Viterbo CRONACA STORICA da "PIZZERIA IL MONASTERO VITERBO"
Nicolò Maria Torelli
Mauro Galeotti

                                           Stampa del 1800 con la Madonna della Quercia e i suoi miracoli

"Nell'istesso tempo che la Regina del Cielo comparve in Viterbo sopra una Quercia, Madre pietosa de bisognosi, era flagellata da orribili, e moltiplicate scosse de terremoti la nobilissima Città di Siena: nè mai ottenne la grazia d'esserne liberata, se non quando i suoi Cittadini fecero a lei umilmente ricorso: come già fu detto nel cap. 2 del 1 lib. di quest'Istoria.

Fu anche poi sempre l'unico rifugio in simili occorrenze  de terremoti questa miracolosa Imagine: e a nostri tempi, quando l'anno 1695 ne fu percossa, e quasi distrutta la Città di Bagnorea [Bagnoregio], risentendosene anche Viterbo, e luoghi convicini, parve non vi fosse altra consolazione a i popoli maggiormente atterriti, per non avere mai più sentito in queste parti simil flagello, che il ricoverarsi sotto l'ombra di questa felicissima Quercia, mentre per più settimane vi fu un continuato concorso di gente innumerabile, anche di pubbliche, e solenni processioni di penitenza, con cera, ed altre elemosine delle Città, Terre, e Castelli, di Viterbo, Montefiascone, Soriano, Canepina, Vetralla, Vitorchiano, Bagnaia, Marta, Celleno, S. Martino, Pian di Magognano, Castel di Piero, Civitella, ed altri, asserendo esser stati preservati per grazia speciale di questa commune Avvocata, in particolare il popolo di Castel di Piero: dove alla gran scossa del terremoto, che fu alle ore sette di notte dell'11 Giugno dell'anno sopraddetto, rovinate le case, mentre tutti vi erano a dormire, nissuno perì, anzi molti rimasti sepolti sotto le rovine, ne furno anche ricavati illesi.

Attestorno anche altri, che dopo aver visitato questo Santuario, li si era levato ogni spavento, e timore, che prima molto li teneva abbattuti. Si segnalò però nella divozione a questa sua gran Padrona la sudetta Illma Città di Viterbo, poiche oltre le processioni quasi quotidiane di più settimane, ne fece una solennissima di tutto il popolo, col Clero Secolare, e Regolare, il 26 di detto Mese, con Voto di continuarla per sette anni: se bene poi per la lontananza si commutasse, e facesse dentro la Città, e l'anno appresso in rendimento di grazie portò un vago, e nobile paramento per l'Altare".

Frate Nicolò Maria Torelli: Miracoli della Madonna della Quercia di Viterbo, in Viterbo 1793, pag. 260 a 261

Gli altri terremoti a Viterbo
Mauro Galeotti

 

Nel giugno 1297 accadde una forte scossa di terremoto, fattasi sentire in tutta la provincia.

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A causa del terremoto, accaduto tra il 7 e il 9 Settembre 1349, la chiesa di santo Stefano, in Piazza delle Erbe, subì gravi danni per la caduta dell’antistante torre Gatti, la quale rovinò la facciata ed il porticato, o loggia, esistente sin dal 1331. 

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Nel 1695, per un terremoto che l’11 Giugno sconvolse la nostra città, gli abitanti si accamparono per vari giorni sull’area di Prato Giardino, dove fu anche innalzato un altare dal quale il vescovo dette la solenne benedizione. Passato il pericolo fu fatta una solenne processione e fu stabilito che ogni 11 Giugno dei successivi sette anni si sarebbe ripetuta, poi in effetti, come leggo sulla Gazzetta di Viterbo del 27 Ottobre 1877, «Passati i sette anni, si è continuato a far la processione fino a pochi anni addietro».

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E’ del 1695 una processione in onore di santa Rosa per il terremoto, si fece voto di digiuno da ripetere per sette anni, nella vigilia della Santa. Il soffitto del coro delle monache nel convento di santa Rosa, per un terremoto, cadde nel 1705 e, per miracolo, non ferì alcuna monaca; fu ricostruito con il contributo del Comune. In quell’occasione fu dipinta l’iscrizione posta sulla parete interna nel soffitto del cupolino del presbiterio: 

A.P.R.M. / Die XVIII, Dec. MDCCV que incidit in feriam sestam, eo videlicet tempore, / quo Christus pati voluit, atrocissimo casu sponsas suas aplici permisit; nam / inter psallendum, cum ad eum versiculum cantici B: M: Virg: ventum est: / et exultavit & totum fere laquearim hujus odei collapsum est, ac / foeda ruina sanctimoniales oppressit, que dum trabes corruentes, et lapides / excisos in se ruere vident, S: Rosae patrocinium implorant eo successu, qui mi / raculi specimen habere possit, ut nulla e quinque, et quinquaginta, que / consepulta vis ruderibus fuere mortua sit; licet inter eas quaedem octog / esimum jam fere annum agens gravissimum vulnus exciperet. Qua propter / hoc ne casu dixeris evenisse, sed amantissimi numinis providentia, / ad B: Rosae gloriam amplificandam; ut excla / mare libeat: / stantia non poterant tecta probare / deam.

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Nei pressi è l’edicola ai santi Valentino e Ilario, presso il Ponte Camillario, innalzata nel 1696, probabilmente su altra, in ricordo della protezione da parte dei martiri durante un terremoto avvenuto a Viterbo l’11 Giugno 1695. Protezione fu chiesta ai martiri anche per il terremoto che colpì la città il 14 Gennaio 1703, leggo sul periodico locale Speranze Nuove del 27 Gennaio 1903: «S’invocarono i nostri Santi, e non si ebbe a lamentare alcun inconveniente. Perciò ai 14 di Febbraio [1703] il Consiglio generale deliberò che per sette anni la Vigilia della festa dei Ss. Valentino e Ilario i fedeli digiunassero, e si ripigliasse per lo stesso tempo l’uso della processione delle Sante Teste. 

Tal voto fu approvato e confermato dal nostro Vescovo Cardinale Santacroce. Compiuti i sette anni il voto fu rinnovato per altri sette anni, spirati i quali, si lasciò di fare quella Processione. Ma ai 28 di Agosto dello stesso anno un terribile terremoto scosse soltanto la nostra Città.

I Viterbesi esterrefatti corsero presso le Sante Reliquie al Duomo, quelle di Valentino ed Ilario: la domenica seguente vollero portare processionalmente le Sante Teste, e determinarono di fare ciò ogni anno in perpetuo, come ancora si costuma: soltanto che a cagione de’ tempi è più ristretto il giro della processione, e invece, delle S. Teste si portano in processione due particelle dei crani de’ nostri Santi».

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Il 12 marzo 1873, verificatasi una forte scossa di terremoto, indisse un triduo di riparazione per le bestemmie «divenute così comuni nel popolo e che si riproducevano in larga scala nei giornali, provocando l'ira di Dio » (ivi, II, n.. 12). Al contrario impediva le manifestazioni troppo fervide beghine, le quali sostenevano che la venerata immagine di Maria della Cella aprisse gli occhi, facendo chiudere temporaneamente la chiesa (Gazzetta di Viterbo, I, n. 8).

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Nell’Ottobre del 1979 è stata restaura la Torre della Bella Galiana, dove era crollato l’arco a causa del terremoto del 1976. I lavori sono stati terminati nel Marzo del 1980. In questi restauri, nel Novembre del 1979, dalla Ditta Alberto Ciorba, è stata ritrovata, sul lato sinistro di chi guarda l’iscrizione murata sulla facciata, una punta di freccia infilata tra i sassi della torre, forse scagliata da una balestra.

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