La Quercia STORIA
Gianfranco Ciprini
Carissimo Mauro,
ti invio copia del documento relativo al terremoto del 1695 e il Paramento sacro ex voto della Città di Viterbo alla Madonna della Quercia!
A seguito dell'articolo: Pizzeria Il Monastero per la Madonna della Quercia: "Nissuno perì, anzi molti rimasti sepolti sotto le rovine, ne furno anche ricavati illesi". I terremoti a Viterbo


1695 Terremoto, Biblioteca Comunale VT II.C.I.36.41 cc.1-4
Un testimone oculare in una relazione intitolata " Concorso nella chiesa della Madonna della Quercia di Viterbo in occasione del terremoto dell’anno l695 " ricorda:
" ..I popoli, che nell’anno 1467 numerosi di 40 e 50 mila persone il giorno, cominciarono a visitare questa sacra immagine della Madonna della Quercia per le miserie di quell’anno, e in particolare de terremoti de quali nella città di Siena furono numerati 160 ne mai cessarono finché non fecero voto di visitare questa miracolosa Vergine, allora senz’altra chiesa o fabrica che di quattro tavole che la ricoprivano con un altare appoggiato al tronco della Quercia, nella presente occasione del terremoto successo il di 11 giugno dell’anno corrente 1695 un hora avanti il giorno di sabbato corsero subito a visitarla in tanto numero, che appena aperta la chiesa si vidde ripiena, piangendo e sospirando tutti, e mostrando non havere altro refugio che questa SS.a Vergine, ne cessarono per tutto il suddetto giorno di venirla a visitare a stuolo a stuolo da Viterbo, Vitorchiano, Bagnaia, S. Martino e da altri paesi tutti scalzi, e con gran contrittione.
E molti signori viterbesi stimandosi più sicuri vicini alla medesima chiesa vollero pernottare per alcune notti sotto le baracche piantate nel prato vicino, benché con molto scomodo per esser lontane dalle loro case.
La domenica seguente fu più numeroso il concorso venendo anche processionalmente il popolo di S.Martino scalzo, e le zitelle con corone di spine in testa offerendo libre 18 di cera; e tra questo giorno e hieri fu creduto passare il numero di 3 mila persone.
Lunedì 13 detto venne in processione il popolo di Bagnaia parimente quasi tutti scalzi, e le zitelle similmente con corone di spine e un offerta di libre 12 i cera, venne anche una compagnia di Viterbo, alcuni Signori d'Orvieto e di altri paesi.
Martedì 14 detto una compagnia di Bagnaia con libre 6 di cera due compagnie di Viterbo con libre 6 di cera e tutti scalzi.
Mercoledì 15 detto due compagnie di Viterbo con libre 6 di cera una di Bagnaia con altrettanta cera e più sopra 400 zitelle scalze con corone di spine, e tutte vestite di bianco da Viterbo guidate da un Padre Carmelitano della congregatione di Mantova.
Giovedì 16 detto tutte le Zitelle di Bagnaia con sacco bianco e corone di spine e una compagnia di Viterbo con libre 3 di cera.
Venerdì 17 detto tutte le maritate di Bagnaia con sacco scalze. Due Compagnie di Viterbo con libre 6 di cera. Li padri cappuccini con buon numero di gente cantando le litanie de santi e la sera a due hore di notte altra processione di Viterbo.
Sabbato 18 detto tutte le vedove di Bagnaia con sacco nero e scalze. Due Compagnie di Viterbo con libre 6 di cera molti di Canapina et altri paesi con una processione di sopra 200 fanciulle di Viterbo vestite di bianco scalze e con corone di spine guidate da un padre del Carmine. In questo giorno e negli antecedenti, oltre le sudette compagnie e processioni ne fu sempre numeroso concorso d’ogni sorte di gente.
Domenica 19 detto venne una compagnia di Viterbo con libre 3 di cera, una compagnia di Vitorchiano con molto popolo, la maggior parte scalzo con gran devotione con offerta di libre 20 di cera. In questa compagnia di Vitorchiano vi erano 16 penitenti con catene di ferro, e discipline a sangue de quali ne furono ancora negl’a1tri giorni da Viterbo e Bagnaia.
In questa mattina vi fu anco in processione la terra di Soriano con circa 2.000 persone tutti scalzi, entrando in chiesa con le ginocchia per terra, e così strascinandosi girarono tutta la cappella con gran devotione, e molti sospiri e pianti. Le zitelle erano tutte vestite di bianco con corone di spine in testa, e tra questi erano trentadue penitenti che si battevano si fortemente con discipline a sangue, che mossero a pietà tutto il popolo.
Offerirono alla Madonna 50 libre di cera. Dopo il vespro vennero anche in processione li padri zoccolanti con buon numero di huomini con molta devotione.
Lunedì 20 detto tutti li preti di Bagnaia con sacco scalzi in n° di 30 et una Compagnia di Viterbo con libre 3 di cera.
Martedì 21 detto molte donne di Viterbo e Bagnaia con il sacco, il che seguì anco ne i giorni antecedenti. e cessorno per la proibitione del signor Cardinale. Doppo il vespro due Compagnie di Viterbo con libre 6 di cera, et una processione di fanciulline con le loro maestre.
Mercoledì 22 detto nove zitelle scalze da S. Martino per commessione della signora principessa Panfilij con altra gente di diversi paesi.
Giovedì seguì il medesimo concorso, con una Compagnia di Viterbo che portò libre 3 di cera.
Venerdì 24 detto la terra di Canapina in n° di circa 1000 persone quasi tutte scalze, e le zitelle vestite di bianco con corone di spine, con 12 disciplinanti offerendo 12 scudi di cera. Venne anche una numerosa compagnia di Viterbo e Vitorchiano con la medesima devotione e libre 12 di cera. Vi fu anco alla messa il magistrato di Viterbo.
Sabato 25 seguì con gran concorso, si la mattina come anco la sera alle litanie.
Domenica 26 una congregatione di giovani di bagnaia col sacco con una muta di candele di una libra alla Madonna. Venne anco lo città di Montefiascone in processione con molta edificatione tutti scalzi, con 6 canonici parimente scalzi da due miglia in qua, con gran numero di zitelle tutte vestite di bianco.
Due nipotini del signor Cardinal Barbarico, mandati dal medesimo con il signor Abbate Cornelli sacrista di quella cattedrale; il governatore scalzo portava la croce della compagnia di S. Carlo offerirono libre 40 di cera e fra tutti dicesi che passassero il n° di 2.000.
Nel medesmo giorno la città di Viterbo dopo haver fatto voto in consiglio publico, et approvato dal signor Cardinale di venire per 7 anni a visitare questa beatissima Vergine venne per la prima volta con processione solenne di tutto il clero secolare e regolare, e confraternita con il magistrato e gran numero di gente d’ogni conditione, dicendo tutti il rosario per ordine di Monsignor vicario.
Fermandosi in chiesa per mez’hora tra le litanie e sermone.
In questo giorno fu sì grande il concorso non solo de viterbesi e bagnaioli ma d’altri paesi anco lontani che secondo il giudizio de prudenti passarono il n° di 20.000 persone. Le confraternità di Viterbo di partironsi per il coro e chiostro, il resto della processione non sarebbe potuta entrare in chiesa se non fosse arrivato tardi che erano 23 hore e mezzo quando altri venuti avanti, che già alle 20 hore havevano piena la chiesa non fossero già partiti.
Lunedì e martedì 27 e 28 detto seguirono con competente concorso e al quanti forestieri.
Mercoledì 29 venne in processione con molta devotione scalzo e coronato di spine con offerta di 6 scudi di cera il popolo delle grotte di S.Stefano e dal piano di Magognano entrando in chiesa con le ginocchia per terra.
Dopo a questo entrò nel istesso modo il popolo di Castello di Piero 12 miglia da qui discosto con gran compuntione e lacrime portando 4 scudi di cera in ringratiamento alla B. Vergine perché con le case non bavevano anche persa la vita, essendogli stata salvata per la devotione del rosario, accreditata in detto luogo da un predicatore domenicano nella quaresima passata, non essendo restato altri sotto quelle rovine, benché tutti si trovassero a dormire nelle loro case, più che tre giovanetti.
Vi furono anco in quella mattina molte famiglie principali di Montefiascone che non erano venute alla processione pubblica. Dopo il vespro vennero unitamente tutte le Compagnie di Bagnaia scalze, il clero con tutto il popolo che diceva il rosario. Offersono di nuovo 6 scudi di cera in rendimento di gratie.
Vi erano tra essi alcuni disciplinati.
Giovedì 30 vennero alcuni di Celleno et altri paesi. Un canonico col signor Bisenzi e sua moglie da Montefiascone testificando che dopo che il popolo di essa città era venuto a visitare questa Vergine erano cessati in molti il terrore e la paura che in anzi fortemente li teneva abbattuti.
Venerdì 1 luglio venne un canonico con altri di Montefiascone e altri paesi.
Sabbato 2 detto vennero con processione solenne il popolo della terra di Celleno con tutti li suoi preti e convento di Zoccolanti riformati et entrarono scalzi con le ginocchia per terra, con lacrime e sospiri in tanta quantità che facevano rimbombare tutta la chiesa e benché il detto luogo sia quasi tutto rovinato nulla di meno offerirono 9 scudi di cera alla Madonna per gratitudine che gl’haveva salvato la vita non essendo perite più che 4 persone.
Questa mattina s'aspettava lo terra di Marta, ma per esservi sopragiunti i missionari la sera inanzi hanno differito la loro venuta dopo la raccolta. Nel qual tempo dicesi che verranno anco molti altri castelli e terre per rendere grazie a questa miracolosissima immagine a tutte le 50 predette processioni furono fatti sermoni e fervorini con gran zelo e spirito da diversi religiosi di questo convento, facendo risolvere tutti in lacrime e pianti, e chiedere pietà e misericordia al crocefisso et alla sua Santa Madre quale in questa occasione è stata sempre scoperta con numero competente di lumi.
In questa occasione Monsignor Vicario ha lasciato li casi riservati alli confessori di questa chiesa che sono stati al confessionario ogni giorno sino a 7 et 5 hore continue e questi non essendo sufficienti è stato necessario che Monsignor Vicario habbi dato la facoltà di confessare a tutti li confessori d’altre diocesi che venivano con i popoli. "

1695 Terremoto , Torelli 1725 pp.308-309
1695 [1697] Terremoto Ex Voto Viterbo, A.S.M.Q. vol.356 c.2
Nell’istesso anno [1697] il 2° giorno di Pasqua di Resurrezione, v[i]enne a questa Venerabile Chiesa processionalmente l’Illustrissimo Magistrato di Viterbo con Monsignor Ghovernatore Contieri con molta Nobiltà e piede a portare il Voto fatto tre anni sono per il terremoto di cui liberò la Città et il Popolo di Viterbo questa Santissima Vergine, consiste il dono in un Paliotto di Broccato bianco con fiori d’oro e seta tutto trinato d’oro, la bandinella della Madonna, la Bandinella della Croce, due Guanciali tutto dell’istessa robba comprata a Napoli con l’Arme della Città.
E’ ben vero che il Convento ha dato da vente scudi per compire detto dono, et a questo modo si compì un parato tutto intiero, non mancandogli altro che il Peviale avendo il Convento prima fatto la Pianeta e Tonacelle dell’istessa Robba.
Doppo il Magistrato supplicò il Padre Priore e Padri si contentassero , che mettessero l’arme della Città nella detta Pianeta e Tonacelle. Il Padre Priore con tutto il Consiglio, per termine di gratitudine, si contentò se mettessero l’armi della Città tutte tre di ricamo d’oro come si vede al presente, con questa conditione che si mettesse il recordo nel Libro dell’Illustrissima Comunità di Viterbo, come si fece, nel libro del Consiglio, e del Sindaco e anco in questo della Sagrestia acciò si sappi che il Parato è del Convento. Il Voto che fece detta Comunità era dono di scudi cinquanta ma doppo hanno speso più di cento vente per compir l’opera

1695 [1697] Terremoto Ex Voto Viterbo, A.S.M.Q. vol.122[Consiglio] c 195
A di 2 aprile 1697
Fu radunato il Consiglio in camera del molto reverendo Padre Priore, dove propose , che havendo l’Illustrissima Communità di Viterbo compito il parato fatto gia venire da Napoli al tempo del Padre Priore Petrucci e questo compimento fu fatto dalla sudetta Communità per render gratie a S.D.M.[Sua Divina Maestà, DIO] e a questa Beatissima Vergine per haver liberata questa Città e suo territorio dal terremoto che fiero si fe sentire in queste parti a di 11 giugno 1695, che fece grane danno in Bagnerea, Celleno, Orvieto, Montefiascone, et altri luoghi, nel qual paramento havendo spesa la sudetta Communità sopra centoventicinque scudi di soli cinquanta, che haveva promesso, supplicava perciò il nostro convento di accordargli licenza di poter metter anche l’arme nel resto del paramento che era la pianeta con sue tonicelle, la qual petitione parendo giusta a padri per tener amica la detta Communità unanimamente per voto secreta gli concesse questa licenza con patto però che fosse anche ne libri della Communità registrata.
Fra Antonino Bozzacchi lettore segretario.

1695 [1697] Terremoto Ex Voto Viterbo, A.S.M.Q. vol.115[Sindaco] cc.192-192v
Ora resta dire come l’Illustrissimo Magistrato della Città di Viterbo essendo ricorso a questa Santissima Vergine Madonna della Quercia per il terremoto si formidabile venuto nel 1695, che distrusse Bagnarea, rovinò Orvieto e qualche parte di Monte Fiascone, con molte e molte altre terre; perché la sudetta Città di Viterbo non patì danno alcuno solo che per la vicinanza intese alcune scosse volse fare un dono a questa Santissima Vergine di cinquanta scudi, rimettendo il tutto ad arbitrio del sudetto Padre Priore Fra Domenico Maccarani in che si avessero a spendere et esso gli disse che si poteva finire quel parato di roba di Napoli, non essendone nella Sagrestia altro che le due Dalmatiche e Pianeta, et essi condiscesero volentieri, benché vi si richiedesse maggiore spesa delli scudi 50.
Ma però vollero esser gratiati di porre l’arme della Città di Viterbo alle due gia fatte Dalmatiche e Pianeta, qual cosa per essere dil Padre Priore la volse passare per consiglio de Padri , quali furono contenti del tutto, e così il P.Priore fece ordinare a Napoli la medesima opera, che bastò a fare il Paliotto, e Bandinelle della Madonna e della Croce, li due Cuscini et il velo del calice.
Si fecero tutte le trine e frangie d’oro che d’intorno vi si vedono con l’arme della Città di Viterbo ricamate d’oro. Il tutto fu fatto tagliare e cucire da un sartore di Viterbo e portato alla nostra chiesa processionalmente con questo ordine. Prima vennero tutte le compagnie di Viterbo. Dopo le trombe. Dopo sei staffieri con 6 bacili d’argento assai grandi, sopra de quali vi erano li 6 pezzi de parati con i due cuscini. Dopo veniva il Magistrato con Monsignor Governatore; di dietro tutta la nobiltà e Cittadini di Viterbo. Presentarono il tutto alla Beatissima Vergine, consegnando ogni cosa nelle mani del Padre Priore e rendendo grazie a Maria Santissima per essere stati liberati dal terremoto sudetto.
La spesa di tutto il sudetto parato arrivò a cento cinquanta scudi in circa avendo il convento postone 15 delli suoi per rifinire affatto tutto il paramento.


Paramento Ex Voto città di Viterbo (particolare) – Basilica Madonna della Quercia - Museo Ex Voto
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