
FANTASY MAX 400 (parole)
Johan Beistler
FABBRICA
Sperai che fosse un sogno. Ma quando speri una cosa del genere significa che non è un sogno.
Il mondo intorno a me si era trasformato in un incubo oscuro, opprimente e orrendo. Cercai di rigirarmi su un ipotetico letto, ma caddi bocconi su una creatura viscida e puzzolente, che si ritrasse scivolando via. Notai che al suo contatto non avevo avuto nessuna reazione istintiva di ripugnanza.
I miei sensi non riuscivano a coordinarsi fra loro; provavo una cacofonia di sensazioni.
Qualcuno stava cantilenando da qualche parte, ma io vedevo solo lampi nel buio, una girandolo iridescente che rimpiccioliva all’infinito e sembrava catturare e comprimere la mia mente; qualcosa stava mutando in me, sentivo la vita sfuggirmi e al suo posto qualcos’altro si istallava, producendomi uno strano senso di sdoppiamento: io e quest’altra cosa che convivevano nel mio corpo febbricitante. In realtà lottavano fra loro e stava vincendo quella cosa.
La cantilena divenne più forte e compresi che qualcuno stava snocciolando frasi e propositi orribili; cercai di storcere la bocca per il raccapriccio, ma non mi venne nulla del genere. Mi accorsi che quella cantilena la stavo cantando io.
Brancolai nel buio finché cominciai a ripetere gesti simbolici di atti innominabili. Intanto sghignazzavo come in preda a un delirio, ridevo, piangevo e cantavo canzoni oscene.
Nel buio continuavo a vedere lampi improvvisi e quella girandola che sembrava impossessarsi della mia testa penetrandomi dagli occhi. Intravidi fantasmi che cantavano allontanandosi e fantasmi che si avvicinavano a me, insegnandomi infamie d’ogni risma.
Cercai di prendere aria a pieni polmoni. Poco per volta il senso di angoscia si quietò e sentii che stavo recuperando le mie forze, la mia coscienza: ora mi sentivo pronto.
Più tardi, senti una voce estranea, impersonale, fredda e maledettamente superiore, quasi fosse quella di un dio:
-E’ qui che fabbricate i malvagi? – chiese.
Una vociaccia insolente, piegata ad una ipocrita deferenza, mi parve rispondere:
-Sissignore, eccellenza… ne abbiamo proprio uno pronto per lei –
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