

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo sono elencati i titoli degli articoli precedenti con link per essere letti
Nel lusco e il brusco*
La notte ancora vince sul mattino,
il cielo avvolge il sole non corrusco
e il mondo del lavoro contadino
si incamminava già tra il lusco e brusco;
qualcuno si lamenta col vicino
e quel lamento ascolta il suolo etrusco:
lontana sta la terra del padrone
e nel percorso c’è conversazione.
“Ma quando cambierà ‘sta situazione
per noi gente da poco, anzi da niente?
Non vedo nel presente soluzione
che liberi dal giogo possidente;
non c’è speranza, non farti illusione
che il mondo ti vorrà sempre perdente
e vivere conviene alla giornata,
ché, quando viene notte, è già passata”.
“E’ proprio strana ‘sta bella parlata
di un uomo come te, stimato saggio,
sai che abbiamo la vita imprigionata
e del profitto noi siamo di ostaggio;
abbiam la condizione ereditata
e la viviamo, sai, come un retaggio;
affrettati, frattanto, a camminare,
lo sai che non possiamo ritardare”.
“Ho inteso quel che dite, teste care,
e voglio condannar l’affermazione,
dobbiamo noi combattere e sperare
e lottar contro la rassegnazione,
ché con questa fingiamo di campare
e non abbiamo proprio soluzione:
togliamoci di dosso ‘sta iattura
e penso non avremo più paura”.
“Io penso che è un problema di cultura
e noi, purtroppo, siamo analfabeti
noi ci sacrifichiamo alla paura
quasi fossimo pesci nelle reti;
siamo così creati, per natura,
dobbiamo stare zitti buoni e quieti;
si può leggere e scrivere con le braccia?
Io credo che sia meglio che si taccia”.
“Beh, sarà colpa della levataccia
ma quanto è detto è proprio strampalato;
son diventato vecchio e la mia traccia
nei campi del padrone ho già lasciato
se la nostra cultura è nelle braccia,
usiamole, ma contro il padronato:
che c’entra la natura e la iattura?
L’unione delle braccia fa paura”.
………
Fu questa allor la condizione
di chi nel lusco e brusco già si alzava
e, nella prima luce, ancora oscura,
verso la terra d’altri camminava;
poi il tempo decretò la sepoltura
di quel parlare, che il dialetto usava:
lo abbiamo qui proposto, in italiano
essendo il lluschebbrusco ormai lontano.
*Locuzione popolare di origine tosco-emiliana, poi diffusasi. Significato: a mezza luce, in penombra, come nelle prime ore del mattino e della sera. Dal latino luscus, guercio, e bis-luscus, guercio dai due occhi. Anche lluschebbrusco (tra).
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La Maremma che fu, gli articoli precedenti
La Maremma che fu - Il meretricio
La Maremma che fu - Un testamento
La Maremma che fu - Una patente un po’ celeste
La Maremma che fu - Scontento
La Maremma che fu - La ballata del pastore
La Maremma che fu - La rivoluzione delle pesche
La Maremma che fu - La merca
La Maremma che fu - Canto della compagnia
La Maremma che fu - L’incendio
La Maremma che fu - L’Etrusco sorridente
La Maremma che fu - C’era una volta
La Maremma che fu - Canto di preghiera
La Maremma che fu - La benedizione
La Maremma che fu - Canto dell’aratore
La Maremma che fu - Un uomo e una chitarra scordati
La Maremma che fu - Il dilemma professionale
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La Maremma che fu - Il tradimento
La Maremma che fu - Il cantastorie del ricordo
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La Maremma che fu - Un pomeriggio d’agosto
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La Maremma che fu - Una grazia poco celeste
La Maremma che fu - Ricordi della scuola elementare
La Maremma che fu - Secondo Contrasto sociale
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