
Giuseppe Gioachino Belli
(7/9/1791- 21/12/1863)
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Il Belli coi sonetti fece storia
scrivendo nel dialetto, da Romano,
ed io, Viterbese senza boria,
li scrivo di(a)lettando col nostrano.
A RICORDO DE PASOLINI [1]
For [2] del coro de corve, che gracchiava,
se mise un uscelletto a cantà solo;
lue ‘n libertà cantava, da usignolo [3]
e l'altre sempre a dì che lue [4] stonava.
A forza de cantà for da lo stolo
fece scompijo [5] e ‘l branco lo beccava
e a furia de beccà ce l'ammazzava,
stroncannolo [6] nel canto ‘nsieme al volo.
Io, quanno ce ripenso, ce sto male
ché m'ero abbituato a quella voce
e ‘n giro nun la sento ‘n'altra uguale.
La voce for del coro sempre noce: [7]
c'è l'esempio de ‘n Omo eccezzionale,
d'umanità parlava e finì ‘n croce.
[1] Titolo: In ricordo di Pasolini.
[2] Fuori.
[3] Si ricordi in proposito la raccolta di poesie friulane L'usignolo della chiesa cattolica.
[4] Lui, egli.
[5] Scompiglio.
[6] Stroncandolo.
[7] Nuoce.
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