

Giuseppe Bracchi – Giornalista pubblicista – Avvocato TERU Umbria
CATTOLICI ED IMPEGNO SOCIALE - PARTE I
Intendiamoci: la Chiesa cattolica ha sempre fatto politica. Il clero ha sempre fatto propaganda politica, basti ricordare il contributo determinante (e provvidenziale, aggiungo io) alla schiacciante vittoria della DC nelle elezioni politiche del 1948 (i comitati civici fortemente voluti ed auspicati da Pio XII attraverso l’instancabile e meritoria opera di Luigi Gedda), le prime dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
La Chiesa, insomma, dopo la caduta del fascismo non si è mai astenuta da fornire indicazioni elettorali agli italiani. Non ammetterlo sarebbe ipocrita.
Nella Polonia, prima nazista e poi comunista, la Chiesa cattolica a cominciare dalle più alte gerarchie, non ha mai tradito il popolo, stando sempre al suo fianco e facendo sì che le profonde radici del cattolicesimo finissero col costituire l’identità stessa della nazione polacca nel rivendicare quel sano spirito di libertà che lo ha sempre contraddistinto nella lotta contro le tirannie e lo straniero. L
o stesso dicasi per l’Ungheria del Primate card. Mindszenty e fino al 1956 anno della brutale repressione del popolo ungherese da parte del Patto di Varsavia. Così come nella nascente Germania hitleriana, dove i soli cattolici cercarono di resistere alla brutale ideologia nazista con la lettura nelle chiese dell’Enciclica di Pio XI Mit Brennender Sorge, diversamente dai Lander protestanti dove Hitler invece avrebbe riscosso maggiori consensi e simpatie.
In buona sostanza la Chiesa, maestra di umanità, ha sempre vigilato e denunciato apertamente ogni violazione dei diritti naturali, che appartengono all’uomo fatto ad immagine e somiglianza divina, ancora prima che l’ONU decidesse di riunirli, specificarli ed enunciarli nella famosa Carta Universale del 1948 e sulla cui strenua difesa attraverso il tempo ci sarebbe, tuttavia, molto da discutere. Così come ancora oggi si discute sulla sua pretesa universalità da parte dei giuristi, dei filosofi del diritto e degli esperti del diritto internazionale, considerando ad esempio che gli islamici adottano una propria Carta dei diritti universali dell’uomo nell’Islam, basandosi sul presupposto che quei diritti sarebbero già elencati nel Corano e dal Libro difesi e che comunque i diritti di Dio (del loro Dio!) prevarrebbero su tutto e su tutti.
Non si tratta di un semplice punto di vista accanto agli altri, ma è il frutto dell’elaborazione attraverso i secoli del pensiero teologico e giuridico squisitamente islamico: dalla condizione della donna alla poligamia, dalla possibilità di avere una religione o di non possederne, fino alla possibilità (del tutto esclusa!!) di abbracciarne un’altra, con buona pace della Dichiarazione sincretistica di Abu Dhabi.
Tornando alla Chiesa cattolica e al suo impegno sociale, tuttavia, oggi si riscontra una novità sostanziale e non da poco, tra le esortazioni politiche e non delle alte gerarchie della Chiesa a cominciare da Bergoglio e dai suoi vescovi fino ad arrivare al clero e le scelte della maggioranza dei cattolici.
Per rivivere questi tempi, a mio parere, bisogna risalire storicamente alla situazione venutasi a creare con i due referendum: divorzio e aborto, che entrambi segnarono la disfatta della Chiesa cattolica. Si trattava tuttavia di tematiche afferenti alla morale e solo indirettamente alla politica. Allo steso modo che l’Enciclica Humanae Vitae ieri come oggi ha creato e crea polemiche e divisioni nel mondo cattolico dal punto di vista della morale e dell’etica sessuale, contrapponendo due antitetiche, se non contrarie visioni antropologiche sul bene dei figli e la trasmissione della vita, sulla paternità e maternità responsabili.
Oggi, invece, la novità è costituita, a mio giudizio, da quella che in molti, tra cui il teologo Urrieta, definiscono un cambio di paradigma: ora sarebbe la Chiesa ad essersi dissociata dai fedeli, attraverso scelte di campo ben precise: migrazioni, gay-friendly, ambientalismo, climatologia, tribalismo, sciamanesimo trasformandosi di punto in bianco in una sorta di ONG, con un programma che, tuttavia i fedeli non sembrano voler troppo assimilare e fare proprio, anzi considerando, vieppiù queste scelte come un vero e proprio tradimento della prioritaria missione religiosa, spirituale e soprannaturale della Chiesa. Sembra prendere corpo quella sciagurata profezia che già Paolo VI aveva paventato all’indomani della chiusura del Concilio Vaticano II, quando vere e proprie giornate di sole, avevano lasciato il posto all’oscurità e alle tenebre, al fumo di satana, ad un pensiero non cattolico.
E’ il 29 giugno 1972 e Paolo VI ha sempre di più la certezza che la via del secolarismo e la mancanza di unità interna stiano diventando due grossi problemi per la Chiesa mondiale, come ricorda Padre Leonardo Sapienza, all’epoca reggente della Casa Pontificia, nel suo libro “La barca di Pietro: “… Si direbbe che da qualche misteriosa, no, non è misteriosa, da qualche fessura è entrato il fumo di satana nel tempio di Dio. C’è il dubbio, c’è l’incertezza, c’è la problematica, c’è l’inquietudine, c’è l’insoddisfazione, c’è il confronto… Non ci si fida più della Chiesa. Ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale. Per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula per la vera vita. E’ entrato, ripeto, il dubbio nella nostra coscienza. Ed è entrato per finestre che dovevano essere aperte alla luce: la scienza!”.
Ma prima ancora era stato Romano Amerio, uno dei più vigili ed attenti osservatori del Concilio Vaticano II (e per questi motivi emarginato) a denunciare nelle sue due opere fondamentali – Iota unum e Stat veritas – la trascuratezza con la quale l’insegnamento cattolico aveva deciso di abbandonare la verità metafisica del Logos, riducendo così la Chiesa cattolica ad un mero soggetto storico, sociale e culturale, che si confronta come le varie opinioni filosofiche e morali proposte dalla società moderna. Era il trionfo di quel Patto delle Catacombe stretto nel 1965 da alcuni prelati, il cui scopo era quello di partire dalla realtà storica per arrivare al Vangelo e trasferire così Cristo nelle realtà temporali.
(continua).






















