A cura di Mario Olimpieri
Buona giornata Mauro, ancora tre paesi che hanno avuto la presenza dei Farnese, Carbognano, Ronciglione e Canepina

Carbognano: La Rocca Farnese negli anni '20 del 1900 (Archivio Mauro Galeotti)
CARBOGNANO
Aggirandosi per le stanze del palazzo che Giulia aveva ottenuto da Papa Alessandro VI Borgia per suo marito Orsino Orsini non sarà difficile immaginarla affacciata alla grande finestra che dà sul declivio, verso la valle, guardare lontano, dentro se stessa.
È qui che avrebbe vissuto, rimasta sola da oltre cinque anni dopo la morte del marito, mai amato, e fiera delle nozze tra la sua unica figlia e Niccolò della Rovere, nipote prediletto di Papa Giulio II, che risollevavano le sorti del casato.
"Il fratello Alessandro Farnese era troppo impegnato a costruire la sua carriera, e non solo quella. Il grande palazzo che stava edificando a Roma, vicino a Campo de' Fiori, quello progettato a Caprarola e un altro che aveva in testa di realizzare a Gradoli assorbivano tutte le sue energie. Giulia sentiva che qualcosa, dentro di sé, era morto. Era morta la vittima consenziente, sacrificata sull'altare dell'ascesa familiare”.
Giulia sentiva che un'altra stava nascendo: una donna nuova, più libera, sicura, consapevole, indipendente e determinata. Carbognano era il posto giusto per morire e per rinascere. Quando Giulia decise di stabilirsi qui, la rocca – già vecchia di quasi tre secoli – era pressoché fatiscente.
L'aspetto odierno del castello e i cicli pittorici che ne decorano il piano nobile sono quelli voluti e realizzati da Giulia che, poco più che trentenne e ancora molto bella, cominciò con il far incidere a chiare lettere il proprio nome su architravi di porte e finestre. Doveva essere evidente a tutti che la figlia di Pier Luigi Farnese, nipote di Ranuccio, sorella del Cardinale Alessandro, discendente di Papa Bonifacio VIII Caetani, favorita di Papa Alessandro VI e madre di Laura, nipote acquisita di Papa Giulio II della Rovere, non andava a Carbognano per nascondersi ma per diventarne “domina et iudex".
Il Castello Farnese: Dimora di Giulia la "Bella"
Il castello di Carbognano è costituito da un fabbricato a pianta quadrilatera irregolare intorno a un piccolo cortile decentralizzato, di notevole possanza plastica e su cui fa perno l’intero tessuto urbano dell’abitato. La facciata principale di rappresentanza, che dà sulla piazza del comune, presenta due ordini di finestre disposte in maniera irregolare di cui le tre superiori recano nella cornice la scritta IVLIA FARNESIA. È coronata, come d’altronde tutti gli altri lati, da un filare di beccatelli reggenti una sorta di camminamento di ronda con merli a sagoma dritta e con feritoie a croce.

Ronciglione 1906 Porta Romana costruita su disegno del Vignola nel 1618 per volontà del duca Odoardo Farnese
RONCIGLIONE
Il nucleo originario era controllato dai Prefetti di Vico e nel 1526 era possedimento dei Farnese, importante signoria con influenza molto in alto che portò sviluppo e splendore in quella che nel Cinquecento era una Contea del Ducato di Castro. Ronciglione era una fiorente cittadina in cui lavoravano ferrerie, armerie, ramiere e le prime stamperie. Solo nel 1728, Papa Benedetto XIII elevò Ronciglione al grado di città.
Tra le architetture civili si possono invece ammirare la Rocca con i suoi Torrioni, fortezza appartenuta nel corso degli anni ai Conti Anguillara, ai Della Rovere e ai Farnese, il Palazzo Comunale del 1552 e la porta Romana che nel 1618 il Duca Odoardo Farnese fece costruire dal Vignola.
A Montecavallo fu innalzato il Palazzo dei Farnese dal Vignola che, non grandioso affatto come quello di Caprarola, era però elegantissimo, raccolto e molto funzionale, sì da accogliere una piccola corte festosa e raffinata come era quella Farnese.
A lavori finiti, Ronciglione apparve davvero nuova e grandiosa più di quello che in realtà era. Ancora oggi, specialmente venendo da Roma ed avanzando in essa, questa strada sembra fatta or ora e dà un'impressione di grandiosità e di bellezza che incanta anche il turista più distratto, che non può fare a meno di dare uno sguardo dalla Porta al panorama degli antichi Borghi, di ammirare i bei e vari palazzetti barocchi di via Roma, di essere sorpreso da Piazza della Nave e di godere della visione di fuga di palazzetti affiancati a schiera sulla salita di Montecavallo. Effettivamente, dopo oltre quattrocento anni, l'impianto urbanistico farnesiano di Ronciglione suscita ammirazione e sorpresa e fa della cittadina un ambiente davvero inconsueto per gli antichi castelli e borghi della Tuscia.

Canepina 1900 circa il palazzetto Farnese e il Castello Anguillara (Archivio Mauro Galeotti)
CANEPINA
Palazzetto Farnese (sede del Comune)
Il palazzetto Farnese fu fatto costruire da Alessandro Farnese, più noto come papa Paolo III, per il figlio Pierluigi, soltanto come sede di amministrazione dei beni, nel vasto territorio canepinese. Per la funzione alla quale era stato destinato, non compete in ampiezza e bellezza con gli altri edifici più ricchi d’arte sparsi nella vasta area geografica in cui dominarono i Farnese. Il palazzetto con la sua piccola mole fu ampliato successivamente nella parte sinistra. Ha una struttura solida, espressione di quell’architettura del XVI secolo che supera il linguaggio decorativo e si limita alla pura funzione delle forme. Da tempo ormai è sede del Comune, ivi trasferitosi da un’antica costruzione di Via Porta Piagge.
CANEPINA – Esattamente 476 anni fa, il 2 aprile 1544, Alessandro Farnese, 220° papa della Chiesa Cattolica con il nome di Paolo III, compì un atto destinato a cambiare le sorti di Canepina e non solo. Il pontefice, nato a Canino il 24 febbraio 1468 da Pier Luigi, signore di Montalto, e Giovannella Caetani, discendente della famiglia di Gelasio II e Bonifacio VIII, donò al figlio Pier Luigi (molti papi in quell’epoca avevano figli legittimi o meno) dieci centri della Tuscia, tra cui Canepina.
L’origine di Canepina risale all’alto medioevo: il primo documento che ne fa menzione risale al 1093 e sappiamo che la sua costituzione fu voluta dai prefetti di Vico (che ne richiesero però conferma ed approvazione dal pontefice).
I dintorni furono frequentati fin dall’epoca etrusca, come dimostrano i reperti rinvenutivi, e le numerose attestazioni della presenza umana nel territorio inducono a pensare alla nascita di un abitato rustico in epoca molto antica. Possedimento del Comune di Viterbo, Canepina fu da questo donata al papato; ceduta da papa Paolo III Farnese al figlio Pierluigi, rimase poi per lungo tempo sotto il diretto dominio dei Farnese, incorporata al Ducato di Castro e Ronciglione, fino ad essere infine restituita ai beni della Chiesa quando Castro venne distrutta per volontà di papa Innocenzo X.
I canepinesi salutarono come una liberazione l’annessione alla Contea di Ronciglione e quindi al Ducato di Castro. Fin dalla fondazione del paese, avvenuta nella metà dell’anno Mille, e nei cinque secoli successivi, avevano tentato inutilmente di affrancarsi dal dominio di Viterbo e diventare un libero comune. Canepina era il castello più grande tra quelli sottoposti a Viterbo e quindi il maggior contribuente. I viterbesi esercitavano un controllo strettissimo sotto tutti i punti di vista: dall’amministrazione della giustizia alla nomina delle autorità locali; dalle norme degli statuti, che dovevano essere sottoposti al vaglio dei priori di Viterbo, alle regole commerciali.
Ad esempio, i canepinesi, abilissimi come erano nella costruzione dei cerchi in legno per le botti, non potevano commercializzarli se prima non avessero soddisfatto il fabbisogno di Viterbo e degli altri territori della Contea. I tentativi di liberazione intrapresi dai canepinesi nel corso dei secoli sfociarono spesso in scontri sanguinosi tra le opposte fazioni.
Articoli precedenti
I Farnese: ecco altri tre paesi farnesiani Nepi, Fabrica di Roma e Bomarzo
Altri stemmi farnesiani a Piansano, Tessennano e Valentano
Stemmi farnesiani a Latera, Marta e Montalto di Castro
Ancora altri stemmi farnesiani li abbiamo a Gradoli, Grotte di Castro e Ischia di Castro
Altri stemmi farnesiani a Canino, Capodimonte
Stemmi farnesiani di: ARLENA, ISOLA BISENTINA, CANINO
