
FANTASY MAX 400 (parole)
Johan Beistler
INCONTRO
Erano i favolosi anni Sessanta… una festa di compleanno, la musica dal giradischi e i primi approcci con le ragazze.
Lei stava seduta compunta, con il suo vestitino a fiori, su una sedia d’angolo, le mani raccolte in grembo; appena un filo di rosa sulle labbra e sulle guance e i capelli raccolti a crocchia sulla nuca. Non era certo una ragazza aggiustata all’ultima moda, ma mi colpì lo sguardo con cui più volte mi aveva scrutato, cercando di non darlo a vedere.
-Ciao – provai a rompere il ghiaccio, e lei a quell’approccio quasi trasalì, poi accennò un sorriso:
-Ciao – rispose con voce flebile.
-Io mi chiamo Roberto… e tu? – azzardai.
Lei rimase per qualche attimo titubante, poi mormorò:
-Mi chiamo… mi chiamo Sandra; sì, mi chiamo Sandra…-
Guardandola meglio mi ricordò qualcuno, ma fu solo un momento; stavo cercando di corteggiarla e dovevo pensare alla strategia.
-Ti piacciono più i Beatles o i Rolling Stones?- chiesi per creare un diversivo. A quei tempi era quasi una domanda rituale.
Lei si mosse a disagio sulla sedia, poi disse:
-Veramente preferisco Puccini…-
Oddio, roba antidiluviana… non insistetti.
Dal giradischi partì il twist di Rita Pavone.
-Balli? – la invitai, speranzoso che poi arrivasse un lento, magari quello del mattone…
Lei mi fissò quasi terrorizzata, gettò uno sguardo verso i ragazzi che si dimenavano nel twist e rispose a mezza voce:
-Io veramente preferisco il valzer, o magari la quadriglia…-
Restai sbalordito, e anche un tantino deluso. Lei mi guardò intensamente negli occhi, quasi volesse scavarmi nell’animo e poi continuò ad esaminare il mio volto, con uno sguardo pieno di tenerezza.
-Ti diverti molto, eh, Roberto? –
Il tono della sua voce era cambiato, era più sicura di sé, ora, e aveva assunto un atteggiamento quasi materno.
Rimasi per qualche istante indeciso sul da farsi, con un sorriso prestampato sul volto.
-Vado a prenderti da bere… magari un’aranciata? – proposi tanto per fare qualcosa.
-Sì, vai…- mi disse lei continuando a fissarmi intensamente.
Mi allontanai a cercare l’aranciata. Quando ritornai la ragazza, Sandra, era sparita.
Chissà perché se ne era andata così repentinamente. Né la ritrovai mai più.
Me ne sono ricordato oggi, di quell’episodio; così, per caso, sfogliando un vecchio album di famiglia.
Quella ragazza… adesso capisco perché mi attraeva tanto. Assomigliava a mia nonna Alessandra, che ho conosciuto soltanto in fotografia, perché volò via presto dando alla luce mia madre.
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