
Viterbo PENSIERI IN LIBERTA'
a cura di Barbara Pasqualini
(foto di Enrico Pasqualini)
Pensieri in libertà Settembre 2020
Ebbene sì, è accaduto di nuovo!
Guardo un po’ di televisione per rilassarmi, mi gusto qualche vecchio film, poi ascolto qualcosa che mi incuriosisce e distoglie la mia attenzione dalla trama…il macchinario investigativo prende di nuovo il sopravvento!
E’ bastato un papà che “accusava” il figlioletto d’essere ridotto come un San Lazzaro… per correre a studiare!
Quante espressioni fanno parte del mio vocabolario, senza che io me ne sia mai chiesta il vero significato!
Vi confesso che, a volte, la mia fantasia mi suggerisce qualche suggestiva interpretazione in merito, in questo caso, però, fermandomi a riflettere un po’ non riuscivo ad immaginare la connessione tra l’essere malconcio e San Lazzaro.
Ho avuto anche un certo imbarazzo nel digitare questa espressione per cercarla avvalendomi del mio motore di ricerca preferito: si scriverà proprio così, San Lazzaro, o, come sembra pronunciarla qualcuno, sallàzzero?
Se avete voglia e pazienza, seguitemi in questa mia nuova indagine!
Iniziamo dalla definizione autorevole del dizionario: ve ne menziono una a titolo esemplificativo:
http://www.treccani.it/vocabolario/lazzaro1/
làżżaro1 (o làżżero) s. m., ant. – Lebbroso; è un uso antonomastico del nome di Lazzaro, il mendico coperto di piaghe di cui si parla nella parabola del ricco epulone nel Vangelo di s. Luca (16, 19-31), considerato patrono degli ospizî per poveri e dei lazzaretti, non senza l’influenza del nome di Lazzaro di Betania, il risuscitato da Cristo. ◆ Con riferimento diretto al santo mendico, in similitudini: parere un san L.; essere ridotto un san L., di persona malconcia, piena di ferite o piaghe, oppure cenciosa, coi vestiti a brandelli.
A quanto posso desumere, si può scrivere anche sallàzzero…
Cito e riporto la mia fonte:
http://roma.andreapollett.com/S8/espidiom.htm
parè un sallàzzero
È noto che il supplizio di San Lazzaro consistette nel fare dello sventurato martire un autentico bersaglio umano, in quanto i suoi aguzzini ebbero la massima cura nel colpirlo con le frecce solo nelle parti non vitali del corpo. L’iconografia classica ci consegna quindi l’immagine di un uomo grondante sangue dalle molteplici ferite.
In questa prospettiva, forse un po’ grandguignolesca, “sembrare un San Lazzaro” equivale ad “essere davvero molto malconcio”, per le conseguenze di lesioni fisiche subìte, ma - per traslato - anche in senso metaforico: un tipico commento delle mamme romane ai propri figli che si sono sporcati giocando potrebbe essere va’ ccome te sei combinato, me pari un sallàzzero! (cioè “guarda come ti sei conciato, mi sembri un San Lazzaro!”).
{N.B.
Come consueto per me, chi mi conosce un pochino ormai lo sa, apro un’altra parantesi: non vogliatemene, ma non sapevo cosa significasse “grandguignolesco”!
http://www.treccani.it/vocabolario/granguignolesco/
granguignolésco (o granghignolésco; meno com. grandguignolésco) agg. [dal fr. grand-guignolesque] (pl. m. -chi). – Che ricorda l’atmosfera, il tono, le trame del Grand-Guignol, nome di un piccolo teatro parigino del primo Novecento (da Guignol, famoso burattino lionese - Il nome deriva da Guignol, ovvero una marionetta ideata dal burattinaio Laurent Mourguet negli ultimi anni del XVIII secolo, raffigurante un operaio dell'industria serica di Lione, noto per la sua irriverenza e la sua tenacia, grazie alle quali difendeva i propri diritti scornando inevitabilmente i “potenti”; aveva per moglie Madelon e come inseparabile amico Gnafron.
La figura di G. divenne così popolare in tutta la Francia che il suo nome significa oggi burattino in genere.-), passato poi a designare una tipica forma drammatica che si ispirava al repertorio di quel teatro, costituito in prevalenza da brevi drammi in cui, con azione semplice e serrata, si rappresentavano o si evocavano fatti terrorizzanti per suscitare negli spettatori un senso di angoscia e di orrore; quindi raccapricciante, macabro, orripilante: scene g.; un film, un romanzo granguignolesco. Spesso in tono scherz.: un’avventura granguignolesca.}
Proseguendo le mie letture, si conferma l’interpretazione che si era già venuta a delineare:
http://lellobrak.blogspot.com/2014/09/arriducerse-comme-ssantu-lazzaro.html
ARRIDUCERSE COMME A SSANTU LAZZARO
Ridursi come un san Lazzaro ha un duplice significato, ma in ambedue i casi si fotografa una situazione negativa, dannosa, sfavorevole, svantaggiosa; nel primo caso essa riguarda un individuo così tanto povero. bisognoso, misero, squattrinato, spiantato, da potersi appaiare a quel tal Lazzaro che indigente, malagiato, meschino giaceva ai piedi della tavola d’un ricco gaudente e vi stazionava nella speranza di potersi nutrire degli avanzi del crapulone o quanto meno delle miche che gli cascavano dal tavolo (cfr. il vangelo di Luca 16/19-31); nel secondo caso la situazione negativa, dannosa, sfavorevole, svantaggiosa fotografata è quella che riguarda un individuo così tanto male in arnese affetto com’ è da malattie ripugnanti tale da renderlo malandato, malconcio, malmesso, malridotto, quando non disgustoso, nauseante, repellente, ributtante alla medesima stregua di un tal san Lazzaro di Gerusalemme del I secolo, non meglio identificato, medico affetto da lebbra [che fu debellata dal medesimo]; sotto la sua protezione sorse l’Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme, un ordine costituitosi a Gerusalemme nell’XI secolo nato per dare cure ed assistenza ai lebbrosi, ordine che poi si fuse con l’Ordine Cavalleresco e Religioso di san Maurizio creato da Amedeo VIII il pacifico (Chambéry, 4 settembre 1383 –† Ripaille, 6 gennaio 1451) quando, divenuto vedovo, si ritirò con sei Gentiluomini nell’eremo di Ripaglia, nel Chiablese (Alta Savoia), vicino ad un monastero di Canonici regolari di Sant’Agostino, con chiesa dedicata a San Maurizio.
Al solito, aggiungo una mia piccola parentesi di approfondimento…
[I cavalieri di San Lazzaro o Lazzariti, furono religiosi ospedalieri e militari appartenenti all’Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme, un ordine costituitosi a Gerusalemme nel XII secolo nato per dare cure ed assistenza ai lebbrosi, come il loro santo patrono, il Lazzaro della parabola.
L’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (detto anche Ordine Mauriziano) è un ordine cavalleresco di Casa Savoia nato dalla fusione dell’Ordine Cavalleresco e Religioso di san Maurizio e dell’Ordine per l’Assistenza ai Lebbrosi di san Lazzaro. Istituito nel 1572, dal 2006 è disputato tra Vittorio Emanuele di Savoia e Amedeo di Savoia-Aosta.]
Nell’un caso e nell’altro ci si riferisce dunque a soggetti che possono suscitare sensazioni di pietà e/o di ripulsa, quale che sia il san Lazzaro di cui parli.
Quindi c’è più di un Santo con questo nome…
Riassumendo, abbiamo certamente menzionato i primi due che riporto qui di seguito.
https://it.wikipedia.org/wiki/Lazzaro_di_Betania
Lazzaro, probabilmente una variante di Eleazaro (Eleazar o Eliezer), è un personaggio dei vangeli: secondo la tradizione Cattolica, abitava a Betania, paese vicino a Gerusalemme, con le due sorelle Marta e Maria. Il Vangelo secondo Giovanni (11,1-44) racconta che, morto a causa di una malattia, fu resuscitato da Gesù.
Lazzaro di Betania è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa copta.
https://it.wikipedia.org/wiki/Lazzaro_mendicante
«C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. 20 Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, 21 bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco [...]» (Luca 16,19-31)
Lazzaro è il mendicante lebbroso protagonista della parabola di Gesù: Lazzaro e il ricco Epulone, riportata solo dal Vangelo di Luca (16,19-31). Non va confuso con Lazzaro di Betania, resuscitato da Gesù.
La tradizione della Chiesa cattolica lo venera come santo protettore dei malati di lebbra; anche perché, essendo l’unico personaggio delle parabole di Gesù ad essere indicato con un nome proprio, molti ritengono che il racconto si riferisca a una persona realmente esistita. I lazzaretti devono a lui il proprio nome, e molti paesi sorti attorno a questi antichi ospedali hanno Lazzaro come patrono.
(A questo proposito, anche a Viterbo abbiamo il luogo in cui i nostri cari riposano, il Cimitero, intitolato a San Lazzaro…e non posso esimermi dal ricordare questo interessante articolo, per cui dobbiamo ringraziare il nostro Direttore: http://www.lacitta.eu/storia/48098-la-storia-del-cimitero-di-san-lazzaro-la-chiesa-di-san-giacomo-di-rianese-la-chiesa-di-san-lazzaro-gli-artisti-arturo-bianchini-e-pietro-vanni.html )
Memoria liturgica il 21 giugno.
Mi rimane un dubbio, il Santo martire citato inizialmente, con chi va identificato?
Potrebbe essere uno fra questi?
https://it.wikipedia.org/wiki/Lazzaro_di_Costantinopoli
Lazzaro di Costantinopoli detto l’Iconografo (Armenia, fine dell’VIII secolo – Galata, 860 circa) è stato un monaco cristiano armeno, pittore di icone sacre a Costantinopoli, perseguitato dall’imperatore bizantino iconoclasta Teofilo; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella ortodosse e considerato il patrono dei pittori.
Culto
Viene commemorato il 17 novembre.
Dal Martirologio Romano: “A Costantinopoli, san Lazzaro, monaco, che, nato in Armenia, fu insigne pittore di sacre icone; essendosi rifiutato di distruggere le sue opere, per ordine dell’imperatore iconoclasta Teofilo fu sottoposto ad atroci torture e, ricomposta poi la controversia sul retto culto delle immagini, fu mandato a Roma dall’imperatore Michele III per consolidare la concordia e l’unità di tutta la Chiesa”.
https://www.diocesi.trieste.it/s-lazzaro/
San Lazzaro, diacono e martire
† 12 aprile 142
Memoria: 4 maggio
San Lazzaro è ricordato con una memoria il 4 maggio. Secondo la passio egli subì il martirio il 12 aprile 142 sotto l’imperatore Antonino.
Lazzaro era figlio di genitori cristiani e in età adulta fu ordinato diacono: radunava nella sua casa i suoi confratelli e distribuiva generosamente a i poveri tutti i suoi beni. Quando a Trieste giunse il decreto imperiale di condanna della religione cristiana, egli era già vecchio. Fu invitato a comparire dinanzi al governatore Pompeo in piena notte e fu invitato all’abiura; ma egli pronunciò invece un lungo discorso a favore della fede cristiana e contro l’idolatria. Subì quindi la fustigazione, ma vedendo che non avrebbe potuto sopportare altri tormenti, Pompeo lo condannò alla decapitazione, che fu eseguita fuori dalle mura della città, come stabiliva la legge romana. In quella stessa notte una nobildonna cristiana di nome Eutropia gli diede degna sepoltura con l’aiuto dei suoi servi.
Le reliquie di Lazzaro sono conservate in una cassetta collocata nell’altare della Beata Vergine Addolorata nella Cattedrale di San Giusto.
Si tratta sempre, invece, di San Lazzaro di Betania?
Leggendo qui, mi si è insinuato il dubbio…
http://www.santiebeati.it/dettaglio/81850
San Lazzaro Fratello di Santa Marta
29 luglio
sec. I
Originario della Giudea, Lazzaro era il fratello di santa Marta, che Gesù pianse morto e risuscitò, e di Maria, sua sorella, che, mentre Marta era indaffarata nei suoi molteplici servizi, seduta ai piedi del Signore ascoltava la sua parola. In ricordo di questa predilezione del Redentore, ogni anno (se ne ha notizia già nel IV secolo) i cristiani di Gerusalemme alla vigilia delle Palme si recavano in processione a Betania e sulla tomba di Lazzaro. La vicenda di Lazzaro che ebbe il privilegio di due tombe essendo morto due volte è narrata nel Vangelo di Giovanni. La prima tomba, da cui fu tratto e risuscitato, restò vuota, giacché un’antica tradizione orientale considera Lazzaro vescovo e martire a Cipro. La notizia del VI secolo prese consistenza nel 900 quando l’imperatore Leone VI il Filosofo fece trasportare le reliquie di Lazzaro da Kition di Cipro a Costantinopoli, insieme con quelle della sorella Maria. Antichi affreschi rinvenuti nell’isola sembrano confermare la presenza di Lazzaro a Cipro. (Avvenire)
Etimologia: Lazzaro = Dio è il mio soccorso, dall’ebraico
Martirologio Romano: Commemorazione dei santi Lazzaro, fratello di santa Marta, che il Signore pianse morto e risuscitò, e di Maria, sua sorella, che, mentre Marta era indaffarata nei suoi molteplici servizi, seduta ai piedi del Signore ascoltava la sua parola.
Lazzaro di Betania, in Giudea, fratello di Marta e Maria, deve all’amicizia di Gesù non solo la strepitosa risurrezione dalla tomba, ma anche il culto con cui la Chiesa lo ha onorato nel corso dei secoli. Nella sua casa ospitale, a tre miglia da Gerusalemme, Gesù trascorreva brevi pause di riposo confortato dalle premurose attenzioni di Marta e di Maria e dalla sincera e fidata amicizia del padrone di casa. In ricordo di questa predilezione del Redentore, ogni anno (se ne ha notizia già nel IV secolo) i cristiani di Gerusalemme alla vigilia delle Palme si recavano in processione a Betania e sulla tomba di Lazzaro il diacono proclamava il Vangelo di Giovanni che narra con molti particolari la risurrezione di Lazzaro.
Giovanni infatti è il solo evangelista che riferisce il miracolo. La narrazione, con l’insolita abbondanza di particolari, costituisce uno dei punti salienti del quarto Vangelo, poiché la risurrezione di Lazzaro assume, al di là del fatto storico, il valore di simbolo e di profezia, come prefigurazione della risurrezione di Cristo. La casa di Betania e la tomba furono meta di pellegrinaggi già nella prima epoca del cristianesimo, come riferisce lo stesso S. Girolamo. Più tardi, i pellegrini medievali ci informano che accanto alla tomba di Lazzaro era sorto un monastero beneficato da Carlo Magno. Ma Lazzaro ebbe pure il privilegio di due tombe essendo morto due volte.
La prima tomba, da cui fu tratto e risuscitato dall’amore di Cristo (“Vedi quanto l’amava” esclamarono i Giudei scorgendo sul volto di Gesù una lacrima di commozione) restò vuota, giacchè un’antica tradizione orientale considera Lazzaro vescovo e martire a Cipro. La notizia, del VI secolo, prese consistenza nel 900 quando l’imperatore Leone VI il Filosofo fece trasportare le reliquie di Lazzaro da Kition di Cipro a Costantinopoli, insieme con quelle della sorella Maria Maddalena, rinvenute a La B. Vergine e S. Lazzaro, sullo stendardo di un lebbrosario fiammingo (sec. XVI) Efeso. Antichi affreschi rinvenuti nell’isola sembrano confermare la presenza di Lazzaro a Cipro. Del tutto leggendario è invece il racconto secondo il quale Lazzaro e le due sorelle sarebbero stati gettati su una barca senza remi e senza timone e lasciati in balia delle onde, che avrebbero sospinto l’imbarcazione sulle coste della Provenza.
Eletto vescovo di Marsiglia, Lazzaro avrebbe colto la palma del martirio all’epoca dell’imperatore Nerone. I “lazzaretti”, gli ospizi per i poveri reietti, gli ospedali, sorsero molto spesso all’insegna della protezione di S. Lazzaro, confondendo il Lazzaro della parabola del ricco Epulone, col fratello di Marta e Maria, “colui che Gesù risuscitò”.
Autore: Piero Bargellini
In ogni caso, da una piccola, innocente, ammonizione paterna, ho compiuto uno dei miei soliti excursus di domanda in domanda! Grazie ancora una volta di accompagnarmi amichevolmente e pazientemente!
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Immagini & fonti:
The_raising_of_Lazarus_-_Peter_Paul_Rubens
[Sir Pieter Paul Rubens (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640) è stato un pittore fiammingo.]
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f1/The_raising_of_Lazarus_-_Peter_Paul_Rubens.jpg
La_storia_sacra-Il_ricco_Epulone_ed_il_mendico_Lazzaro
Grand-Guignol-1890
(Le Grand guignol à 9h tous les soirs 20 rue Chaptal, locandina promozionale del teatro)
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/48/Grand-Guignol-1890.jpg
800px-Grandes_armes_OSLJ.svg
https://it.wikipedia.org/wiki/Cavalieri_di_San_Lazzaro#/media/File:Grandes_armes_OSLJ.svg
800px-Lazarus_cross.svg
(Croce dell’Ordine dei Cavalieri di San Lazzaro, fondati nel 1090 in Terrasanta)
Cross_of_saint_Maurice
(Croce dell’Ordine di San Maurizio, fondato nel 1434 a Ripaglia da Amedeo VIII di Savoia)
800px-Cross_of_saints_Maurice_and_Lazarus.svg
(Le croci combinate di San Lazzaro e San Maurizio a formare la nuova insegna dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro)
https://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_dei_Santi_Maurizio_e_Lazzaro
LAZZARO
https://www.diocesi.trieste.it/wp-content/uploads/2011/07/LAZZARO.jpg






















