
Mario Olimpieri
Buonasera Mauro, oggi ti presento gli stemmi di Latera, Marta e Montalto di Castro. Un saluto a te e ai lettori. Mario
LATERA
Giglio farnesiano scolpito in bassorilievo su un lato della Fontana del Duca, alla confluenza tra Corso Vittorio Emanuele III e Via delle Cantine.
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La fontana si trova nella parte bassa del paese, immediatamente fuori il centro abitato. Come si legge in una epigrafe, per altro molto deteriorata, posta su un altro lato della fontana, questa fu edificata nel 1648 dal duca di Latera Pietro Farnese, da cui prende il nome. Il mini-ducato di Latera e Farnese era di fatto, se non formalmente, distinto da quello di Castro, e governato da un ramo minore della potente famiglia. Il semplice giglio stilizzato che vi è scolpito ricorda quello della "Fonte del Giglio" di Piansano e quelli effigiati sulla fontana di Piazza della Rocca a Viterbo.
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Ferrante Farnese apparteneva al ramo dei Farnese di Latera che trae origine da Bartolomeo fratello di Papa Paolo III.
Egli era figlio di Pietro Bertoldo Duca di Latera e di Giulia Acquaviva, nacque il 3 dicembre del 1543.
La sua sufficiente devozione unita al vicecancellierato del potentissimo cardinale Alessandro Farnese lo favorirono non poco, forse anche per questo dall'aprile all'ottobre del 1569 venne incaricato della vicelegazione di Viterbo.
Divenne poi Vescovo di Montefiascone nel 1572 e tre anni dopo fu trasferito a Parma dove restò titolare per 31 anni.
Qui i rapporti con i duchi e col potere civile non furono mai facili e conobbero fasi alterne. La mentalità fiscale e l'assenza di affabilità misero il Farnese quasi in imbarazzo di fronte a un contesto locale forte di antichi privilegi, caratterizzato da usi e intrecci politici ben consolidati per quanto riguardava l'organizzazione patrimoniale e giurisdizionale.
Nel 1579 andò in Portogallo come Procuratore del Duca di Parma Ranuccio I che accampava diritti di successione a quel trono.
Già alla fine del mese di febbraio si rese conto che le possibilità di un successo per Ranuccio erano remotissime e ben presto ritornò in Italia. Gli anni fra il 1580 e la legazione di Bologna del 1591 non furono liberi dai problemi enunciati sopra.
Dal marzo del 1591 (e non nel 1590 come è scritto sul cartiglio), al marzo del 1592 fu come detto prima Governatore a Bologna.
Rientrato a Parma si dedicò completamente all'amministrazione della sua diocesi, difendendo con intransigenza le libertà ecclesiastiche e attirandosi per questo l'avversione dei suoi parenti i Duchi di Parma che lo costrinsero ad allontanarsi in volontario esilio da quella diocesi.
La morte lo colse nel 1606 in Latera dove si era ritirato.
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MARTA
Stemma papale di Paolo III Farnese (Canino 1468 - Roma 1549) attualmente collocato sulla facciata del Palazzo Comunale di Marta, in Piazza Umberto I.
Numerosi sono a Marta gli stemmi e i simboli farnesiani: tutti sono stati pubblicati e descritti in un bellissimo volumetto: "Le pietre parlano" edito nel 2000 dal Comune di Marta e curato dai ragazzi delle scuole medie e da alcuni loro insegnanti. Si tratta di un lavoro di straordinario interesse che dovrebbe costituire stimolo ed esempio a fare altrettanto in tutti i nostri comuni, affinché nessuna traccia storica del nostro passato vada dispersa. Lo stemma in questione, di forma ovale, è scolpito in bassorilievo su travertino e misura cm. 90 in larghezza e cm. 120 in altezza. E' stato probabilmente realizzato da una bottega altolaziale nella seconda metà del XVI sec. e vi sono rappresentati la tiara pontificia, le chiavi di S. Pietro e lo scudo con i classici sei gigli farnesiani.
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Sul piano di copertura si innalza un torrino ottogonale di 2,50 metri di altezza. Al di sopra, un supporto di ferro sostiene le due campane che completano l'orologio. Si accede alla torre mediante una scala in ferro e peperino che conduce all'ingresso posto sul lato sud; è su questa parete che campeggia il bassorilievo in marmo con l’insegna araldica della famiglia Farnese. L'interno della torre presenta un ingresso e tre piani collegati da una scala di pietra e poi da scale di ferro e legno. La copertura dell’ultimo livello costituita da una volta a crociera con archi a sesto acuto con costoloni di pietra. Altri indizi che legano il borgo ai Farnese, è lo stemma in travertino di Papa Paolo III incastonato sulla facciata del Palazzo comunale costruito nel 1927 e saltato fuori durante i lavori di demolizione del precedente palazzo municipale; operazione che ha pure portato alla modifica dell’antica "Porta Grande della Strada della Marta" che immetteva nel centro storico e che venne sostituita dall’attuale portico. L’arco di pietra che la contornava è oggi visibile al n.141 di via Laertina.
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MONTALTO DI CASTRO
Giglio farnesiano scolpito in bassorilievo sopra un portale
di Piazza della Vittoria, nel centro storico della città. Montalto rappresenta il confine meridionale del Ducato di Castro, la sua estensione verso il mare. Il castello, più volte rimaneggiato, fu in origine un convento fortificato che i Farnese ristrutturarono, come erano soliti fare. Il loro possesso tuttavia fu alquanto contrastato, dovendo vedersela con la Chiesa, gli Orsini, ed altri signorotti locali. A Montalto di Castro, tuttavia, non abbiamo rilevato alcuna particolare iconografia farnesiana. Il giglio che presentiamo, scolpito in bassorilievo su travertino, adorna il portale di una abitazione privata e appare di fattura piuttosto recente, se non proprio contemporanea. Con tutta probabilità ha un carattere puramente decorativo ed è stato commissionato semplicemente per abbellire l'ingresso di casa. Non si può tuttavia e parimenti escludere che si tratti di una "citazione" farnesiana, realizzata al fine di sottolineare la continuità di un legame storico e culturale con un passato ancora vivo e presente.
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Secondo la leggenda, la cittadina di Montalto fu fondata nel V secolo d.C. dagli abitanti di una città della costa che si ritirarono su un’altura per difendersi dalle scorrerie dei pirati Saraceni.
La prima testimonianza scritta in cui si parla di Montalto è però una bolla papale del 853 d.C., diretta al vescovo di Tuscania e in cui compare, per la prima volta, il nome di Montis Alti.
Il Castrum Montis Alti fu per Tuscania luogo di confine: verso il mare infestato dai Saraceni e verso la vicina Toscana occupata dai Longobardi.
Il territorio di Montalto fu per secoli devastato dalle lotte tra lo Stato Pontificio e la famiglia dei Vico, signori feudali del borgo fin dal XII secolo.
A causa di queste tensioni la popolazione iniziò a diminuire, ad abbandonare il borgo e le campagne e Papa Martino V, per impedire che Montalto scomparisse, il 28 febbraio 1421 pubblicò una bolla a favore dei pochi montaltesi rimasti sul territorio.
Nel 1359, dopo la sconfitta dei Vico, il Castello di Montalto iniziò a passare di mano in mano, dagli Orsini ad Angelo Ventura il Tartaglia, fino allo Stato Pontificio che dominò Montalto fino alla presa di Roma del 1870.
Ancora oggi il castello, le mura e il reticolo di suggestivi vicoli interni sono la viva testimonianza del suo grande passato medievale.






















