Pietro Angelone
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LA MAREMMA CHE FU
(narrazione poesia contrasto poetico)

Alla fine dell'articolo sono elencati i titoli degli articoli precedenti con link per essere letti    

Un pomeriggio d’agosto

 

Succhiava il latte la calda boccuccia

dalla mammella, che offriva la vita,

strappava il padre la verde mentuccia

per la minestra, di fave fornita,

un magro cane osservava la cuccia

dove una mosca volava, smarrita,

nel pomeriggio di un mese di agosto

dentro quell’orto dai fichi nascosto.

 

E dentro il sito il maiale, scomposto,

nel suo letame cercava frescura,

un gatto bianco girava, disposto

a favorire l’istinto in natura

per accoppiarsi, del tutto nascosto,

con una gatta, del fatto sicura,

una gallina il suo corpo spulciava

e il fiero gallo, curioso, osservava.

 

Il vecchio nonno dell’erba tagliava

per farne pasto ai conigli ingabbiati,

mentre la moglie, vicina, portava

il suo pensiero negli anni passati,

quando il compagno nell’orto potava

e raccoglieva i rametti tagliati,

da utilizzare pel fuoco, in cucina,

nel focolare già acceso in mattina.

 

Sul bordo scuro di una vecchia tina,

che conteneva dell’acqua stagnante,

un cardellino, con voce argentina,

la sua compagna chiamava ogn’istante;

la fatta, intanto, con gioia felina,

s’era accoppiata col maschio pimpante,

una lucertola, sopra il muretto,

prendeva il sole, con grande diletto.

 

L’altro figliolo, da buon giovinetto,

sotto la pergola, serio, zappava

e quelle zolle, con colpo perfetto,

in posizione di mira spezzava;

quello più piccolo dentro un fischietto,

con la sua fionda girando, soffiava:

un nero merlo, dal fosso vicino

gli rispondeva, da buon canterino.

 

Frattanto il nonno beveva del vino

da una fiaschetta, di giunchi vestita,

poi con la calma del buon contadino

sulle sue labbra passava le dita

e la compagna, da un vecchio catino

dava dell’acqua alla menta appassita;

una farfalla nell’aria volava,

poi sulla vecchia, curiosa, calava,

 

Il contadino vicino strillava

per il somaro che s’era slegato

e lì vicino correndo, ragliava,

come drogato dall’erba del prato;

una cornacchia nel cielo passava

col nero manto, di grigio macchiato,

nel pomeriggio di un mese di agosto

sopra quell’orto, dai fichi nascosto.

 

Quel pomeriggio fu bene riposto

dentro la mente, fu ben conservato

da un ragazzino, giocando nel posto

di quel paese, nel quale era nato,

nella Maremma, col seno disposto

a riallattare quel figlio rinato

un’altra volta, nel sangue materno

e nel ricordo, per seme paterno.

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La Maremma che fu - Il risveglio
La Maremma che fu - Equivoco lessicale

La Maremma che fu - Disputa politica-religiosa
La Maremma che fu - Il banditore
La Maremma che fu - Una grazia poco celeste
La Maremma che fu - Ricordi della scuola elementare

La Maremma che fu - Secondo Contrasto sociale

La Maremma che fu - Primo Contrasto sociale

La Maremma che fu - Una strana processione

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