
Giuseppe Gioachino Belli
(7/9/1791- 21/12/1863)
Pietro Angelone Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Il Belli coi sonetti fece storia
scrivendo nel dialetto, da Romano,
ed io, Viterbese senza boria,
li scrivo di(a)lettando col nostrano.
MA QUANNO FINISCE?[1]
(el coronaviro)
Co’ sto coronaviro maledetto
qui stamo tutte quante nel pallone [2]
perché ognuno à paura d’esse infetto:
el vecchio trova a rischio la pensione, [3]
moje e marito separeno ‘l letto
mentre stanno distante a collazione,
le giovane rinunciano al bacetto,
le ragazzine stanno ‘n divisione.
In giro ‘nsomma c’è tanta paura,
che fa diventà l’omo più egoista,
sparanno [4] passe presto sta sciagura.
Ognuno vò [5] evità la triste lista
che prima o doppo esige la natura
e aggisce come fosse ‘n’ esorcista.
Sò pessimista?
Mah, che ve devo dì: ce vò pazzienza,
speranno che ‘ntervenga Provvidenza.
Se pò fa senza?
Io a sta domanna nun ciò la risposta,
pertanto ve la lascio per proposta.
[1] Titolo: Ma quando finisce?
[2] Espressione figurata per dire siamo frastornati, confusi
[3] Col rischio di morire.
[4] Sperando
[5] Vuole.
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DIALETTANDO: EL FRATE ORIGGINALE
DIALETTANDO: EL MENAGGER SESSANTOTTINO
DIALETTANDO: LA PUBBLICITA' NEL MANIFESTO
DIALETTANDO: ‘L VECCHIO SONETTO
DIALETTANDO: UN VECCHIO SONETTO ( ‘no strano prete)
