Francesco Mattioli, sociologo

Caro prof. Occhini, lei ha ragione a lamentare il cinismo con cui molti stati europei che si vantano di praticare la democrazia e la pace siano alleati con paesi dove di fatto si esercita una dittatura e/o esprimono atteggiamenti bellicosi.

Lei fa l’esempio dell’Arabia Saudita e di Israele. Ci aggiungerei la Turchia e l’Egitto.

Nella prima la scellerata politica di Erdogan spazia dal Mar di Levante fino all’Irak, senza contare la repressione del dissenso interno, con la scusa della “microrivolta de noantri” di qualche anno fa.

Sul secondo, non ci vuole molta fantasia per capire come stanno le cose, a partire – per noi  almeno – dal caso Regeni. In Medio Oriente e in Nordafrica la politica degli USA e della Francia è scandalosa, è vero; ma se pensiamo a come accogliamo in Europa la politica suprematista di certi paesi dell’est o il rigurgito nazionalista dell’Inghilterra (non del Regno Unito…) ci accorgiamo che le contraddizioni negli scacchieri strategici internazionali regnano sovrani. Oppure no. Si tratta solo della normalità dei rapporti internazionali, in cui il nemico del mio nemico è mio amico.

Del resto, si ricorda? Roosevelt, tutore della democrazia americana, sedeva allo stesso tavolo del dittatore Stalin, pur di affossare Hitler. Eppure, pochi anni più tardi il maccartismo imperversò in America e iniziò la Guerra Fredda.

Lei fa passare l’Iran per una vittima delle trame imperialistiche dei paesi nucleari.  Può darsi; ma l’Iran degli ayatollah non mi affascina e non mi produce né solidarietà, né compassione per il suo isolamento.  Ho avuto fra i mei studenti almeno una ventina di iraniani, venuti a studiare in Italia e in Europa con il consenso del Regime. 

Mi hanno raccontato come vivono là: una bella e giovane ragazza, che in Italia vestiva in  modo vistoso ed esuberante come tante sue coetanee libere, mi ha fatto vedere la fotografia di come gira per Teheran: una suora, a dir poco. Un ragazzo che ha un forte spirito creativo, che quindi rischia in ogni momento di pensare con la sua testa piuttosto che con quella di Khamenei, mi ha confessato di voler restare in Europa, ma teme per la sua famiglia: il padre è un funzionario governativo.

Altri studenti mi hanno raccontato di come, per farsi un bicchiere di Syrah assieme, devono riunirsi come dei carbonari nelle soffitte di casa di uno di loro alle due di notte, neanche si trattasse di congiurati. Un altro ragazzo, di Shiraz,  mi ha invitato a visitare l’Iran archeologico offrendosi come guida per conoscerlo “dal di dentro” e in modo non turistico. Ma proprio per questo mi ha consigliato di non portare la famiglia – moglie  e figlia – perché avrebbero potuto avere problemi non solo di abbigliamento, ma anche di accesso a  certi monumenti e a certi ambienti di provincia.

No, caro Occhini, certamente la politica rende ipocriti e furbacchioni, ma nessuna solidarietà per il povero Iran, almeno per il suo governo. E tanta per i suoi giovani, per quelli portatori sani di una ricchissima cultura, anche molto moderna, ma frustrati dai ricatti e  le prepotenze dei “Guardiani della  Rivoluzione”.

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L'articolo del prof. Giuseppe Occhini

GLI ASSASSINI SONO NOSTRI AMICI ED ALLEATI

 

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