

Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)
Alla fine dell'articolo sono elencati i titoli degli articoli precedenti con link per essere letti
Un testamento
Ai cari figli lascio la mia traccia
perché povero nacqui, senza niente,
la vita ho lavorato con le braccia
e l’esistenza mi fu conseguente,
spero non scorderete la mia faccia
agendo sempre convenientemente:
se nella povertà vive il timore,
posso lasciarvi solo il mio sudore.
A te, cara consorte e vecchio amore,
lascio il ricordo della mia presenza
e ti ringrazio ancora, con il cuore,
di avermi sopportato con pazienza,
uniti, sempre uniti nel timore
delle difficoltà nell’esistenza:
ricordati del volto e della voce
di chi conclude col segno di croce.
A voi, cari compagni di sventura,
lascio l’esempio del duro lavoro
insieme al chiaro della bella luna,
cara compagna nel cammin canoro
e con le stelle risultò opportuna
come suggeritrice di quel coro:*
nel canto noi trovammo del conforto
vivendo da braccianti il solo torto.
A te, Maremma, infine lascio il cuore
e con questo tanto mio rimpianto,
affermandolo qui, senza timore,
giacché per te l’amore è stato tanto,
quello che ti può dar lo zappatore
che, nella vita, ti ha scoperto il manto,
sì che ogni mia zappata fu carezza,
se pure ripagato in amarezza.
*E’ chiaro il riferimento alla strofa popolare del canto corale che accompagnava lo spostamento dei braccianti al lavoro, non ancora fatta l’alba alla presenza della luna ed il ritorno in compagnia delle stelle:
Alla mattina con la luna,/ alla sera con le stelle,/ qui ci voglion levar la pelle/ ma non gliela vogliamo dar.
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La Maremma che fu, gli articoli precedenti
La Maremma che fu - Una patente un po’ celeste
La Maremma che fu - Scontento
La Maremma che fu - La ballata del pastore
La Maremma che fu - La rivoluzione delle pesche
La Maremma che fu - La merca
La Maremma che fu - Canto della compagnia
La Maremma che fu - L’incendio
La Maremma che fu - L’Etrusco sorridente
La Maremma che fu - C’era una volta
La Maremma che fu - Canto di preghiera
La Maremma che fu - La benedizione
La Maremma che fu - Canto dell’aratore
La Maremma che fu - Un uomo e una chitarra scordati
La Maremma che fu - Il dilemma professionale
La Maremma che fu - L’Angelo
La Maremma che fu - Il tradimento
La Maremma che fu - Il cantastorie del ricordo
La Maremma che fu - La semina
La Maremma che fu - L’emigrante
La Maremma che fu - Un pomeriggio d’agosto
La Maremma che fu - Il risveglio
La Maremma che fu - Equivoco lessicale
La Maremma che fu - Disputa politica-religiosa
La Maremma che fu - Il banditore
La Maremma che fu - Una grazia poco celeste
La Maremma che fu - Ricordi della scuola elementare
La Maremma che fu - Secondo Contrasto sociale
La Maremma che fu - Primo Contrasto sociale
La Maremma che fu - Una strana processione
La Maremma che fu - Alla villana
La Maremma che fu - L’investitura
La Maremma che fu - Cultura e fede
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La Maremma che fu - Un piangente vignaiolo
La Maremma che fu - Una cosa buffa
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La Maremma che fu - Menu villano
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La Maremma che fu - Una cristiana abitudine (o dell’Anima)
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La Maremma che fu - Un equivoco canzonettistico
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La Maremma che fu - L’iniziazione
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La Maremma che fu - Una porchetta infelice
La Maremma che fu - Il confine
La Maremma che fu - Questua*
La Maremma che fu - Lupo di macchia
La Maremma che fu - La lupa
La Maremma che fu - La fiera
La Maremma che fu - Al lavatoio II
La Maremma che fu - Serenata maremmana
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La Maremma che fu - Al forno
La Maremma che fu - Don Giustino
La Maremma che fu - Zazzerone
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La Maremma che fu - Verso Natale
La Maremma che fu - Il vecchio contadino
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La Maremma che fu - Due pulcini devoti a Bacco
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La Maremma che fu - Ricordo di un maremmano calzolaio e ballerino di tango
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La Maremma che fu -one od –ette
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