Viterbo STORIA Undicesimo incontro con i lettori de La Città (www.lacitta.eu)
Maurizio Pinna

Bagnaia Piazza Arnaldo Mussolini, anni '30
I precedenti articoli
10 - Ventennio: Fu propaganda o comunicazione? Mussolini non accettava di buon grado il marchio di dittatore
9 - Ventennio: Fu propaganda o comunicazione? Come nei mercati azionari le “quotazioni” salgono e scendono
8 - Ventennio: Fu propaganda o comunicazione? Mussolini non ha effettuato studi specifici, eppure…
7 - Ventennio: Fu propaganda o comunicazione? Un uomo amato e odiato, che non passò inosservato
6 - Ventennio: Fu propaganda o comunicazione? Gli errori restano errori, così come il bene resta il bene
5 - Ventennio: Fu propaganda o comunicazione? Dal Ventennio a oggi nulla è cambiato
4 - I bombardamenti sembrano una festa. Ma è propaganda militare
3 - I bombardamenti su Viterbo. Incursioni aeree di febbraio 1944
2 - La persecuzione degli ebrei
1 - Bombardare Viterbo! 1943-1944. Un volantino rarissimo svela i metodi della propaganda
Con questa uscita completeremo l’argomento “Propaganda o comunicazione?” per poi proseguire con alcuni degli argomenti trattati sul mio libro dove oltre cinquecento immagini arricchiscono semplificando e stimolando la lettura.
Fu un consenso di qualità o di superficialità?
Nonostante la tanta strategia di marketing messa in campo dal regime, Ceserani riferisce che alcuni studiosi affermano: «Il sistema “mussoliniano” esigeva che il consenso fosse superficiale, e che il consenso degli italiani era un consenso limitato e assai meno politico di quel che le apparenze mostravano».
Perché tutto questo? Sempre secondo gli studiosi, perché un consenso più profondo poteva nascere da un partito politicamente molto attivo, e quello fascista, dicono, non lo era.

Carta Identità Comune Viterbo
Un uomo da sempre osservato e studiato
Come volevasi dimostrare, il fenomeno ”Mussolini” continuerà a essere studiato, e i risultati di tali studi lasceranno sempre dubbi e giudizi contrapposti, per cui è normale che ciascuno continui a convivere con le proprie convinzioni in nome di quella libertà di pensiero e di espressione tanto desiderata.
Anche illustri storici riescono a vedere più fenomeni all’interno di uno, come, per esempio, Renzo De Felice che nota una maggiore adesione di consensi per il mito di Mussolini e una sempre minore adesione al Partito Nazionale Fascista che, secondo lo studioso, ogni giorno perdeva consensi.

Carta Identità - da notare le informazioni contenute
Analoga è la conclusione avanzata da Piero Melograni che fa distinzione tra regime fascista e regime mussoliniano, ritenendoli due fenomeni distinti, poiché diversa era la capacità di attirare consensi di massa; consensi che chiaramente attirava Mussolini e non il fascismo, il quale, sottolinea Melograni: «(…) questa capacità non aveva».
Mussolini appare, perciò: «mediatore tra il fascismo e le istituzioni (...)» spiega Ceserani «Gli convenne, quindi, tenere le distanze dal fascismo-movimento e dai suoi capi, dai facinorosi “ras”. Proprio per questo non usò il partito per governare, bensì lo Stato, e soprattutto i prefetti (…). Ma è proprio ai fini della comunicazione che Mussolini non si pone più come capo dei fascisti ma come personaggio autonomo».
Questa analisi appare particolarmente importante, poiché potrebbe spiegare quel controsenso che si percepisce parlando con la gente rispettosa di Mussolini, vissuta in quel periodo, ed i testi di condanna generale e di principio, verso il Ventennio fascista.

Pagella - Materie di studio classi elementari
Un mito notevole nella sua epoca
Con la premessa: «(…) ce lo confermano storici non sospetti che hanno vissuto quei momenti da contemporanei», Ceserani introduce una citazione di Carlo Rosselli, scrittore nel 1927: «Non bisogna credere che Mussolini abbia trionfato soltanto con la forza bruta. Se ha vinto è anche perché egli ha saputo abilmente toccare certi tasti a cui la psicologia media degli italiani era straordinariamente sensibile. Il fascismo è stato, in certa misura, l’autobiografia di una nazione» e prosegue «Il culto del Duce fu praticato in molte parti del mondo, e se naturalmente ciò fu oggetto di continui “soffietti” alla stampa italiana che non si faceva sfuggire occasione per riversare l’incenso proveniente da fuori, è anche vero che il mito fu notevole».
Il miracolo della puntualità, della cortesia e dell’efficienza
I personaggi di vario calibro che fecero pubblico omaggio a Mussolini, spaziarono da Churchill a Freud a Spengler ad Amudsen e, tra i racconti che si tramandano, cita Ceserani: «I visitatori affollano Roma per vedere l’uomo della provvidenza. Più concretamente, molti stranieri si accorgono che in Italia adesso regna l’ordine, che i treni viaggiano in orario, che i pubblici funzionari sono cortesi ed efficienti: e ciò viene considerato – stante le caratteristiche italiane – il vero e proprio miracolo di Mussolini».
Ma il consenso che con maestria e fatica conquistò Mussolini in pochi anni, grazie alla sua costante presenza tra le masse, alla realizzazione di un’infinità di opere promesse ed alla promulgazione di leggi sociali ancora oggi alla base del nostro sistema, iniziò una retrocessione.
Secondo gli storici presi di riferimento da Ceserani, la retrocessione del consenso avvenne in modo proporzionato ad iniziare dalla comparsa di Hitler sulla scena italiana, e dalla promulgazione delle leggi razziali fatte accettare anche al nostro Governo contro la nostra cultura. Un’alleanza che si annientò da sola per le insane dichiarazioni di guerra finalizzate all’occupazione nazista dei territori dell’Europa e perfino della Russia; un programma bellico al quale Mussolini, fin quando ha potuto, si oppose con forza ed astuzia. Una situazione così delicata per gli equilibri esistenti tra i due Paesi del Patto d’Acciaio, la cui verità è oggi sepolta, con molte altre verità, insieme alle spoglie del Duce, nella tomba del cimitero di San Cassiano di Predappio.
Gian Paolo Ceserani, un professionista obiettivo
Dopo le prime pagine di questo capitolo sono entrato nello specifico, avvalendomi in particolare, come più volte citato, dell’opera Vetrina del Ventennio di Gian Paolo Ceserani, scelta perché non risulta alterata da preconcetti ideologici. Al tempo stesso Ceserani ha analizzato con grande professionalità ed una chiave di lettura tecnica, non politica, il fenomeno e le capacità comunicative di Mussolini, più che del fascismo, e le situazioni che lo resero vincente ai fini propagandistici.
Tutti argomenti normalmente complessi, rappresentati con estrema chiarezza, resi straordinariamente attuali grazie ad un parallelismo con i nostri giorni, ovviamente con riferimento al marketing e alla pubblicità commerciale.
Oltre il fenomeno comunicativo, creato e condotto da Mussolini con impressionante maestria e minuziosa cura dei particolari capaci di attirare le masse che sappiamo, Ceserani, bocciando Mussolini come imprenditore in quanto non propenso al consumismo, con pochi giri di parole, mostra il suo totale distacco dall’ideologia fascista, e questo, a mio parere, ha reso più credibili le analisi tecniche pubblicate nel suo libro.
Maurizio Pinna
(Fonte e riferimenti bibliografici: Viterbo dal fascismo alla guerra con uno sguardo ai giorni nostri, Maurizio Pinna, 2011).






















