Mario Olimpieri

Mauro questi sono gli ultimi tre paesi, dopo quelli già pubblicati, con gli stemmi farnesiani, poi concluderò con VITERBO. Un saluto ai lettori e a te. Mario

Articoli precedenti
Stemmi farnesiani di: Arlena, Isola Bisentina, Canino
Stemmi farnesiani a Latera, Marta e Montalto di Castro
Altri stemmi farnesiani a Canino, Capodimonte
Ancora altri stemmi farnesiani li abbiamo a Gradoli, Grotte di Castro e Ischia di Castro

Altri stemmi farnesiani.

PIANSANO 

La Rocca di Piansano, dove avvenne il delitto di Puccio e Ranuccio Farnese.

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Targa lapidea con giglio farnesiano, intestazione e data.

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Le origini di Piansano sono antichissime: alcuni ritrovamenti di punte di freccia in selce fanno pensare ad un insediamento stanziale Eneolitico. Certa è poi la presenza degli Etruschi, comprovata da una consistente concentrazione di sepolture di vario tipo.

Dopo la presa di Vulci nel III a.C. i Romani divisero il territorio e diedero vita a nuovi insediamenti. Di questi rimangono ormai solo lacerti di mura, terrecotte votive, ceramiche e tante monete romane.

Tra il IV e il V sec d.C. ci furono molte scorrerie da parte di popolazioni barbariche, che saccheggiarono tutto il territorio della Tuscia. Alcuni resti nei pressi del Poggio di Metino, fanno pensare ad un violento assedio avvenuto durante la guerra tra Goti e Bizantini.

La situazione già non semplice, si aggravò con la discesa dei Longobardi e l’insediamento cadde nell’oblio per alcuni secoli.

Nel Medioevo, quello che era stato un piccolo villaggio, finalmente guadagnò l’epiteto di Castrum, ovvero di borgo fortificato. Intorno al 1150 Piansano era in mano ai conti di Vetralla, che di li a poco cedetterò metà dei loro possedimenti a Viterbo.

A metà del secolo successivo, entrarono a far parte della storia del borgo i Bisenzo, con i loro intrighi, le successioni, i tradimenti e le uccisioni. La famiglia ebbe il possesso del castello fino al 1338, quando passò ai di Vico e finalmente ai Farnese (1385), che distrussero definitivamente il castello.

Nei successivi secoli, il territorio di Piansano venne assegnato dalla Chiesa a varie famiglie, fino a che nel 1537 venne creato il Ducato di Castro da Paolo III Farnese. Con la distruzione di Castro del 1649, il paese venne nuovamente incamerato nei possedimenti della Chiesa.

Nel 1790 il territorio di Piansano fu concesso al Conte Alessandro Cardarelli di Roma, fino al 1808 quando la Camera Apostolica vendette il feudo al Principe Polacco Stanislao Poniatowski. Questi a sua volta lo vendette al Conte Giuseppe Cini di Roma, che lo tenne fino al 1897 quando fu aggiudicato all’asta al Monte dei Paschi di Siena.

Nel 1909 anche la banca toscana lo rivendette a più persone alle quali fu espropriato dall’ Opera Nazionale Combattenti che l’assegnò ai reduci della Grande Guerra.

Questa piccola targa in pietra di forma rettangolare è da sempre collocata sul muro di contenimento della fonte a cui dà il nome: appunto la "Fonte del Giglio", situata a circa metà strada tra il bivio per Capodimonte - Tuscania e le prime case di Piansano. Rappresenta un giglio farnesiano scolpito in bassorilievo che occupa, in posizione centrale, la targa in tutta la sua altezza. Ai quattro angoli del rettangolo troviamo incise in alto a sinistra la lettera "C" e a destra la lettera "P": vale a dire "castrum planzani" (o "comunitas plansanensis" secondo altri); in basso troviamo la data "1585" divisa in due gruppi di cifre: "15" nell'angolo sinistro e "85" in quello destro, deteriorato, ma non al punto da impedirne l'agevole lettura. Questa targa (unitamente a un cippo di confine tra il territorio farnesiano e quello di Tuscania che porta appunto incisi su uno dei lati il giglio e le due lettere "A" e "F": vale a dire ager farnesianus) rappresenta l'unica testimonianza superstite della presenza farnesiana a Piansano ed è successiva di qualche decennio all'immigrazione aretina a Piansano voluta dal card. Alessandro Farnese Jr.

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TESSENNANO 

L'unica testimonianza farnesiana a Tessennano di cui siamo venuti è conoscenza è un affresco che si trova in una stanza del palazzo adibito fino a pochi anni or sono ad edificio comunale, nella centrale piazza del Plebiscito. L'affresco, molto deteriorato, rappresenta la Vergine con ai lati San Liberato e San Rocco. Sopra la figura di quest'ultimo, posto alla destra della Vergine, vi è un riquadro con affrescato uno stemma. In quest'ultimo, anch'esso assai deteriorato, si riconosce una ghirlanda, una corona, simboli papali e quattro riquadri in cui si alternano gigli farnesiani e globi dorati. Secondo l'interpretazione che ne ha dato lo studioso Piero Lanzetta lo stemma si riferisce al matrimonio, avvenuto nel 1628, tra Odoardo Farnese e Margherita Medici, riportando i sei classici gigli farnesiani e i globi dorati medicei. Non è escluso che la stanza suddetta potesse costituire una sorta di foresteria per ospiti di riguardo, e che abbia ospitato qualcuno dei "signori" in visita alle loro proprietà nel Ducato. E' infatti opportuno ricordare che all'epoca i Farnese si erano ormai stabilmente insediati nel più prestigioso Ducato di Parma e Piacenza (nel disegno è rappresentata una nostra ricostruzione dello stemma).

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VALENTANO 

Stemma papale di Paolo III Farnese (Canino 1468 - Roma 1549) attualmente collocato sotto il portico del palazzo comunale di Valentano, in Piazza Cavour 1. 

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Numerosi sono a Valentano gli stemmi dei Farnese: sotto il portico del palazzo comunale ne troviamo addirittura tre (compreso quello pubblicato); un altro è sopra la porta della Collegiata di S. Giovanni Evangelista in piazza della Vittoria; un altro ancora, più antico, con effigiato il Liocorno come a Marta, Capodimonte e Ischia, è collocato piuttosto in alto sulla torre ottagonale della Rocca Farnese, sul lato che guarda la Collegiata. Lo stemma che pubblichiamo è senz'altro il più bello e interessante: raffigura la tiara pontificia, le chiavi di San Pietro e i sei gigli Farnese raccolti in uno scudo i cui angoli superiori sono arrotolati con effetto pergamena. Lo stemma appare molto simile (ma non identico) a quello posto sul palazzo comunale di Marta quanto a forma, soggetto e disegno. Le chiavi meno elaborate e lo scudo più articolato richiamano invece lo stemma di Cellere. Non crediamo che la sua collocazione attuale corrisponda a quella originaria: probabilmente lo stemma si trovava nella Rocca Farnese, da dove è stato successivamente rimosso.

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Ranuccio Farnese (Valentano, 11 agosto 1530 – Parma, 29 ottobre 1565) è stato un cardinale italiano. Nipote di papa Paolo III e fratello di Alessandro Farnese (1520-1589), il "Gran Cardinale", è conosciuto con l'appellativo di "Cardinalino di Sant'Angelo". È ricordato anche come grande mecenate e uomo di grande rettitudine. Il cardinale Carlo Borromeo lo celebrò per la sua sapienza e la sua carità.

Biografia

Ranuccio nacque l'11 agosto 1530 da Pier Luigi Farnese e Gerolama Orsini di Pitigliano, nel castello di Valentano. Dopo l'ascesa al soglio pontificio di Paolo III, avvenuta nel 1534, fu deciso che il giovane avrebbe dovuto seguire la carriera ecclesiastica. Dopo un breve soggiorno al collegio “Ancarano” di Bologna, nel 1540, fu creato priore titolare del Priorato di Venezia dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (cavalieri di Malta) e mandato a terminare gli studi a Padova, accompagnato dal precettore Gianfrancesco Leoni. In occasione di questa investitura adottò come stemma l'emblema dei Farnese, sei gigli azzurri in campo oro, con l'aggiunta di una croce d'argento in campo rosso. Il 13 agosto 1544, approfittando della morte di Francesco Carafa, arcivescovo di Napoli, Paolo III conferì il seggio al nipote, che dovette dare pubblicamente prova del suo sapere. Durante un soggiorno del papa a Viterbo, il quattordicenne arcivescovo tenne una conferenza sulla letteratura greca e latina e sulla dialettica, che lo fece apprezzare da tutti i presenti. Nel concistoro del 16 dicembre 1545 viene creato cardinale insieme ad Enrico, futuro re del Portogallo, Georges II d'Amboise e Pedro Pacheco Ladrón de Guevara e fino alla nomina del cardinale Giulio Della Rovere è stato il porporato italiano più giovane. Il 5 maggio 1546 assunse il titolo di Santa Lucia in Silice. Come stemma cardinalizio Ranuccio confermò quello precedentemente adottato, ma adornato della croce diaconale e sormontato dal galero con tre ordini di nappe.

Durante il conflitto tra Giulio III e Ottavio Farnese, duca di Parma (1550-1551), il cardinale restò fuori Roma, trovando asilo dalla sorella ad Urbino e, in seguito, a Venezia; il papa gli restituì i titoli il 4 novembre 1553. Nel primo conclave del 1555 Ranuccio ed il cugino Guidascanio Sforza furono tra i fautori dell'elezione di Papa Marcello II. Il 7 febbraio 1565, il cardinale venne nominato vescovo titolare della sede suburbicaria di Sabina. Ma la morte era in agguato. Morì di febbre il 29 ottobre 1565 a Parma. La notizia della sua dipartita giunse a Roma il 1º novembre. Fu sepolto temporaneamente nella cattedrale di Parma, ma, secondo le sue volontà, fu traslato nel sepolcro di famiglia sull'Isola Bisentina.