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LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)

Alla fine dell'articolo sono elencati i titoli degli articoli precedenti con link per essere letti  

Nel lusco e il brusco*

La notte ancora vince sul mattino,

il cielo avvolge il sole non corrusco

e il mondo del lavoro contadino

si incamminava già tra il lusco e brusco;

qualcuno si lamenta col vicino

e quel lamento ascolta il suolo etrusco:

lontana sta la terra del padrone

e nel percorso c’è conversazione.

 

“Ma quando cambierà ‘sta situazione

per noi gente da poco, anzi da niente?

Non vedo nel presente soluzione

che liberi dal giogo possidente;

non c’è speranza, non farti illusione

che il mondo ti vorrà sempre perdente

e vivere conviene alla giornata,

ché, quando viene notte, è già passata”.

 

“E’ proprio strana ‘sta bella parlata

di un uomo come te, stimato saggio,

sai che abbiamo la vita imprigionata

e del profitto noi siamo di ostaggio;

abbiam la condizione ereditata

e la viviamo, sai, come un retaggio;

affrettati, frattanto, a camminare,

lo sai che non possiamo ritardare”.

 

“Ho inteso quel che dite, teste care,

e voglio condannar l’affermazione,

dobbiamo noi combattere e sperare

e lottar contro la rassegnazione,

ché con questa fingiamo di campare

e non abbiamo proprio soluzione:

togliamoci di dosso ‘sta iattura

e penso non avremo più paura”.

 

“Io penso che è un problema di cultura

e noi, purtroppo, siamo analfabeti

noi ci sacrifichiamo alla paura

quasi fossimo pesci nelle reti;

siamo così creati, per natura,

dobbiamo stare zitti buoni e quieti;

si può leggere e scrivere con le braccia?

Io credo che sia meglio che si taccia”.

 

“Beh, sarà colpa della levataccia

ma quanto è detto è proprio strampalato;

son diventato vecchio e la mia traccia

nei campi del padrone ho già lasciato

se la nostra cultura è nelle braccia,

usiamole, ma contro il padronato:

che c’entra la natura e la iattura?

L’unione delle braccia fa paura”.

………

Fu questa allor la condizione

di chi nel lusco e brusco già si alzava

e, nella prima luce, ancora oscura,

verso la terra d’altri camminava;

poi il tempo decretò la sepoltura

di quel parlare, che il dialetto usava:

lo abbiamo qui proposto, in italiano

essendo il lluschebbrusco ormai lontano.

 

*Locuzione popolare di origine tosco-emiliana, poi diffusasi. Significato: a mezza luce, in penombra, come nelle prime ore del mattino e della sera. Dal latino luscus, guercio, e bis-luscus, guercio dai due occhi. Anche lluschebbrusco (tra).

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La Maremma che fu, gli articoli precedenti

La Maremma che fu - Il meretricio
La Maremma che fu - Un testamento

La Maremma che fu - Una patente un po’ celeste
La Maremma che fu - Scontento

La Maremma che fu - La ballata del pastore

La Maremma che fu - La rivoluzione delle pesche

La Maremma che fu - La merca

La Maremma che fu - Canto della compagnia

La Maremma che fu - L’incendio

La Maremma che fu - L’Etrusco sorridente

La Maremma che fu - C’era una volta

La Maremma che fu - Canto di preghiera

La Maremma che fu - La benedizione

La Maremma che fu - Canto dell’aratore

La Maremma che fu - Un uomo e una chitarra scordati

La Maremma che fu - Il dilemma professionale

La Maremma che fu - L’Angelo

La Maremma che fu - Il tradimento

La Maremma che fu - Il cantastorie del ricordo

La Maremma che fu - La semina

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La Maremma che fu - Un pomeriggio d’agosto

La Maremma che fu - Il risveglio

La Maremma che fu - Equivoco lessicale

La Maremma che fu - Disputa politica-religiosa
La Maremma che fu - Il banditore
La Maremma che fu - Una grazia poco celeste
La Maremma che fu - Ricordi della scuola elementare

La Maremma che fu - Secondo Contrasto sociale

La Maremma che fu - Primo Contrasto sociale

La Maremma che fu - Una strana processione

La Maremma che fu - Alla villana

La Maremma che fu - L’investitura

La Maremma che fu - Cultura e fede

La Maremma che fu - Il Carnevale

La Maremma che fu - Un piangente vignaiolo

La Maremma che fu - Una cosa buffa

La Maremma che fu - La nostra scuola

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La Maremma che fu - Menu villano

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La Maremma che fu - Una cristiana abitudine (o dell’Anima)

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La Maremma che fu - Una vendemmia bisestile
La Maremma che fu - Due ambulanti
La Maremma che fu - Il calendario contadino
La Maremma che fu - Un equivoco canzonettistico
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La Maremma che fu - Il pecoraro
La Maremma che fu - La Trinità
La Maremma che fu - La villania

La Maremma che fu - Due poeti
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La Maremma che fu - Fotografia
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La Maremma che fu - Una porchetta infelice
La Maremma che fu - Il confine
La Maremma che fu - Questua*
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La Maremma che fu - Era il tempo del brigante Tiburzi*
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La Maremma che fu  -one od –ette
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