FANTASY MAX 400 (parole)

Johan Beistler

L’INVASORE

Una casa bianca, bassa, nascosta da una grande quercia; un prato d’erba folta che  a primavera  si punteggiava di margherite rilucendo di rugiada; nell’aria, il rumore  continuo del mare, lì dietro il poggio. Due occhi azzurri a regnare in quel mondo perduto. Immagini di un valzer malinconico dinanzi allo sguardo febbricitante di un  condannato, incorniciate dall’alone rosso del dolore, sfuocate dal tempo e dalla lontananza. 

Lei cantava la sua  gioia correndo sul prato, una fiamma bionda che si agitava nel verde, una lunga passeggiata sotto gli alberi in un gioco di luci e di ombre; e altre immagini che apparivano d’improvviso per pochi istanti, lacerti di memoria che mettevano a fuoco particolari insignificanti, ma ai quali la mente si aggrappava con disperazione. 

E la spuma bianca delle onde che si riversavano sui corpi giovani e frementi di vita; nell’aria limpida, profumata di fiori, il più bello fra essi correva sul prato, una fiamma bionda che danzava e cantava nel verde.

Il pianeta aveva reagito all’intrusione.  

La sabbia rossa penetrava sempre più negli squarci della tuta, si appropriava della carne scavandola, bruciandola, divorandola. Quella sabbia stava difendendo sé stessa e il proprio mondo. 

Quel che rimaneva dei suoi occhi vide i moncherini immergersi nella sabbia, affondarvi, ritrarsi ancor più consunti; poi  sentì qualcosa che gridava sfuggire dalle sue viscere, contorcendosi in mille scintille di dolore. Un soffio di sabbia gli riempì la bocca mordendogli i denti.

Vide ancor quella casa, quegli occhi azzurri, quella fiamma bionda correre nel verde, sentì il fuoco  farsi strada nelle sue membra, poi sentì i suoi arti staccarsi, poi non sentì più. 

La sabbia rossa continuò a  lungo a battersi, bruciando, divorando, succhiando le membra degli altri invasori, finché attaccò anche quello strano veicolo di metallo piovuto dal cielo, erodendolo rapidamente fino a farlo scomparire fra le sue spire.  Allora la sabbia si acquietò, si fece di nuovo immobile, vincitrice. 

Ma il riso argentino, gli occhi azzurri, i capelli biondi, il prato verde e il rombo continuo del mare continuarono ancora a lungo a restare sospesi nell’aria, incuranti della sabbia e dell’aria rovente, mentre un pensiero senza corpo tentava ancora di aggrapparsi ad essi.  

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