedenti con link per essere letti
Canto dell’aratore
O terra di Maremma grigio scuro,
apri la tua natura caldamente,
mentre l’aratro col suo ferro duro
ti possa penetrare dolcemente;
io ti offro con l’amore mio sicuro
l’intero affetto della nostra gente:
comportati da madre amica e vera,
comportati d’amante a me sincera.
Io ti lavorerò dall’alba a sera
e ti dedicherò la mia fatica,
non rifiutarti, come donna altera,
alla fecondazione della spica,
ricordati che ogni tuo figlio spera
per dirti, finalmente, terra amica:
Maremma, mia Maremma, non tradire
chi volle e ben ti seppe custodire.
La sua speranza devi rinverdire
e accoglierla nel ventre fecondato,
la sua fatica devi convertire
nel frutto, con pazienza seminato,
ed alla fine ognuno potrà dire
non sono maremmano amareggiato:
o terra di Maremma, a me, tuo sposo,
discopriti nel corpo tuo voglioso.
Il solco sia ben dritto ed armonioso,
come percorso antico ben tracciato,
e l’aratore tuo dica orgoglioso
d’averti, con passione, preparato
e, dopo, possa darsi del riposo,
contento e stanco di averti solcato:
Maremma, madre amante, l’orizzonte
conduca questo canto al mare e al monte.
E voi, fidate vacche, siate pronte
nel darmi il vostro aiuto all’aratura,
il sole vi risplenda sulla fronte
scaldandovi la forza di natura,
e l’arco delle corna, come un ponte,
protegga, poi, del seme la coltura:
o vacche maremmane, mie sorelle,
del rito, che consumo, siate ancelle.
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La Maremma che fu - Un uomo e una chitarra scordati
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La Maremma che fu - L’Angelo
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La Maremma che fu - La semina
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